MUSICA/ Giovanni Allevi: l'elegante solitudine del pianista e lo stupore poetico del sogno sinfonico. La forza della fragilità

di Franco Borrelli

Una favolosità leggera, antica e giovane insieme, imprevedibile e ricca di colori\umori come voli di farfalle. Questa la prima immediata sensazione che si prova ad ascoltare le note del pianista-compositore Giovanni Allevi, "popstar" classico e tradizionale che trova consensi e partecipazione in ogni dove, di là da barriere geografiche e culturali; e non solo fra i giovani come lui che ne sentono subito la sincerità e l'umanità. Sembra quasi di trovarsi fra le creature di certi Calvino e Bonaviri, impalbabili eppur reali, di un mondo che è dentro e fuori di noi allo stesso tempo; a tratti, poi, ci si trova immersi in una ombrosità misteriosa alla Ortese, a tratti in un mitico riveduto e riassaporato alla Savinio. Ma è la vita in sé, i sentimenti genuini che accomunano, la pensosità sull'esistenza, che si rifà a un certo Socrate, a trovar passo in composizioni che possono venir lette (pardon, "ascoltate") come un unicum oppure come quadri sparsi d'una gran bella e coerente galleria.

Ci riferiamo alle pagine del doppio Cd-Dvd «AlleviLive» e a quelle del più recente orchestrale «Evolution», ove l'elegante solitudine del pianista va a coniugarsi in un coro di voci\suoni slargantesi di là dalle diversità e coinvolgente emozioni le più diverse e, apparentemente, più contraddittorie. Una sorta di cavalcata ideale nei secoli e nell'anima, dal Barocco alla rag-music, da conosciuti e poetici notturni al jazz, dal Rinascimento al rock, dalle malinconie e dalle meditazioni sui destini dell'uomo-mondo alla gioia spumeggiante e allegra dei ritmi solari caraibici, da scanzonate filastrocche a ballate poetiche. E colpisce, in questa sua unicità sorprendente e travolgente, il carattere amico, moderno e antico insieme, di un artista che a 39 anni si sta misurando a testa alta con i titani e le leggende di un passato-presente stupefacente ed entusiasmante.

Colpiscono - anche se è difficile singolarizzare questo o quel brano, preferendo l'uno all'altro - la varietà e l'intensità della narrazione di Allevi; sia che si raccolga in un cantare intimo e umorale, sia che si slanci ad abbracciare idealmente l'umanità intera. Qualche titolo, comunque, bisogna pur suggerirlo; e qui il pensiero corre ai suoi colloqui pianistici di "Water Dance", "Panic", "L'orologio degli dèi", "Il vento", "Il bacio" (ispirato dall'omonimo capolavoro di Gustav Klimt), "Portami via", "Go with the Flow" o "New Renaissance" (tutti inclusi nel doppio «AlleviLive»); oppure, più recentemente, alle "Foglie di Breslan", "Come sei veramente" e, soprattutto, all'"Angelo ribelle" e alla "Corale" che segnano i momenti più felici, drammatici e toccanti di «Evolution».

Gli piacciono Vasco Rossi e Michael Jackson, e così pure i Beatles e Ligabue, ma non vengono solo da questi le derivazioni e le presenze; si ritrovano nei suoi brani anche certi Bach e Chopin, Scarlatti e Beethoven, Vivaldi e Wagner, nonché altri grandi - romantici e non - che han fatto (e continuano a fare) la storia e i destini della musica.

Ma questa, la musica, che cos'è veramente per Allevi? "Una strega capricciosa - ebbe a dire in una recente intervista a "Panorama" - che viene a trovarmi solo ed esclusivamente se io sono aperto al mondo, alla vita, alle esperienze. La musica bussa alla mia porta quando sono fragile e indifeso rispetto al mondo esterno".

Ma questa sua presunta fragilità è difficile a rinvenirsi nelle pagine cui prima s'è fatto cenno. Una forza intrigante e suadente la sua, che porta a una sorta di viaggio-scoperta ove il virtuosismo sposa l'intuizione, ed ove la poesia si fa confessione d'amore e di solidarietà con gli altri, ove la genialità (non possiamo né sappiamo trovar altro termine) va a trovar espressione in una quotidianità dall'ovvietà disarmante.

Il genio insomma, questo Allevi, non è creatura che vive e produce altrove, lontano da tutti e da tutto, chiuso nella presunzione sufficiente del sé, ma è uno di noi, comune eppur differente, capace com'è - e non è dote di tutti - a cogliere messaggi e sensazioni sia col cuore sia con la mente, e di schiuderne il segreto a chiunque sia pronto ad accoglierlo. Ritornano qui, soprattutto, una tale Ortese e un certo Calvino.

Come definire la sua musica? Certamente "nuova", "classica" e, naturalmente, "contemporanea". Nell'"Angelo ribelle", tra le pagine dell'«Evoluzion» realizzata in compagnia dei Virtuosi Italiani, è forse la maggiore chiave di lettura di questo spirito ribelle eppur tradizionale: non solo un ritorno alla sinfonia classica, appunto, ma anche un'affermazione decisa e convinta di una struttura ritmica moderna - evidente negli altri brani - esprimentesi attraverso l'uso di strumenti contemporanei come il basso e la batteria, per catturare meglio e completamente un presente vivo e palpitante, senza ricorrere necessariamente all'aiuto dell'elettronica. "C'è sempre - ci aiuta a capire Allevi il suo messaggio - un'attenzione da parte mia alla realtà che ci circonda, a chi, in ogni settore della società, dà il massimo e il meglio di sé". E la musica, la sua musica, non è certo differente, anzi.

Allevi è un poeta bambino che attraverso le note rivela il suo stupore dinanzi all'incanto e alla meraviglia delle cose, degli uomini e della natura, del visibile e dell'immaginabile, di quanto si sente e si tesorizza dentro di noi. Una specie di liricità musicale e filosofica insieme, rivoluzionaria sì ma non troppo, coinvolgente e misteriosa, fragile e compassionevole; umana, insomma. E anche una dichiarazione disarmante di insicurezza. "Se fossi stato più sicuro di me - ha confessato - probabilmente non avrei mai fatto musica". Trovare qui le ragioni del suo esistenziale "Panic"?

Certo una semplicità espressiva, un gioco di trasparenze che non è solo alla Mozart ("se avesse avuto a disposizione le tecnologie di oggi, ci avrebbe lasciato almeno il triplo delle opere"), che si traduce in una dichiarazione d'affetto e di comunione con tutte le creature. Non stupisce, quindi, l'annuncio fatto recentemente in un concerto in Umbria che stia già lavorando al suo "Cantico delle Creature" francescano. "Assisi - ha dichiarato Allevi - è il luogo a più alta densità spirituale... e San Francesco rappresenta per me il ritorno all'essenzialità: liberandosi di ogni orpello ha riscoperto la luce che è dentro ogni uomo".

Diversi dischi, parecchi tour, un libro «La musica in testa» (Rizzoli) e, a coronamento di un periodo intenso e ricco di riconoscimenti, la recente esibizione con la China Philharmonic Orchestra nella Città Proibita di Pechino, in occasione delle Olimpiadi. Allevi, infatti, è ora anche un habitué del podio. Per «Evolution» (Ricordi SONY-BMG Classics, come anche il già citato doppio Cd-Dvd «AlleviLive»), infatti, si è avvalso proprio di una vera e propria orchestra sinfonica. «Evolution», arrivato dopo i cinque dischi per pianoforte solo («13 dita» del 1997 pubblicato da Jovanotti, «Composizioni» del 2003, «No concept» del 2005 e i ricordati «Joy» del 2006 e «AlleviLive» dello scorso anno), è stato registrato nel Teatro Gentile di Fabriano. L‘album ha poi avuto un seguito dal vivo, l'Evolution Tour, che lo ha visto protagonista sia come direttore d'orchestra sia davanti alla tastiera del suo pianoforte, in alcune delle più belle e prestigiose "hall" italiane ed estere [prossima tappa al Blue Note di Milano, dal 7 all'11 ottobre]. Il disco è saldamente da settimane ai vertici della hit parade.

"A 28 anni ho lasciato Ascoli, la famiglia e il lavoro per andare a Milano e inseguire un sogno - ama ricordare Allevi -. All'inizio è stata durissima ma poi una mattina è arrivato un raggio di sole che ho trasformato in entusiasmo e poi in melodia". "L'emozione - ha scritto ne «La musica in testa» - è il linguaggio attraverso cui si comunica con sincerità, mettendosi a nudo, senza timore di mostrarsi fragili e indifesi, perché la fragilità è la nostra forza, in un mondo trascinato dalla ragione verso la competizione estrema".

Una vera e propria lezione di... filosofia musicale, quindi, questa di Allevi. Non resta che "ascoltarlo" e gustarne le intuizioni liriche, convinti anche noi che la musica si rinnovi continuamente, che sia sacrificio, oltre che espressione di una quotidianità sempre tesa alla ricerca di un mondo comunque, e malgrado tutto, migliore e più equo (non solo per l'arte).