SPECIALE/ARTE/ Riscoprire Morandi al Met

di Gina Di Meo

Iquadri di Morandi sono isole quiete che poggiano su se stesse... (G. Boehm)

La stagione delle grandi mostre a New York si apre quest'anno con una retrospettiva dedicata ad uno dei massimi protagonisti della pittura italiana del novecento. Giorgio Morandi sarà al Metropolitan Museum of Art a partire dal 16 settembre fino al 14 dicembre con la mostra più completa e mai realizzata in assoluto a livello mondiale a lui dedicata. Giorgio Morandi, 1890 - 1964, è curata da Renato Miracco, storico d'arte e attuale direttore dell`Istituto Italiano di Cultura di New York, e Maria Cristina Bandera, direttrice della Fondazione Roberto Longhi di Firenze.

Si tratta di un'occasione unica per il pubblico americano e per i visitatori provenienti da ogni parte del mondo, di avere una visione completa di tutta l'opera morandiana.

Ci siamo rivolti direttamente ad una delle mani che è dietro la retrospettiva per avere tutti i particolari, Renato Miracco, che ci parla di Morandi con lo stesso amore che ha un padre per un figlio e con lo stesso entusiasmo che ha un ragazzino di fronte ad una cosa nuova. Con le sue parole è in grado di trasmetterci tutto l'entusiasmo e l'impegno che ha messo in questo mastodontico (è il caso di dirlo) progetto. Prima di iniziare la nostra intervista, va sicuramente riconosciuto un grande merito a tutti gli organizzatori, e cioè quello di aver messo su una retrospettiva di questa portata in tempi rapidissimi. Nell'arco di tempo di un paio d'anni, è stato concentrato un lavoro che di solito ne richiede almeno cinque.

Direttore, com'è nata l'idea di una mostra del genere su Morandi?

«Era un periodo che mi trovavo qui a New York per lavoro e già avevo curato, nel 2003, una grande mostra su Morandi a Bruges in Belgio, quando l'Italia era di turno alla presidenza dell'Unione Europea. Decisi di andare al Metropolitan Museum per offrire il mio aiuto nella ricerca dei prestiti per realizzare una retrospettiva su Morandi. Ma non pensavo assolutamente a me come il curatore».

E che cosa ha contribuito ad essere lei il prescelto?

«Ho esposto al Met la mia idea di Morandi, quella di un'artista che va contestualizzato, storicizzato e modernizzato. Finora Morandi è stato visto come uno dei grandi della pittura che detestava parlare della sua arte, che non faceva promozione. Basti pensare che non ha quasi mai rilasciato un'intervista. Lui giocava a togliere, ad andare sulla finzione del naturale, aveva una quindicina di oggetti, ad esempio la scatola di Ovomaltina, delle bottiglie di vino, scatole di cartone, e con questi pochi elementi che lui disponeva su diversi ripiani combinava nature morte. Nature morte che però erano naturalissime. Il senso della mostra è proprio questo, vuole dimostrare che Morandi non dipingeva solo bottigle in sé, bensì stati d'animo. Lui ci dice: La mia opera ti raggiungerà dovunque tu sia. Ciò che conta è il mondo che si cela dietro ciò che è rappresentato».

Quante e quali opere sono state utilizzate per la mostra?

«La mostra ospita circa 110 opere fra le più significative dell'intero percorso artistico di Morandi, dalle celebri nature morte, anche metafisiche, ai rarissimi autoritratti e paesaggi, molti dei quali per la prima volta in mostra, provenienti sia dalle collezioni create dagli amici di Morandi, come Longhi, Ragghianti e Magnani Rocca che ebbero il privilegio di acquistare direttamente o di avere in dono dall`artista il meglio della sua produzione creativa, sia dalle collezioni museali americane. È infatti la prima volta che si potrà godere ed integrare la visione morandiana con le opere americane dando così vita, alcune volte, ad una serialità che resta uno degli aspetti meno conosciuti della produzione dell'artista. Abbiamo la serie del panno giallo, delle nature morte in viola, dei paesaggi che affiancati trovano una loro intensa quanto inedita giustificazione».

C'è un criterio particolare nella disposizione delle opere?

«La retrospettiva sarà all'interno della Robert Lehman Wing. Abbiamo progettato un percorso circolare su tre ingressi. Le opere sono disposte sia in ordine cronologico che tematico. Spetta al visitatore decidere qualche percorso scegliere».

Mi faccia fare una domanda fatidica... Ma perché una mostra del genere non è stata fatta prima in Italia? E da dove nasce tanta attenzione proprio ora intorno a Morandi?

«Riguardo alla prima domanda, la risposta è che noi soffriamo di una sorta di timore reverenziale verso alcuni artisti. Da molte parti la critica contemporanea pur paragonando Morandi ad un grande lo vede ancora una volta ancorato alla lettura di un passato storico italiano a cavallo del Trecento e del Quattrocento. Ci si blocca nella lettura e rilettura delle sue opere, lo si lega ad un passato troppo lontano e lo si rinchiude in schemi, senza analizzarlo per quello che è. E riguardo all'attenzione intorno a Morandi, nel mio saggio su di lui, Nulla è più astratto della realtà, spiego che a sua pittura ha in sé un potere evocativo intenso, un dolore solitario, un anelito che ritroviamo proprio. La modernità di Morandi è per me nel passaggio all'Astrazione e nella ricerca metodica di una realtà che apparentemente e superficialmente fosse definita dalla forma reiterata, ma che conteneva nel suo essere pittura la chiave per una astrazione altrettanto metodica quanto ossessiva. Se così non fosse questa mostra avrebbe solo il sapore di una bellissima retrospettiva e non di una lettura diversa del pittore laddove la critica ufficiale è quasi blindata su Morandi».

Quale atteggiamento deve avere un neofita che si avvicina a Morandi?

«La prima domanda che ci poniamo di fronte ad un quadro di Morandi è "Cosa sto guardando?" o "Cosa dovrei guardare? Possiamo rispondere con ...I quadri di Morandi sono isole di quiete che poggiano su se stesse ma dobbiamo sapere che questa quiete, questo sguardo, è presagio di una profonda sofferenza e dissidio. Morandi, proprio come gli astrattisti, ribalta l'immagine costruendo un sistema di transazione tra due o tre sagome o ombre come facce capovolte della stessa forma e mettendo in evidenza che quello che resta è solo il varco dell'Essenza o la rappresentazione dell'Assenza, cioè la visualizzazione dello Spirito».

New York è l'unica tappa della mostra?

«Giorgio Morandi, 1890- 1964 è stata organizzata dal Metropolitan Museum of Art in collaborazione con il MAMbo-Museo d'Arte Moderna di Bologna, diretto da Gianfranco Maraniello, e Bologna sarà la seconda tappa dopo New York a partire dal prossimo gennaio, in coincidenza con l'apertura della Casa Morandi».

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La retrospettiva su Morandi è stata decretata come la quinta mostra della stagione per importanza. È accompagnata da un catalogo pubblicato da Skira e curato da Renato Miracco e Maria Cristina Bandera. Una serie di eventi collaterali nell'ambito degli educational programs, sono stati programmatic dal Metropolitan per tutta la durata della mostra. Fra questi una conferenza di Miracco dal titolo Morandi and Abstraction,

insieme con la curatrice Karin Wilkin, che si terrà il 21 a partire dalle 2pm nell'ambito delle manifestazioni Sunday at the Met.

Parallellamente, l'Istituto Italiano di Cultura inaugura il 23 settembre la mostra:

Giorgio Morandi: Watercolors and Drawings 1920 -1963, mentre il 30 settembre, alla Casa Italiana Zerilli Marimò della NYU apre Giorgio Morandi: Etchings. Entrambe le mostre sono accompagnate da un catalogo, che fa parte della serie "I Quaderni dell'Istituto Italiano di Cultura di New York", edito da Charta e curato da Renato Miracco. Mentre la mostra all'Istituto espone un gruppo di acquarelli e rari disegni dagli anni venti agli anni sessanta, provenienti in gran parte da collezionisti europei ed americani, la Zerilli Marimò dedica interamente la rassegna alla grafica con opere provenienti, in gran parte, dalla Estorick Collection of Modern Italian Art di Londra.

La mostra su Morandi si avvale della supervisione di Laurence Kanter direttore della Robert Lehman Collection presso il Metropolitan Museum. Jane e Robert Carroll, Isabella Del Frate Rayburn e Maurice Kanbar ne hanno, inoltre, reso possibile col loro supporto, la realizzazione. Un ringraziamento speciale va a Laurence Kanter, ad Angelo Guglielmi, Assessore alla Cultura del Comune di Bologna e a Lorenzo Sassoli de Bianchi, Presidente del MAMbo, che con entusiasmo hanno fatto proprio questo progetto fin dal suo nascere.

Info: www.metmuseum.org.