ARTE/FOTOGRAFIA/ Luci dall’Afghanistan

di Samira Leglib

In occasione della Fiera dell'Arte che si sta svolgendo in queste settimane a Governor's Island, abbiamo incontrato Stefania Zamparelli, fotografa, nata a Napoli ma da diciasette anni residente a New York, che ha trasformato la passione per la fotografia in un viaggio continuo autofinanziando i suoi progetti e percorrendo mete all'insegna della "Vox Populi".

L'opera qui esposta ha come soggetto "Il grande gioco del Buzkashi", tradizionale sfida a cavallo che in Afghanistan si svolge tutti i week-end dell'anno ad eccezione del mese di Ramadan e che vede protagonisti per lo più i rampolli delle ricche casate della zona che possono permettersi un cavallo di razza. Si parla infatti di oltre 200 purosangue che in un campo da gioco con un'area dove si segna chiamata "Il cerchio della Giustizia" cercano di portare a meta quella che non è una semplice palla, bensì una capra sgozzata e riempita di sabbia. Ricco di riferimenti simbolici questo gioco si è fatto negli anni veicolo di prestigio per le famiglie in vista.

In questa esposizione lei ci presenta un lavoro che si allontana per temi, soggetti e significati, dalle immagini che negli anni ci sono arrivate dell'Afghanistan. A cosa è dovuta la sua preferenza e perchè l'Afghanistan?

«Sono andata in Afghanistan nel 2004 quando, per la prima volta nella storia, si stavano svolgendo le elezioni. Mi sono trattenuta tre mesi e non era mio interesse scattare fotografie sulla miseria o sulla guerra. Poi un giorno ho visto alcune foto stupende di questo gioco e ho deciso di informarmi e successivamente di spostarmi nella cittadina di Mazar-e-Sharif dove ha luogo il gioco e dove mi sono trattenuta dieci giorni. Dopodichè ho trascorso tre giorni nella vicina città di Herat per scattare alcune fotografie all'interno di un manicomio». Come sceglie le sue destinazioni?

«Conosce il detto: Voce del popolo, voce degli dei? Non c'è un'esatta premeditazione, qualcosa mi cattura nel nome di un luogo o di un Paese, e parto. Ad esempio, prima di accettare questo progetto a Governor's Island avevo già comprato un biglietto per la Bolivia che ho poi dovuto posticipare a Novembre. Ma sono già stata in Medio Oriente, Palestina, India, Turchia ed Europa dell'Est».

Tanti luoghi differenti, tanti soggetti accattivanti... come mai in questa exhibition ha deciso di presentare proprio questo lavoro sull'Afghanistan?

«Sono stata invitata a partecipare a questa esposizione da Preet Srivastava, (curatrice del progetto per "4Heads Collective", agenzia fondata da artisti a beneficio di altri artisti, che ha reso possibile questa iniziativa stipulando con la Governor's Island Preservation and Education Corporation dello Stato di New York un contratto che per i prossimi 5 anni garantisce l'utilizzo dell'edificio sull'isola, ndr) la quale ha visto alcune mie fotografie sul sito www.zamparelli.us. Inizialmente era stata colpita da quelle che avevo scattato in India, la sua terra, ma io ho lottato perché venisse esposto questo lavoro».

Ha lasciato l'Italia e Napoli 17 anni fa per trasferirsi a New York, però poi la maggioranza dei suoi lavori non ritraggono la metropolis. Come spiega questa, se vogliamo, contraddizione?

«Non pensavo di lasciare definitivamente l'Italia quando sono partita per New York. All'inizio si parlava di 7 mesi. Ma c'è chi dice che questa città prima ti vizia e poi ti lascia vedere le sue mancanze. Ma a quel punto anche se ogni giorno hai qualcosa di cui lamentarti, non puoi più farne a meno. In questo Napoli le è simile, passi il tempo a parlare della città, a volte bene ma anche male, eppure è sempre difficile lasciarla. Quando sono arrivata qui 17 anni fa, ero affascinata da tanti nuovi stimoli e soggetti da fotografare, ma dopo qualche tempo ti ci abitui e quello che sembrava eccezionale passa inosservato. Oggi mi sento più facilmente a casa mia in posti come l'Afghanistan dove si vive ancora di genuinità e non si pensa solo a spingere il business, anche l'arte, per soldi».

Di certo anche l'Arte a volte necessita di essere inserita nel circuito del business. Ad esempio, lei come riesce a finanziare i suoi viaggi?

«Due anni fa ho fondato una no-profit: Community Awareness Through Arts, proprio per progetti da finanziare».

Guardando indietro al suo lavoro ma anche avanti ai suoi progetti futuri che bilancio ne traspare?

«Di recente mi è stato chiesto se mi consideravo un'emergente. Al momento non ho risposto ma ripensandoci mi sento di dire che se l'alternativa all'essere emergente è galleggiare, allora sí, mille volte emergente tutta la vita».

Governor's Island Art Fair, fino al 12 Ottobre tutti i venerdì dalle 10 alle 5pm, sabato e domenica dalle 10 alle 7pm. Per maggiori informazioni vedi il sito www.govisland.com