ARTE/FOTOGRAFIA/ Brooklyn bella di notte

di Samira Leglib

I paesaggi notturni ritratti da Monia Lippi presentano la realtà urbana in uno stato di immobile sonnolenza. Questo mondo, privato della presenza umana, sembra soddisfatto di essere lasciato solo eccetto per l'unica compagnia di suggestivi elementi architettonici che animano la scena rompendo il silenzio".

La presentazione sulla brochure offerta dalla galleria nine5 che, nel cuore di Nolita, espone la prima solo-exhibition di questa eccezionale fotografa, suggerisce solo in parte la carica evocativa di queste immagini. Nocturnal Brooklyn, dieci fotografie a grande formato che immortalano Brooklyn ancora avvolta nel suo sonno. Gli angoli deserti, le macchine posteggiate sul ciglio della strada, i graffiti sui muri. Ma c'è qualcosa che sfugge, qualcosa in più, perché a me è capitato spesso di passeggiare per quelle stesse strade e in tutta onestà non ricordo di aver visto mai Brooklyn così bella. E' la luce che Monia Lippi riesce a catturare nei suoi scatti che fa scendere anche sulle strade più desolate una coperta di magia. Quasi come su un set cinematografico dove la mise-en-scene, seppur del reale, dona alle cose quella bellezza aggiunta che non ritrovi all'esterno.

Monia Lippi nasce a Forlì, prima di trasferirsi a New York studia architettura all'Istituto Europeo di design di Milano. Inizia a lavorare a Nocturnal Brooklyn nel 2005.

Come mai questa predilezione per gli esterni e, soprattutto, come mai di notte?

«Quando sono arrivata a New York per mantenermi lavoravo in due ristoranti fino a tarda notte. La notte quindi era l'unico momento che avevo per poter fare fotografie e ogni sera, rientrando a casa, passeggiavo per queste strade che avevano tutto un altro aspetto durante il giorno. Ad esempio se osservi The Monkey's Corner è spaventoso e terrificante ma alla luce del giorno non fa lo stesso effetto. Per quanto riguarda la scelta degli esterni c'è da ricordare che io vengo dall'Architettura e tuttora influenza il mio lavoro».

Nella maggioranza delle foto vengono immortalati dei graffiti. Possiamo interpretarlo come una passione per questa arte?

«Sì, i graffiti per me hanno una potenza incredibile. Essendo italiana e abituata ad essere circondata di opere d'arte che invece hanno millenni di storia e vita, l'idea di questa a-temporalità delle cose mi affascina. Un graffito può durare un anno come un giorno, basta un po' di nuova vernice sopra e..puff, scompare».

Devo chiedertelo, questa luce dirompente che sprigiona dalle tue foto e che ricorda il protagonismo della luce nei dipinti di Caravaggio, è luce naturale o c'è un lavoro a posteriori sulla fotografia?

«No, figurati, non sarebbe possibile perché per illuminare spazi di quella dimensione sarebbero necessarie gru e impalcature! Io appartengo alla vecchia scuola, non uso digitale ma ritengo di lavorare molto bene in camera oscura».

Eppure sembra quasi di osservare un set cinematografico.

«Questo è vero. Ed è assolutamente intenzionale. Io ho iniziato a scattare fotografie di scena per il Teatro Raffaello Sanzio di Urbino e non nascondo che un domani mi piacerebbe lavorare nel cinema. Quando scatto le mie fotografie sono consapevole di avere un approccio cinematografico e i miei maestri sono Antonioni, Fellini e Wenders».

A cosa si deve la scelta di lasciare l'architettura per la fotografia?

«Quando frequentavo l'Istituto Europeo di Design capitava che vi venissero ospitate conferenze di fotografia. Quando accadeva io entravo di soppiatto e rimanevo ogni volta estasiata. La fotografia riesce a darmi emozioni che l'architettura non mi dava. Non voglio spendere la vita dietro il tavolo di un ufficio, voglio vedere il mondo e farlo vedere agli altri come io lo vedo».

Il mondo che Monia Lippi ha ritratto nella sua "Nocturnal Brooklyn" ruba qualcosa al reale per trascinarti direttamente all'interno di un set cinematografico, e chi di noi non ha desiderato almeno un volta vivere in un film?

"Nocturnal Brooklyn"

11-29 Settembre in esposizione presso gallerynine5, 24 Spring Street, New York.