SPECIALE/EVENTI/ Ovadia, Levi e l’ultimo diluvio

di Gina Di Meo

Si può cercare di analizzare la valenza di Primo Levi solo da un punto di vista letterario, oppure considerarne l'aspetto scientifico, oppure ancora considerarlo come un semplice personaggio pubblico. Cercare insomma di non relegarlo esclusivamente all'interno del contesto della Shoah. Eppure, senza assolutamente voler mettere in dubbio gli aspetti sopra elencati, Primo Levi è stato, è, e sarà e, aggiungiamo, deve esserlo, il testimone per eccezione di una delle più gravi aberrazioni storiche mai perpetrate ai danni di una parte del genere umano. Ben venga qualsiasi discussione o, come nel caso di cui parleremo, un simposio che studi a tutto tondo lo scrittore italiano. Ma quando si legge l'opera di Primo Levi, tutti si azzittiscono, rabbrividiscono, si commuovono, non restano indifferenti di fronte ad una testimonianza che lascia poco all'immaginazione. Se poi a narrare dello sterminio degli ebrei nei campi nazisti è un attore teatrale del calibro di Moni Ovadia, l'effetto può essere ancora più devastante dal punto di vista emotivo.

Moni Ovadia è stato ospite all'Istituto di Cultura nell'ambito della seconda giornata del simposio: New Voices on Primo Levi. L'attore teatrale, scrittore e regista italiano di origini ebree ha letto tre passaggi tratti dall'ultimo libro scritto da Primo Levi, I sommersi e i salvati. Prima di iniziare la sua lettura, Ovadia ha voluto fare alcune sue considerazioni su Primo Levi. «Consentitemi - ha detto al pubblico - una breve parentesi sul significato che le opere di Primo Levi hanno avuto per me come essere umano, ebreo, sopravvissuto di seconda generazione, attore e regista teatrale. Il mio discorso non vuole essere un contributo accademico, affatto, non ne avrei le competenze. Le mie parole, quindi, sono da considerare come dettate da sentimenti ed emozioni personali. Dopo aver letto Se questo è un uomo, Levi ha fatto nascere in me una consapevolezza, ossia che l'intera umanità, o almeno la parte occidentale di essa: torturatori e vittime, fosse andata incontro ad un secondo diluvio universale... Secondo la mia visione pessimistica, la Shoah può considerarsi l'ultimo diluvio con sopravvissuti, al prossimo non sopravviverà nessuno. Ma al fine di scongiurare la distruzione totale del genere umano, Levi ci ha lasciato un'arma. Egli ha subito l'inferno concepito da esseri umani ai danni di altri simili. Egli è sopravvissuto a questo inferno senza perdere la sua integrità e ci ha lasciato un'eredità preziosa: all'artista il dono di una preoccupazione fondamentale sul ruolo dell'arte nell'era post-Shoah mentre alla gente comune un avvertimento, dalla sua testimonianza in poi, nessuno potrà permettersi di dire: Io non sapevo, non ho visto, non pensavo che tanta cattiveria fosse possibile».

Un lungo applauso ha fatto seguito alla lettura magistrale dei brani tratti dal libro di Levi e alla considerazione finale di Ovadia: "Queste parole sono per oggi e per domani, non per ieri. C'è gente che vive discriminazioni e subisce la violenza dei padroni". A fine intervento, il direttore dell'Istituto di Cultura, Renato Miracco, ha chiesto a tutti di osservare un minuto di silenzio per tutte le vittime della Shoah. Un gesto nobile che fortunatamente lo fa volare alto rispetto alle polemiche scatenate in Italia giorni fa in seguito alle dichiarazioni del primo cittadino di Roma, Gianni Alemanno e del ministro della Difesa, Ignazio La Russa. In particolare il sindaco Alemanno, in un'intervista rilasciata al "Corriere della Sera" durante la sua visita a Israele, aveva dichiarato che: "Il fascismo non fu un male assoluto e non mi sento di condannarlo. Condanno invece le leggi razziali, quelle sono state il vero male assoluto".

Tempo fa, invece, Fini, sempre in visita in Israele, condannò il fascismo in toto chiamandolo appunto "il male assoluto". Immaginate in un'atmosfera di commozione generale, quando ancora tutti hanno nella mente l'eco delle parole di Primo Levi sulle barbarie subite, cosa può scatenare un'affermazione del genere. Abbiamo chiesto a Moni Ovadia un commento sulle dichiarazioni del sindaco di Roma e la sua risposta è stata perentoria. «Mi fa schifo - ci ha detto - mi ripugna, ed è vergognoso che questo accada. La Russa e Alemanno hanno giurato fedeltà alla Costituzione italiana e la Costituzione proibisce ogni apologia del fascismo. Mi chiedo cosa siamo diventati noi italiani, siamo dei pagliacci. È gravissimo che delle cariche delle Stato usino un'arma così pericolosa, disseppelliscano i morti del passato per beghe politiche. Quale serietà mostriamo noi all'Europa? Non si può neanche usare la motivazione che abbiamo combattuto in buona fede, ma allora giustifichiamo anche le SS? Che razza di argomentazioni sono?».

Tra il pubblico, in forma privata, anche l'ex presidente della Camera, Luciano Violante, al quale abbiamo girato la stessa domanda. «Sia La Russa che Alemanno - ci ha detto - hanno sbagliato. Distinguere il fascismo dallo sterminio causato dalle leggi razziali è una cosa ipocrita. Il fascismo si basava sulla discriminazione e sull'eliminazione dell'avversario». Violante ci ha anche detto che ha conosciuto di persona Primo Levi, a Cogne, in Valle d'Aosta, durante le sue passeggiate in montagna. «Dietro le sue parole - ci ha raccontato - sentivi sempre un peso, un non detto, un destino tragico che unisce molti sopravvissuti alla Shoah che poi si uccidono».

Il simposio su Primo Levi è stato inaugurato lunedì 8 settembre alla Casa Italiana Zerilli-Marimò della NYU. I temi, Primo Levi: writer and scientist. Elements of writing Primo Levi today, con Franco Baldasso, New York University e Uri Cohen, Columbia University, moderati da Natalia Indrimi del Centro Primo Levi e A bridge between science and literature, con Luigi Dei, dipartimento di chimica Università di Firenze introdotto dal giornalista Andrea Fiano.

Baldasso, tra l'altro autore del libro: Il cerchio di gesso. Primo Levi narratore e testimone (Pendragon, Bologna 2007), si è soffermato "sulle qualità e l'inconfondibile scrittura di un autore che ha dovuto non solo raccontare l'evento di più profonda rottura della storia contemporanea, l'Olocausto, ma la presonale esperienza di sopravvissuto, affrontando il grande problema, anche linguistico, del trasmettere ciò che ‘l'uomo è stato capace di fare all'uomo', per citare lo stesso Levi". «Levi - continua Baldasso - uno dei pochi autori italiani contemporanei di livello internazionale, elabora nella sua opera un'incredibile varietà di temi e di figure che rimandano ossessivamente o anche umoristicamente alla sua esperienza. Ma ciò che i lettori di tutto il mondo hanno imparato ad amare è innanzti tutto la sua stessa figura umana all'interno della narrazione. Come più critici hanno analizzato la sua più grande invenzione letteraria è la sua persona "rappresentata", un uomo apparemente normale che attraversa il vortice della Guerra e dei Lager nazisti con uno spirito di osservazione, una capacità di relazionarsi con l'altro, con il diverso ed un particolare umorismo che danno al suo racconto un tono inconfondibile. Non solo, lo stesso racconto di Levi, probabilmente anche per le sue competenze scientifiche e tecniche, consente aperture ed una sensibilità uniche, non solo all'interno del panorama della letteratura della Shoah, ma anche nel più ampio panorama letterario del secondo '900».

Di quella che probabilmente è stata la vera anima di Levi ha parlato Luigi Dei, ossia quello di chimico. «Quando Levi, riferendosi alla scrittura, l'appellava l'altrui mestiere - ha spiegato - forse voleva ricordarci che non era il suo lavoro. E infatti Primo Levi era e si sentiva un chimico. In effetti, se Il sistema periodico è manifestamente un'opera in cui fin dal titolo Levi ci anticipa che userà la chimica per trarne un romanzo. In una recente intervista Abraham Yehoshua magnifica l'invenzione letteraria riferendosi al "potere alchemico della letteratura che mescola e unisce realtà lontane". Ebbene Levi è forse la quintessenza di questa originale definizione di letteratura. In effetti, i chimici, come gli scrittori - e Levi è appunto chimico prima che scrittore -, mescolano realtà lontane per ottenere nuove realtà, talvolta prevedibili tal altra assai meno, realtà che fanno sì che il dopo non potrà mai più essere uguale al prima. Senza la chimica, dunque, Levi sarebbe stato un altro scrittore. Avrebbe scritto altre storie, avrebbe avuto altre idee, avrebbe escogitato altre "invenzioni". A lui il rigore scientifico serve per l'invenzione letteraria: la precisione della lingua, il significato profondo delle singole parole al di fuori delle ambiguità, la volontà di considerare gli oggetti materiali fonte di ispirazione letteraria non possono che essere ricondotti alla sua formazione scientifica, nella fattispecie di chimico».

L'ultimo appuntamento con il simposio su Primo Levi è per lunedì 15 settembre, dalle 7pm, Center for Jewish History (15 West 16 Street), Primo Levi, historian and public figure con un'anteprima del film Primo Levi's on Television, di Roberto Olla, giornalista e scrittore. Di seguito The politics of memory - Conversazione con Marc Greif, American Prospect, London Review of Books, Robert Weil, W.W.Norton e co curatore della prossima uscita dell'opera omnia di Primo Levi, Andrea Fiano, giornalista e board member del Centro Primo Levi, Sergio Parussa, Wesley College.

Per informazioni www.primolevicenter.org.