PUNTO DI VISTA/ Anche i giovani di Salò difendevano la patria

di Toni De Santoli

Siamo di sinistra, ma di una sinistra che non c'è... Una sinistra che tuteli davvero i poveri e gli svantaggiati, che difenda i confini nazionali (nella sbornia internazionalista provocata dalla Ue), che smetta di credere che il rigoroso mantenimento dell'ordine pubblico sia fascismo, franchismo, salazarismo...

Crediamo tuttavia che, come vengono con solennità ricordati i caduti della Resistenza, debbano essere ricordati anche i caduti della Repubblica Sociale Italiana. Sull'argomento, fra lunedì e martedì scorsi, come spesso avviene in occasione delle celebrazioni dell'Armistizio dell'8 Settembre, è successo il finimondo. Da una parte la sinistra, dall'altra Alleanza Nazionale. Ma lasciamo perdere nomi e cognomi: in fondo, non hanno granchè importanza. Ha ben più importanza cancellare nelle coscienze degli italiani le categorie dei morti. Non ci sono morti di prima categoria, non ci sono morti di seconda categoria. La morte, nel suo mistero e nella sua immensità, monda, pulisce, riscatta. Secondo noi non c'è differenza fra il giovane partigiano caduto in battaglia o fucilato davanti a un muro e il giovane repubblichino crepato anch'egli in battaglia o fucilato anch'egli davanti a un muro. Al di sotto dei trent'anni di età, l'uno e l'altro non avevano nulla di cui essere imputati. Non avevano commesso misfatti, non avevano compiuto abusi. Avevano le mani pulite. Anzi, l'italiano che nel '40 crede ancora nella missione del fascismo, fra il '43 e il '44 (ma anche fra il '42 e il '43) sposa in modo genuino la causa dell'antifascismo poiché quella, ora, è la via indicatagli dalla coscienza e dalla ragione. L'italiano che nel '40 manca spesso agli obblighi del sabato fascista, non sempre ascolta i discorsi del duce, ha in uggia gerarchi e gerarchetti, non fa politica, non s'interessa di politica, dopo l'8 Settembre aderisce invece alla Repubblica di Salò.

Vi aderisce perché l'Italia ha perso con ignominia la guerra, perché gli angloamericani sono sbarcati prima in Sicilia, quindi a Salerno, perché avverte in sé un fortissimo senso di ribellione. Lui, generoso e audace come il coetaneo che si schiera col Cln, è convinto che ci si debba battere per salvare l'onore d'Italia e che per il riscatto della patria ci si debba quindi arruolare nelle Forze armate della Repubblica Sociale Italiana. Il Re che abbandona Roma e fugge a Brindisi, lo sfacelo dell'8 Settembre, la rovina, l'umiliazione della nazione, insomma, bruciano sulla sua pelle, turbano il suo animo.

Questa figura d'italiano è piuttosto diffusa nell'esercito della Rsi: la risposta alla chiamata alle armi lanciata dal Maresciallo Graziani nell'autunno del '43, è vasta e massiccia specie fra i giovani delle classi '24 e '25. Giovani, questi, politicamente impreparati? Sì. Ma altrettanto impreparati su questo piano possono apparire anche molti fra quanti si dànno alla macchia. Magari imbracciano il fucile contro fascisti e tedeschi poiché credono che il tedesco sia da sempre il vero nemico dell'Italia o perché non dubitano che il trionfo della lotta di classe possa, esso solo, garantire l'affermazione della giustizia morale, della giustizia sociale. E possa donare un po' di felicità a chi ha troppo a lungo patito.

La pacificazione nazionale intorno al 1946, e anche più tardi, non la volevano né i fascisti né gli antifascisti. A distanza di oltre sessant'anni si deve seguitare a percorrere questa stessa strada che oggi, oltretutto, è anche anti-storica...?