Visti da New York

Un segretario? No grazie

di Stefano Vaccara

Questa settimana a New York c'è Walter Veltroni (leggere l'intervista accanto). Un politico italiano molto importante, già sindaco di Roma ma anche a lungo vice di Prodi nei primi governi dell'Ulivo. Nonostante abbia perso le ultime elezioni politiche vinte da Silvio Berlusconi, è ancora il Segretario del Partito Democratico. Ci piacerebbe non usare più la parola "segretario", che suona importante solo nel mondo dei partiti del secolo scorso. D'altronde il suo ufficiale avversario politico, Berlusconi, "segretario" non lo ha mai chiamato nessuno, né quando il suo partito era Forza Italia, né adesso che si chiama Pdl. Per chi lo ha votato, Berlusconi è il capo, il leader e adesso che è tornato al governo, il premier. Ma segretario, no, così non lo chiama mai nessuno.

E allora ci piacerebbe poter chiamare anche Veltroni il leader dell'opposizione, invece che segretario del Pd. Perché pensiamo che in un'Italia democratica non si debba continuare ad aver paura dell'arrivo del duce. Chi aspiri a guidare una forza politica moderna, conservatrice come progressista, di destra come di sinistra, per attrarre il maggior numero di consensi su questioni che non sono legate a vetuste ideologie ma su programmi concreti, necessita di essere percepito/a come un/a leader dall'elettorato, che deve poter riconoscere in lui/lei la sintesi di valori e di progetti di una forza politica moderna capace di governare.

Barack Obama, dopo primarie vere e combattute fino all'ultimo voto, è ora il leader riconosciuto dei democratici americani che tentano di riconquistare la Casa Bianca; così come McCain è il leader dei repubblicani che non vogliono perderla. Ma per vincere, la leadership di entrambi dovrà riuscire ad attrarre voti fuori dai pur vasti confini dei propri partiti. Chi perde a novembre perde anche la leadership dell'opposizione, almeno per qualche anno, ma questo è un'altra storia, magari troppo "rivoluzionaria"....

Insomma non ci piace quando Veltroni in Italia continuano a chiamarlo solo "segretario". Persino a Togliatti - e in un'epoca quando esserlo segretario contava parecchio, basti pensare a quello d'acciaio che aveva sempre ragione da Mosca - ad un certo punto lo chiamarono "il migliore", un leader appunto. E allora basta con segretario Veltroni. Leader dell'opposizione, please. Perché se magari a chi è cresciuto a pane e Pci segretario può ancora fare un certo effetto di "potenza", è un'illusione che così si potrebbe far votare il nuovo Partito democratico da quei milioni di italiani che una tessera del Pci-Pds-Ds non l'hanno mai avuta! Ecco, per convincerli ad appoggiare il nuovo Pd, questi milioni di cittadini si devono accorgere che invece che un segretario c'è un leader riconoscibile anche al di fuori di un partito, altrimenti a vincere saranno sempre gli altri che il leader, anche troppo esageratamente riconoscibile, ce l'hanno.

Pensateci, l'unico negli ultimi 15 anni ad avere battuto il leader Berlusconi è stato Romano Prodi. Due volte il Professore ha battuto il Cavaliere. E Prodi, mi sembra, "segretario" non l'ha chiamato mai nessuno. Magari l'uomo senza partito traballava poi in quel Parlamento ancora ostaggio della partitocrazia, ma tra gli elettori sfondava e vinceva (e complimenti a Prodi per la nomina all'Onu!).

Non si vuole qui mancare di rispetto al "segretario" di un partito importante come speriamo sia ancora il neonato Partito Democratico, ma osservando la politica italiana da New York vorremmo vedere più azione sulla responsabilità della leadership. Veltroni, per vincere un giorno, anche lontano, dovrà puntare ad essere anche il leader di tutti quei cittadini italiani che vorrebbero avere una alternativa concreta al leader degli altri. E per far ciò deve evitare di restare solo il "segretario" di un partito, di una struttura che ancora oggi, almeno vista da qui, appare all'antica, con le sue correnti e i suoi apparati da spartirsi e accontentare, un partito del secolo scorso.

Veltroni è venuto a New York da scrittore e non come segretario di un partito politico, per presentare il suo bel romanzo che ebbe già successo in Italia, appena tradotto in inglese con il titolo "The Discovery of Dawn". Che quest'alba da riscoprire in inglese possa portare fortuna a Veltroni. Tornando a Roma si ricordi però che più che un segretario, almeno la metà degli italiani ha bisogno, oggi più che mai, che arrivi l'alba anche per un leader dell'opposizione. Riconosciuto tale non perché capace di vincere un ennesimo congresso di partito, ma perché lo voterebbero oltre la metà dei cittadini italiani, in patria come all'estero.