ECONOMIA/MODA/ Facciamo le scarpe all'America

di Gina Di Meo

Si ritorna a parlare del successo dell'export italiano negli Stati Uniti. Mentre ancora risuona l'eco del Fancy Food, dove l'agroalimentare di casa nostra ha tenuto banco con le migliori aziende del settore, un'altra "A" è entrata dal portone principale durante una delle settimane in cui New York è sotto i riflettori mondiali. Questa volta "A" sta come abbigliamento-moda, in particolare comparto calzaturiero, che sotto l'egida di 43 imprese italiane ha presentato, durante la Fashion Week, l'eccellenza del Made in Italy.

Le "4A" altro non sono che agroalimentare, abbigliamento-moda, automazione e arredo-casa, ovvero il motore trainante dell'export italiano nel mondo ed in particolar modo gli Stati Uniti, un paese che vale la pena coltivare e che solo nel primo semestre del 2008 ci ha regalato un più 19,4%, che tradotto in cifre ammonta a 8,3 miliardi di dollari. Un dato che ben vale il commento di Adolfo Urso, sottosegretario allo Sviluppo Economico con delega al Commercio Estero, il quale ha sottolineato, durante un incontro con la stampa italiana nella sede dell'Ice: «Quello statunitense resta il nostro primo mercato extraeuropeo, con una quota del 9%. Per rafforzare la nostra presenza, abbiamo predisposto, attraverso l'Ice, un piano di promozione straordinario del made in Italy per dieci milioni di euro a sostegno delle imprese delle "4A" che hanno reso famoso il nostro made in Italy nel mondo». Urso è ritornato a New York dopo circa due mesi. Questa volta lo abbiamo visto impegnato nella promozione della moda italiana durante la Fashion Week, trampolino di lancio per la prossima collezione primavera-estate. Con lui c'era appunto una delegazione di top manager delle 43 aziende italiane del comparto calzaturiero che erano presenti sotto il tendone a Bryant Park. Quello calzaturiero è uno dei settori che tutti davano per morto a causa della sempre più massiccia delocalizzazione delle aziende in Cina, invece - ha commentato ancora Urso: «Il nostro comparto moda in questo primo semestre ha registrato una crescita record di 3 miliardi di dollari, di questi quasi 600 milioni solo per le calzature. Le importazioni americane coprono il 90% del mercato totale del consumo di calzature e nel 2007 gli Usa hanno importato dall'Italia circa 22 milioni di paia di calzature per un valore di 1,2 miliardi di dollari».

L'euro forte e la crisi immobiliare degli Stati Uniti stanno giocando a favore dell'Italia, per questo il ministero dello Sviluppo Economico ha lanciato un programma di promozione straordinario volto a sostenere il rilancio della competitività dei prodotti italiani, aumentare la quota di mercato, incentivare la presenza commerciale nella provincia americana. I punti cardini del programma sono: il lancio di una campagna di comunicazione volta a recuperare e rilanciare l'immagine che associa l'Italia ed i prodotti italiani all'alta qualità; sostegno alle imprese italiane nel rafforzamento della loro presenza presso le grandi centrali di distribuzione e le reti di vendita più esclusive; ingresso nel mercato Usa di nuove imprese; lotta alla contraffazione ed al fenomeno dell'Italian Sounding.  I settori che beneficeranno dei dieci milioni di euro sono: moda, accessori e life style; artigianato e articoli da regalo; comparto abitare; eno-agroalimentare; comparto nautica; investimenti; biotecnologie. Nella nazione considerata la madre di tutte le tecnologie, sembra strano sentir parlare di esportazione dall'Italia di tecnologie, eppure come ha spiegato Massimo Mamberti, direttore generale Ice, presente alla conferenza stampa con il console Francesco Talò, Pietro Celi, ministero Attività Produttive, Aniello Musella, direttore Ice New York: «Noi siamo un paese avanzato nella componentistica e la micro-circuitazione. Produciamo le parti integranti che poi verranno impiegate per i sistemi. Diciamo che esportiamo "parti invisibili" che finiscono poi nei computer o nei sistemi delle nostre case».

Al termine della conferenza stampa, la discussione da temi strettamente economici si è spostata sul piano politico, quando il sottosegretario ha chiesto alla stampa sull'esito delle elezioni presidenziali.

Ne abbiamo così approfittato per rilanciare la palla e chiedergli chi, tra Barack Obama e John McCain, preferisce.

Allora, onorevole, lei chi vorrebbe alla Casa Bianca?

«Come europeo sarei portato a dire Obama».

Come europeo... e come individuo invece?

«McCain è sicuramente più favorevole ad una apertura commerciale, lui è per una politica di libero scambio euro-atlantica. Per noi sarebbe preferibile. Con Obama si rischia un'inversione di tendenza perché le sue posizioni sono più protezioniste».

Ritornando al discorso del programma straordinario di promozione. Lei ha parlato di dieci milioni di euro. Più o meno la stessa cifra è stata spesa per la campagna di promozione del Made in Italy che ha avuto come testimonial Isabella Rossellini, non sono un po' pochi per sostenere tutti i settori di cui ha parlato?

«La cifra è per il 2008, per il 2009 è previsto un piano straordinario con un finanziamento di oltre 30 milioni di euro».

Si parla di boom di macchine piccole a causa del caro benzina, pensa che sia la volta buona per la Fiat 500 negli Stati Uniti?

«Sì, questo è il momento per proporre le piccole utilitarie italiane ed i motocicli, ne gioverebbe anche l'ambiente. Penso che ci sia spazio per la Fiat e la Vespa (gli fa eco il console Talò, ndr)».

Parlando di Vespa, è stato sollevato il problema del parcheggio e sempre Talò ha accennato ad un possibile accordo con la Città di New York per ottenere dei parcheggi per motocicli.