LIBRI/LUOGHI&PERSONAGGI/ San Giorgio e la sua tonnara

di Valerio Barghini

Dopo Ciminna, con Michele Cassata, lo stilista dei preti; dopo Milazzo (ricordate Stefano Cartesio, l'imprenditore edile con la passione per la scultura, che nel luglio scorso ha installato sul lungomare di Milazzo una stupenda fontana da lui lavorata e che ancora ha in serbo il sogno di realizzare una sua opera per la comunità italiana negli States); dopo il viaggio a San Fratello, alla scoperta del signor Salvatore Militana, il mago dei coltelli a serramanico, consentite a chi vi scrive, cari amici italiani in America, un po' di sano campanilismo, giocando un po' più "in casa". E di farlo grazie ad origini siciliane, ma con la fortuna (ma si può parlare di fortuna quando i tuoi genitori sono stati costretti ad abbandonare la propria terra?) di essere andati sì lontano ma in località che con un'ora di aereo ti consentono di tornare di frequente nella tua amata isola. In particolare San Giorgio, Messina, una piccola frazione marinara di Gioiosa Marea, alla fine del Golfo di Patti, ma di cui non ti sei mai posto, stupidamente, la domanda sulle origini e di cui non ti sei accorto delle immense risorse, soprattutto umane, di cui gode.
E scopri così l'esistenza di una donna discreta, dolce ma piena di vitalità che risponde al nome di Angela Salmeri. Angela è l'insegnante di Italiano, Storia e Geografia della locale scuola media (tanto per intenderci l'equivalente dei primi tre anni di scuola secondaria nel sistema scolastico Usa), una sezione distaccata dell'Istituto "Giovanni Verga" di Gioiosa Marea, diretto dalla professoressa Rosaria Natoli. La professoressa Natoli nel 2004 avvia un progetto formativo, legato alla storia delle tonnare, che in una località di mare non poteva avere altro nome: Blu Profondo. Coordinatrice di questo progetto proprio la professoressa Salmeri. Che risiedendo a San Giorgio, sede di un'antica tonnara, decide di andare oltre e fare, lei appassionata di storia e tradizioni locali, delle ricerche motu proprio sull'origine del borgo marinaro. Un meticoloso lavoro di ricerca, durato tre anni e che ha portato alla raccolta del materiale in un volume di gradevole lettura, San Giorgio. Storia di un borgo e della sua tonnara (pubblicato dalla Editrice Pungitopo di Patti Marina, www.pungitopo.com di Lucio Falcone - che ha abbracciato con gioia l'iniziativa - e acquistabile on-line, al costo di 15 € più spese di spedizione, collegandosi al sito della libreria "Senso Unico" di San Giorgio, www.senso-unico.com) nel quale si scopre che le origini del bellissimo borgo risalgono al 1060 circa, ai tempi del conte Ruggero d'Altavilla. E che nel 1407 venne dato in dono dal sovrano in qualità di feudo a Berengario Orioles da San Piero Patti. Che i primi insediamenti sono del 1680 ma che bisogna attendere quasi un secolo dopo per certificare (da apposito censimento) l'esistenza di venti persone, racchiuse in sei nuclei familiari, facenti parte del distretto di Galbato e provenienti dalla tonnara di Milazzo, di cui quella di San Giorgio era una sorta di "succursale". E che a fine Ottocento giunge nelle mani della nobile famiglia Cumbo.
Una vita dedicata con amore alla scuola e ai suoi alunni quella della professoressa Salmeri. Che, dopo la laurea in Lettere conseguita brillantemente all'Università di Messina e un matrimonio felice con il signor Tindaro Segreto, geometra, dal cui amore sono nati due splendidi figli, Salvatore (oggi ingegnere elettronico) e Nunziella (avvocato), si è buttata a capofitto nell'insegnamento, accettando sedi scomode da raggiungere (ha iniziato ad insegnare alle scuole medie di Cesarò e San Teodoro, oltre 50 chilometri dalla costa nell'entroterra della provincia di Messina all'altezza di Acquedolci, "una fatica, stavo fuori tutta la settimana. In anni in cui i collegamenti non sono quelli di adesso, prendevo l'autobus che giungeva da Capo d'Orlando fino a Randazzo; lì mi prelevava in macchina una collega che arrivava da Santa Teresa di Riva e assieme andavamo a Cesarò: in tutto, due ore e mezza di viaggio"), ma che le hanno consentito (questa sì una vera fortuna) di non uscire dalla sua (e nostra) amata Sicilia. Dopo Cesarò, San Salvatore di Fitalia, Naso, Galati, Longi, Falcone, Gioiosa Marea e finalmente, vent'anni fa, San Giorgio.
Un amore per gli alunni e la scuola, quello di Angela Salmeri, ereditato da colui il quale, anni fa, l'aveva preparata per sostenere gli esami di ammissione alla scuola media, il professor Angelo Accordino, affettuosamente chiamato nella zona "il maestro Angelo". Angelo Accordino a San Giorgio è una vera istituzione. Ancora oggi c'è chi rievoca i trascorsi di questo maestro di 84 anni (ma non li dimostra) quando, in groppa ad un asinello, raggiungeva le scuole elementari delle contrade a monte di San Giorgio, Galbato una su tutte (e perdonate se in questo caso il campanilismo raggiunge il massimo) per insegnare a leggere e scrivere a dei bambini che ancora oggi, ormai sessantantenni, ricordano con affetto u' maistru Ianciulu. Angela è una di questi. E quando si è trattato di lavorare al progetto sulla storia della tonnara come non rivolgersi a questa vera memoria storica, appassionato di tradizioni locali, amante di teatro (esattamente come Angela, che in una calda sera d'agosto, in occasione della presentazione del libro, ha permesso al pubblico, grazie ai suoi bravissimi attori, alunni ed ex alunni, di viaggiare non solo con la mente tra rasi - il rais, il capo pescatore, bistinu - lo squalo che faceva fuggire i tonni e tunnaroti), lui stesso attore, scrittore di testi teatrali, nonché compositore di canti raccolti basandosi sull'esperienza degli antichi? Lui, il "maestro Angelo", fondatore dell'Associazione "L'Alternativa", orientata proprio al recupero delle tradizioni e che di un po' di "ossigeno culturale" aveva proprio bisogno? E lui, il "maestro Angelo", con l'entusiasmo di un ventenne a dare consigli e direttive ad Angela Salmeri. La quale si è lasciata guidare e prendere per mano, come ai tempi della preparazione agli esami, da questa vera fonte di saggezza, per regalarci un libro di gradevole lettura, ricco di documenti e di foto d'epoca. Perché è giusto e sacro conservare le proprie tradizioni. Perché se oggi siamo quello che siamo lo dobbiamo a qualcun altro in passato. Perché, come dice Angela Salmeri nella copertina del libro, "un popolo senza storia è come un albero senza radici". Un libro da conservare come una reliquia. E scusate se, per una volta, siamo stati un po' campanilisti.