PERSONAGGI/La Fulbright Jacqueline Aiello/ Nasci a Napoli... e poi studiaci!

di Michelina Zambella

  Una magica storia d'amore, quella tra l'Italia e l'italo-americana Jacqueline Aiello, richiamata alla sua terra d'origine per amore dello studio.

Bella e geniale, selezionata tra 110 candidati, "Jacquie" partirà alla volta di Napoli. Lì lavorerà come assistente di lingua e storia americana e continuerà la ricerca sulla presenza americana nella città partenopea nel secondo dopoguerra, suo oggetto di tesi. Dieci mesi a partire da questo settembre che Jacqueline trascorrerà nella sua città natia grazie al programma di studi Fulbright 2008-2009, che l'ha vista vincitrice insieme a soli altri 14 americani. 

Dal nome del suo ideatore, il Senatore J. W. Fulbright, il Programma Fulbright nacque nel 1946 per favorire il processo di pace attraverso lo scambio di idee e di cultura tra gli Stati Uniti e le altre nazioni nel mondo. Due anni dopo cominciò la collaborazione tra Italia e Stati Uniti attraverso programmi di studio, ricerca e insegnamento che finora hanno premiato 7.000 borsisti. Brillanti e appassionati gli studenti scelti, tra cui la Aiello, di recente laureatasi col massimo dei voti al Queens College/ CUNY University, la quale si è così raccontata ad Oggi 7.

Parlaci di te. Italo-americana, ma dove sei nata e cresciuta?

«Sono sempre stata divisa tra l'essere italiana e americana, e lo si evince anche dal mio nome: Jackie, difficilissimo da pronunciare per gli italiani, e Aiello, un mistero per gli americani.  Sono nata in un piccolo ospedale sul golfo di Napoli, in Italia, da madre americana di Brooklyn e papà italiano. A nove anni mi sono trasferita a Long Island con la mia famiglia ma ritornavo spesso in Italia a visitare parenti e amici d'infanzia. Tutto questo ha influito sulla scelta dei miei studi. Alla Columbia University mi sono laureata in Storia Americana e Letteratura Italiana e al Queens College ho appena finito il Master in TESOL, l'insegnamento dell'Inglese». 

 L'Italia e i tuoi studi...come nasce l'interesse?

«L'Italia fa parte della mia identità. Io mi sento tanto italiana quanto americana. Dal punto di vista accademico, mentre studiavo storia americana mi ha appassionato lo studio del secondo dopoguerra mondiale, che credo sia stato il periodo più importante di interazione tra Italia e Stati Uniti.  La mia tesi di storia parlava dei progetti e delle azioni degli americani a Napoli, dal 1943 al 1945. Poi, per la tesi d'italiano, ho tradotto le poesie di Eduardo de Filippo, scritte durante il dopoguerra sulla presenza americana nella città». 

 Cosa pensi dell'Italia? Aspetti negativi e positivi...

«Io adoro l'Italia. Penso che sia un paese che raccoglie tanti diversi tipi di persone e di abitudini. Ho avuto la fortuna di visitarne diverse città ma ogni regione è tanto diversa dall'altra. Credo sia un paese incredibile anche se potrò darti una migliore risposta solo al ritorno da questi dieci mesi».

 Cosa rappresenta per te questa borsa di studio Fulbright?

«Rappresenta per me il sogno avverato. Penso davvero sia l'opportunità che mi consentirà di unire le diverse cose fatte durante il corso della mia vita.Voglio continuare la mia ricerca sul periodo del dopoguerra a Napoli e il modo in cui quegli anni hanno influenzato la città e il popolo napoletano negli ultimi sei decenni. Potrò dedicarmi alla ricerca parlando coi napoletani e usando le varie biblioteche. A Napoli lavorerò come assistente per l'insegnamento della lingua inglese e della cultura degli Stati Uniti presso l'Istituto Tecnico Commerciale "M. Pagano" ed il Liceo Classico "G. Garibaldi".  Lì, avrò l'opportunità di interagire con professori e studenti italiani, raccogliendo idee ed opinioni».

 Progetti futuri?

«Quando torno dall'Italia vorrei continuare gli studi con la speranza di poter completare un dottorato. Mi piacerebbe insegnare all'università, magari con un corso sul dopoguerra italiano».