CINEMA/ Meno entusiasmo a Venezia

di A. M.

La mostra del cinema di Venezia quest'anno è stata più tranquilla. Non ci sono stati il glamour, il clamore, le critiche e i fischi, come i grandi applausi che contraddistinguevano le edizioni passate. Unico entusiasmo comune per il film etiope "Teza", ma per il resto i toni sono stati molto più pacati. Anche i film sono stati più dimessi, considerati per lo più da diversi critici e giornalisti mediocri, disertati dal grande pubblico, che non è stato attirato da nomi di popolare risonanza, seguiti da un gruppo ristretto di cinefili, che se ne andavano però in giro con aria abbastanza "bastonata". "Diamo per scontato che un direttore di festival non masochista tra un bel film da mettere in concorso e un film mediocre scelga il più presentabile. Ma allora come finiscono in concorso tanti brutti film?" ha commentato Mariarosa Mancuso de Il foglio.

La risposta del direttore della mostra Marco Mueller è stata che non si trovava niente di meglio in giro. "Gli americani erano in sciopero, gli europei sono artisti e all'ispirazione non si comanda" ha rincarato la dose sarcasticamente ancora la Mancuso.

Il risultato, a parte la grande apertura sul tappeto rosso di "Burn After Reading" con Brad Pitt e George Clooney, insieme ai fratelli Coen (a proposito: senza cravatta sono stati scambiati per "imbucati" al loro stesso party da un addetto alla sicurezza...), è stata una reale mancanza delle stelle hollywoodiane. "Oscurate" anche le grandi dive a parte la sempre più bella e più brava Charlize Theron, che ora perfino produttrice, ha impressionato tutti in "The Burning Plain" di Guillermo Arriaga, dove una ragazza uccide la madre e l'amante bruciandoli vivi. In compenso ci sono stati tantissimi film italiani, sia di autori affermati come Avati e Ozpetek, sia di emergenti come Mirko Locatelli con "Il primo giorno d'inverno" e Stefano Tummolini, ex sceneggiatore di Ozpetek che ha debuttato alla regia con "Un altro pianeta". Tra i protagonisti si vedeva anche Chiara Francini, che ha appena lavorato con Spike Lee in "Miracolo a Sant'Anna". A proposito, perchè questo film non è arrivato alla mostra, visto che Lee è un veterano del festival e che è stato anche in giuria? Avrà la sua prima mondiale a Toronto, non a Venezia come ci si aspettava. "Meglio l'anteprima in un contesto americano" ha chiarito diplomaticamente Mueller. In realtà il film è stato considerato pieno di troppe imprecisioni storiche, ciò sarebbe stato un "massacro" per il popolo di critici del Lido, considerati tra i più severi e duri di tutti i festival.

"Hollywood ritornerà" si sono comunque affrettati a precisare Marco Mueller e Paolo Baratta, il presidente della Biennale, che hanno definito questo un "anno non facile". La crisi economica si è fatta sentire anche al Lido con un calo del pubblico di più del 12%. "Il cartellone è la radiografia dell'esistente e in giro non c'è di meglio. Non è un anno di transizione, la Mostra del cinema di Venezia non sta cambiando pelle. Questa è una mostra di trascrizione dell'oggi" ha ribadito Mueller. "Le informazioni che abbiamo ci fanno dire che il prossimo anno cominceremo a poter scommettere di nuovo sui talenti del cinema prodotti anche dagli studios" ha aggiunto, precisando che non si tratta di sicuro di una fuga da parte delle major americane da Venezia a favore di Roma o di altri festival. "Per il 2009 abbiamo già opzionato due film di Hollywood. Mi consola constatare che quei film mancanti non saranno nè a Toronto, nè a New York, nè ad altri festival italiani".

Intanto un'altra ombra incombe sul festival: il nuovo Palazzo del cinema attende ancora quaranta milioni per essere completato. "La 68esima Mostra si aprirà nel nuovo Palazzo del cinema" ha annunciato convinto Baratta. Mancano tre anni alla data e durante questa edizione della mostra è stato intanto posato il primo mattone, sotto gli occhi commossi di Bondi e più realistici del sindaco Cacciari che ha ricordato che "la strada non è in discesa".

Intanto, cerchiamo di fare però un bilancio di questa mostra. Molto apprezzato è stato "Birdwatchers - La terra degli uomini rossi", il film di Marco Bechis sugli Indios Guarani-Kaiowà e la loro lotta per riconquistarsi la terra. Una sua frase è diventata leggendaria, "tormentone" ripetuto del festival: "La sceneggiatura si è dissolta durante le riprese, ogni notte ho riscritto le scene sulla base di quello che dicevano. Come sceneggiatore ho semplificato, cercato l'essenziale, come regista ho rinunciato ad ogni forma di controllo, lasciandomi guidare dal caso, dall'improvvisazione, dalla curiosità". Che Bechis abbia inventato un nuovo modo di fare regia? Intanto ha conquistato il festival, pubblico e critica, "colorandolo" di esotico e di colore e portando al Lido anche cinque dei suoi indigeni. Ha ricordato anche una profezia indigena del 1500 che diceva: "Fra cinquecento anni noi torneremo". "Per fortuna intanto c'era il suo film..." ha dichiarato scherzosamente una giornalista tedesca, col beneplacito dei colleghi, dopo intere giornate a dover decifrare una serie di incalcolabili pazzie. Alcuni esempi? La protagonista di "L'autre" che si spacca la testa con un martello, dopo essere stata lasciata dal suo uomo per un'altra donna, una Emanuelle Beart, madre disperata in "Vinyan" per aver perso suo figlio nello tsunami, che decide di far sbranare suo marito da una banda feroce di bambini-indigeni in Birmania,... Perfino in "Il papà di Giovanna" di Pupi Avati, pur bellissimo film, ci si trova di fronte alla disperazione di un padre per la figlia minorenne, assassina della sua migliore amica. Ma niente paura: ci ha pensato Ezio Greggio a rallegrare gli spiriti, prodigandosi in spericolate acrobazie, salti e saluti, tra il pubblico.

Ma il momento più entusiasmante è stato la forte campagna di simpatia per il bravissimo regista Ferzan Ozpetek. Dieci minuti di applausi per il suo film "Il giorno perfetto", interpretato da Valerio Mastrandrea e Isabella Ferrari, orde di fan sbarcati in laguna a suo favore, code al botteghino dalle 4 di mattina, perfino l'invenzione di una sorta di piccolo francobollo rotondo, con la faccia del regista in un ritratto a colori e con sotto la scritta: "Ferzan è mio amico!" Creato ad hoc dal vignettista Stefano Disegni. Il film di Ozpetek racconta la storia di un uomo che in una giornata apparentemente normale decide di massacrare moglie e figli. "Ero agitatissimo" ha detto il regista. "Il mio era il primo film italiano a essere proiettato. Avevo paura che mi massacrassero..." Eppure è stato ancora una volta fortunato. "In effetti - ha ammesso parafrasando Julia Roberts in "Pretty Woman" "io e Cenerentola siamo stati dannatamente fortunati!"