PUNTO DI VISTA/ I rapaci di Roma

di Toni De Santoli

Ti fa male perché le vuoi bene, anzi, la ami. Così, quando si mette a fare l'esosa, Roma ti spiazza, ti sconcerta. Ti ferisce. L'altro giorno, a una signorina che si era seduta in un caffè all'aperto di Piazza Navona, è stato poi presentato un conto di sedici euro e rotti. Sedici euro per una bibita e un bicchiere di acqua minerale... Sedici euro sono suppergiù trentaduemila lire, noi ragioniamo "ancora" così, ragioniamo, sissignori,  in termini di lire. Trentaduemila lire per qualcosa di molto simile a uno spruzzo tipo vecchio selz e a un'aranciata di quelle industriali. Questo si chiama ladrocinio. Si chiama impudenza. Faccia tosta. Maleducazione. Ma il gestore in questione non ha nemmeno l'"alibi" del "solo" lavoro stagionale, come ce l'hanno invece i proprietari dei bagni (stabilimenti balneari per chi non è toscano...) della Versilia e di altri litorali italiani. No, perché nei bar e nei caffè di Piazza Navona (luogo fra i più seducenti al mondo) c'è gente anche d'inverno, la vediamo spessissimo coi nostri stessi occhi. Gli affari vanno bene, anzi, vanno a gonfie vele (conosciamo il proprietario di un piccolo bar nel centro di Roma che ogni due anni va in vacanza per due mesi nell'Emisfero Australe e ogni anno va a riposarsi in località fra le più amene degli Appennini; per venti o trenta giorni di volta in volta).

Questa è Roma, "Anche" questa è Roma. Una città dedita alla sistematica scarnificazione del turista e dell'autoctono... La città in cui decine di migliaia di individui (molti dei quali senza né arte né parte) coltivano con pervicacia l'ambizione (malsana) di far fortuna non nell'arco di una vita, bensì nel giro di due o tre anni... Ad alcuni l'impresa riesce. Sfido io:  trentaduemila lire per una risibile quantità di gazzosa e per una bevanda qualsiasi di color arancione...! Questo senza contare i locali, sempre in centro!, nei quali vengono servite a spron battuto pizze in tutte le salse, pizze dal diametro pari a quello del cerchio che si vede sui campi erbosi adibiti al gioco del pallone... Ma sono pizze surgelate, tutte quante, senza eccezione alcuna. Pizze che alla fine non sanno di nulla. Pizze indigeste, anche "assassine". Tempo fa, un vecchio compagno di scuola di mia figlia Lavinia dovette ricorrere in piena notte alla lavanda gastrica poiché la "pizza napoletana" che aveva consumato in serata, gli s'era piantata come un sasso nello stomaco. Anzi, come un macigno.

Se poi prenoti una camera d'albergo sempre nel centro di Roma, può  succedere che ti ritrovi in un bugigattolo con tanto di doccia, certo, ma dall'arredamento dozzinale, freddo e squallido quindi e magari con una vista su una inespressiva parete o su un cortile gettato da anni e anni nell'abbandono. Ma per l'indecoroso bugigattolo ti possono chiedere anche cento o centoventi euro a notte... Duecento se la camera è doppia.

Eccoli, insomma, i rapaci disinvolti e aggressivi, dall'aria anche un poco torva che non sfugge all'osservatore attento... Sono loro i nuovi "signori" di Roma. I nuovi "padroni" di Roma. Tizi che, come tanti altri italiani del resto, non conoscono affatto il senso della vergogna, il senso della decenza. Il senso del limite. Qualcosa, tuttavia, accenna a cambiare: a Roma ora affluiscono torme di turisti che si sfamano con un panino o due all'ombra del Pantheon e pernottano in foresterie gestite con onestà dal clero. Chissà che i "rapaci" non abbiano i giorni contati... Tuttavia, ahimè, non ci scommetteremmo.