Italiani in America

Pise, nel nome della Chiesa e della cultura

di Generoso D'Agnese

Nelle pagine di storia americana Charles Constantine Pise si guadagnò il primato, tra il 1832 e il 1833, di primo cappellano cattolico della Camera dei Rappresentanti USA. Una primato guadagnato con onore, quello di Pise, che sublimò un attivismo politico e religioso condotto incessantemente durante i suoi 65 anni di vita.

Figlio di un' americana di Fildadelfia, Charles ebbe come padre Lewis Pise, un miniaturista giunto nella città di Filadelfia nel 1795 e trasferitosi prima a Baltimora e poi ad Annapolis, sull'onda di un successo professionale che gli valse un discreto benessere.

Charles nacque ad Annapolis nel 1801 e nella città simbolo della cantieristica navale militare egli visse un'infanzia tranquilla, caratterizzata dalla vocazione ecclesiastica. Il giovane studiò a Georgetown ed ebbe tra i suoi precettori padre Grassi, un gesuita destinato a lasciare un'impronta forte nella storia della frontiera americana dell'Ovest. Attraversò l'Atlantico per completare i propri studi ed entrare nell'Ordine dei Gesuiti. Nella capitale romana egli sarebbe tornato nel 1832 per essere nominato da papa Gregorio XVI cavaliere del Sacro Palazzo, conte palatino e cavaliere del Sacro Romano Impero, primo "americano"  a ricevere tale onore.

Dopo gli studi teologici, il figlio del miniaturista italiano ottenne il suo primo incarico di insegnante al St. Mary's College di Emmitsburg e divenne il pupillo dell'Arcivescovo di New York, John Hughes. Ordinato sacerdote nel 1825 iniziò la sua carriera ecclesiastica nella cattedrale di Baltimora. Parallelamente alla sua missione cattolica, Pise coltivò sempre la passione per la letteratura e la storia. Apprezzato autore di opere apologetiche e storico della Chiesa, l'italoamericano si distinse anche per le sue poesie in latino e in inglese. Importante testimonianza del suo impegno letterario fu "The Pleasures of Religion, and Other Poems", dedicato a Washington Irving. Autore prolifico di testi drammatici, Charles C. Pise fondò nel 1841 la rivista "The Catholic Expositor and Literary Magazine ", dopo essersi fatto conoscere come biografo di Sant'Ignazio e insegnante di retorica. Il gesuita amò parallelamente anche la narrativa consegnando agli editori la sua battaglia personale contro il protestantesimo che proprio nella forza dei romanzi aveva trovato una strada per gettare discredito sul cattolicesimo. La reazione cattolica fu affidata proprio alla penna di Pise, che nel 1829 esordì con "Father Rowland, a North American Tale". Considerato il padre del primo libro italoamericano, il gesuita dopo pochi mesi pubblicò anche "The Indian Cottage, a Unitarian Story".

Attento studioso di Montesquieu e Rousseau e traduttore delle poesie di Metastasio, il gesuita vide pubblicata dall'italiano il libro "The Catholic Bride"  nel 1847 e manifestò sempre la sua lealtà all'America per rintuzzare gli attacchi protestanti che lo indicavano quale avversario dell'unità statale. Negli anni della guerra civile americana Pise si schierò apertamente a favore dell'Unione e rintuzzò da grande polemista gli attacchi protestanti indicando nel loro legame anglofilo un pericolo per la libertà americana. Autore del "The Tourist".

Definito dalla critica letteraria un gesuita progressista, Charles Constantine Pise divenne nel 1848 viceparroco della chiesa di S.Pietro a New York e dopo un solo anno venne nominato parroco di San Carlo Borromeo a Brooklyn, chiesa nella quale visse il resto della sua vita da apostolato, fino alla morte avvenuta nel  1866. Ma non abbandonò mai il vizio della scrittura. A sua firma  uscirono i cinque volumi di  "A History of the Catholic Church", "Alethia, or Letters on the Truth of Catholic Doctrines" , "St. Ignatius and His First Companions" , "Christianity and the Church" . Il poema "Clara" e il dramma "Montezuma" non furono pubblicati ma rappresentano il giusto epilogo di una carriera letteraria di sicuro spessore.