EVENTI/LETTERATURA/ Clerici, l'ironico "Garibaldin" racconta

di Michelina Zambella

In occasione dell'Us Tennis Opening, l'Istituto Italiano di Cultura di New York ha ospitato un piacevole "doppio", intitolato "Conversation with Gianni Clerici". Un vero e proprio sketch degno del "Professore di ironia", dell'uomo che ha fatto la storia del tennis italiano distinguendosi come tennista, giornalista e scrittore. Lui, Gianni Clerici, uno dei commentatori sportivi italiani più importanti, timidamente e senza microfono ha introdotto alcuni brani di un prossimo libro. Racconti verosimili che non ci legge ma, seduto accanto al Direttore dell'IIC Renato Miracco, narra perchè dice: "La lettura annoia e servirebbero attori". Dalla storia del Gorillino Mango a L'uccello della Gioconda, Clerici confessa: "Ho la prova fotografica che la Gioconda era un giovanotto e questo farà del mio libro un best seller". Tra racconti veri e fittizi, si finge privo di memoria ma ammette: "Cannes 1926 è l'unico match che ricordo perchè - ride- ero raccattapalle". Ironia che ha fatto sinora la storia di nomignoli di successo, quali "Nadalito" per Rafael Nadal fino alla fortunatissima definizione di "arrotino" data, in senso alquanto spregiativo, ai tennisti di nuova generazione che giocano caricando i propri colpi con molto effetto in top-spin. "Siamo lontani dai tempi in cui io - dice Gianni - ho iniziato a giocare con racchette di legno. Con pazienza sopporto il nuovo tennis". Ma perchè soprannominare? "I nomignoli sono belli perchè identificativi e particolari. Erano usati in passato nelle province ed io, ereditandolo da mio padre, ero noto come El Garibaldin".

Dal campo alla scrittura, la carriera giornalistica di "El Garibaldin" è iniziata nel 1956 come reporter ed editorialista della redazione de Il Giorno a Milano, e oggi continua con La Repubblica e il settimanale L'Espresso. Inizialmente assegnato al calcio, poi allo scii, infine trova la sua strada: il tennis. Singolarista ai tornei di Wimbledon e Roland Garros, ha vinto due titoli nazionali juniores di doppio con Fausto Gardini (1947 e 1948) e sempre da juniores ha raggiunto la finale del singolare nel 1950. Nello stesso anno ha conquistato la "Coppa de Galea" a Vichy e nel 1952 ha vinto al "Monte Carlo New Eve Tournament".

Al tennis ha dedicato varie pubblicazioni: nel 1965 Il vero tennis, nel 1972 Il tennis facile e poi 500 anni di tennis, tradotto in Francia, Gran Bretagna, Germania, Giappone e Spagna. Nel 1984 ha scritto la biografia di Suzanne Lenglen, sei volte vincitrice di Wimbledon. Nel 1987 ha vinto il "Premio Vallecorsi" come miglior giornalista italiano dell'anno, nel 1992 il premio "Penna d'Oro" come miglior editorialista italiano e nel 1998 è stato designato dal Comitato Olimpico Italiano come "Scrittore sportivo a vita". Ha collaborato alla realizzazione del Tenniseum di Roland Garros nel 2003, strumentale alla realizzazione del nuovo museo del tennis a Milano. Nel 2006 è stato inserito nella Hall of fame del Tennis, secondo italiano presente dopo Nicola Pietrangeli (insignito del riconoscimento nel 1986). Sperando di farcela per l'anno venturo, anticipa a NY il suo prossimo progetto cui sta già lavorando: Australia- Felix, un libro sull'emigrazione italiana. "Almeno- dice - mi impegno ad arrivare all'anno prossimo".