SPECIALE LETTERATURA/ I versi di Zanzotto all'americana

di Laura Lombari

"Il congegno abbia gioco", "Give the mechanism some play". L'esortazione è rivolta al Mondo (già, proprio ad esso), e ad averla scritta è uno dei maggiori poeti italiani viventi, Andrea Zanzotto, che da sempre risiede a Pieve di Soligo, in provincia di Treviso, dove è nato 87 anni fa.

La traduzione in inglese, invece, non è un semplice gioco. È il frutto del duro lavoro di Patrick Barron, giovane professore di inglese all'Univeristy of Massachussets, che in otto anni ha voluto riscrivere nella sua lingua molte delle poesie di Zanzotto, raccolte ora in un volume "The Selected Poetry and Prose of Andrea Zanzotto", pubblicato dall'University of Chicago.

La raccolta, che negli Stati Uniti ha venduto duemila copie in un anno, è già alla seconda edizione. Per questo Barron ha presentato il volume giovedì scorso all'istituto italiano di cultura di New York. Il reading, bilingue, ha avuto un certo successo e non ha mancato di strappare sorrisi nel pubblico. Il direttore dell'Istituto, Renato Miracco, ha incantato gli astanti con una sentita recitazione, e Barron ha stupito per la semplicità di resa - in inglese - di un linguaggio complesso come quello di Zanzotto.

A cominciare da poesie come "Ormai" ("By Now" nella versione inglese), o "L'acqua di Dolle" ("The Water of Dolle"), è emerso il tema preferito del poeta, ossia la natura e l'esperienza sensoriale della natura ("la primula e il calore", "le logge vibrate dal vento ed il sole"), ma anche come metafora di esistenze, di percezioni indefinite ("l'acqua di Dolle ... toccò le forme sensitive di un'isola di pura sabbia").

Questo accade da sempre nella poetica di Zanzotto, sia in quella più lontana nel tempo, sia in quella più recente. La raccolta di Barron contempla poesie dagli anni 30 ai giorni nostri (Zanzotto, che ha prodotto venti collezioni di poesie in tutta la sua vita, è ancora attivo e sta per pubblicarne un'altra), un arco di tempo in cui la sua evoluzione è tangibile, ma il motivo dominante rimane lo stesso: l'ambiente circostante, come la casa ("Casa Pericolante", o "Unstable House"), o come le persone (le "Genti", "People" di Pieve di Soligo), o una finestra ("La finestra nuova", "The New Window": una finestra vera o un'apertura nella testa del poeta?).

Ed è lo stesso Zanzotto a spiegare come l'ambiente, o un singolo elemento visivo, entri nel suo mondo poetico, in un filmato di Marco Nereo Rotelli. Lui, che ha sempre odiato muoversi dal suo paese natale, e che sopportava a fatica perfino le "calate a Venezia" che di tanto in tanto qualcuno della sua famiglia, fin da bambino, lo induceva a fare, di Venezia ha colto la magia come solo certi pittori sanno fare. Perché di quella città ha reso la luce, i colori, il "lume magico" che cambiava attraverso le stagioni, pur rimanendo sempre se stesso, come un "fantasma". O meglio, come una "madre" della città, che poi sarebbe "la moltiplicazione della luce fatta dall'acqua",  "la continua mobilità dell'acqua e dell'aria che si presta a sempre nuove intepretazioni.

"Sapevo che avrei visto cose inimmaginabili", dice Zanzotto intervistato nel video, eppure l'immaginazione e la realtà si fondono nella sua poetica dando vita a quadri dalle tinte vivacissime.

L'espressività per Zanzotto è anche una questione di linguaggio. Da questo punto di vista si è evoluta moltissimo la sua arte. Perché ha trovato nell'ironia dei giochi di parole la chiave di interpretazione dei tempi moderni. Ed è proprio da questo punto di vista che le traduzioni di Barron funzionano di più. Come in quel "sonetto di grifi ife e fili" che diventa "sonnet of snouts hyphae and filaments", o come in "Squadrare il foglio" ("Squaring the sheet") in cui "intrica tarsi e stinchi" diventa "tangle tarsas and tibias" o "all'incontro all'incontrario si procede" sta come "onward to the convergence to the divergence".

"Mi sono interessato a Zanzotto perché ho insegnato per un periodo nel vostro Paese, in una scuola privata legata all'università di Ferrara. Ho cominciato a scrivergli proponendogli di tradurre in inglese le sue poesie e lui mi ha subito risposto di sì, senza neanche conoscermi", ha raccontato ad America oggi Patrick Barron. Che, però, ha insistito per conoscerlo, per andare a trovarlo a casa sua, per capire come vive e come interpreta il mondo. E ha scoperto un uomo che vive delle sue percezioni, che registra tutto quello che vede, che riesce a scrivere poesie bellissime anche su un muro, su un pezzo di terra che non ha particolari pregi estetici. "Ho avuto bisogno di sentire intitmità con la sua poetica per poterla prima affrontare", ammette.

Il risultato è soprendente. Barron e Miracco giovedì hanno inscenato un divertente duetto italo-americano, che nei suoi momenti migliori suonava la corda dell'ironia, orchestrato dall'invisivile Zanzotto. Come con lo spartito di "Al mondo", "To the World": "Mondo, sii, e buono, esisti buonamente", "World, be and be good, exist nicely", e ancora, "su, bravo, esisti", "come on, old chum, exist".