Che si dice in Italia

Madonnina illuminaci tu!

di Gabriella Patti

Illuminare di notte tutto il Duomo di Milano? Oppure basta soltanto un fascio di luce che faccia stagliare nel buio la sua celebre Madonnina posta sulla guglia più alta? Ci sono cose ben più serie che di questi tempi tormentano gli italiani e i loro portafogli sempre più sguarniti. Si dovrebbe parlare, per esempio, della "strana" vicenda dei tifosi del Napoli che dopo essersi impadroniti violentemente di un treno lo hanno pure sfasciato ma, dopo un paio di giorni sono stati curiosamente scarcerati. Ma perché parlarne, in un paese dove - come ha detto il regista Nanni Moretti - l'opinione pubblica semplicemente non ha più coscienza, il calcio regna sovrano e ha forti collegamenti con politica e economia e il capo del governo è proprietario di una grande squadra dai tanti interessi? Si dovrebbe allora parlare del pasticciaccio brutto dell'Alitalia che si ingarbuglia sempre di più. Ma a che pro? Tanti altri sarebbero gli argomenti seri da affrontare. Ma meglio riferire della Madonnina da illuminare o no, polemica  d'altronde a cui i quotidiani milanesi dedicano "morettianamente" molto spazio. Ci sono due schieramenti. Da una parte il sindaco Letizia Moratti propone luce piena su tutte le guglie. In effetti, nulla da obiettare dal punto di vista artistico: il risultato sarebbe bello, basta vedere gli affascinanti effetti notturni sugli altri capolavori architettonici da quando in Italia sta prevalendo la moda di illuminarli di notte. Il fronte contrario, invece, è diviso in due (che questa frantumazione all'interno di uno stesso schieramento sia davvero un vizio dell'opposizione all'italiana?). La Veneranda Fabbrica, l'ente della Curia meneghina proprietaria del Duomo, frena: vanno distinti i giorni feriali da quelli festivi, dice, ma dietro ci sarebbero più prosaicamente anche ristrettezze di bilancio. E poi c'è chi è contrario per motivi religiosi. A sorpresa l'obiezione viene da un laico di valore, l'anziano ma sempre vispo critico ed esteta Gillo Dorfles. "Va valorizzata soltanto la Madonnina" ha detto. "Perché è il simbolo della Cristianità". Penso che, forse, abbia ragione.

   COME SI FA UN VERO CAFFÈ ESPRESSO? In Italia, sulla questione, ognuno ha la sua formula segreta. Adesso, finalmente, a dettare le regole canoniche della "tazzulella" è intervenuto nientemeno che l'Istituto nazionale per l'espresso. (sì, nel Paese delle mille associazioni esiste anche lui e, tuttosommato, in questo caso non mi sembra il solito carrozzone). Dunque, ecco le norme auree per una vera tazzina Italian style. In sintesi: tazza bollente e tanta polvere ben pressata. Così è stata messa a tacere l'altra scuola di pensiero che sostiene che il caffè, al contrario, dovrebbe essere "rado" in modo che possa respirare e filtrare meglio. Ma non basta. Il portafiltro della macchinetta deve essere ben pulito, all'interno e sui bordi: i fondi del caffè precedente sanno di fumo e di bruciato e rovinerebbero tutto. Poi c'è la scelta della tazzina: usare sempre quelle a cono, perché le clindriche ostacolano la formazione della crema. Per coloro che il caffè lo vogliono normale e non "lungo"o "ristretto", due delle infinite varianti che tanto stupiscono gli stranieri, c'è anche l'altezza esatta da rispettare: deve essere precisamente di 2,5 centimetri. Se il barista sbaglia, niente scupoli: fatevelo rifare, dice l'Istituto.

   VINO NON PIU' IN BOTTIGLIA? Un anatema, in Italia, almeno per quello buono. I Doc (denominazione di origine controllata) e i Docg (controllata garantita) sono rigorosamente nel vetro. Solo quelli Igt (indicazione geografica tipica) e quelli da tavola , cioè i vini di seconda fascia, vengono venduti dentro contenitori di cartone. Nessun italiano, questa la convizione dei produttori, accetterebbe di comprare un buon vino in un box. Ma all'estero è diverso, sono meno prevenuti. E siccome i contenitori di cartone costano meno e sono più facilmente trasportabili del vetro, ecco che qualcuno comincia a pensarci. Anche perché i concorrenti francesi hanno iniziato a varcare la frontiera finora ritenuta invalicabile. Esportano nei box e guadagnano preziose quote di mercato estero.