Libera

I bronzi del governo

di Elisabetta de Dominis

E brava ministra! Mariastella Gelmini, a capo dell'Istruzione, ha sostenuto l'esame di avvocato in Calabria, a Catanzaro. Dove, notoriamente, passano cani e porci.

In Italia tutto è relativo, anche l'insegnamento scolastico. E mi spiego. Se la scuola pubblica è un'incognita, nel senso che puoi sgobbare un sacco oppure non far niente ed essere promosso ugualmente a pieni voti (dipende molto dalla tua intelligenza, dalla demenza dei professori o talvolta anche dagli intrallazzi dei propri genitori), nella scuola privata, basta pagare e passi. E un genitore paga perché non ammetterà mai di avere un figlio deficiente, mentre nella maggior parte dei casi è solo un fannullone. Potrei scrivere un libro sull'argomento, per esperienza familiare.

All'università però, ai miei tempi, i somari venivano a galla. Quando mi iscrissi, a metà degli anni settanta, scelsi giurisprudenza perché era ancora una facoltà seria. A lettere e architettura la sinistra estrema era riuscita a introdurre in alcune università più politicizzate gli esami di gruppo, nel senso che uno studiava e sosteneva l'esame per tutti. Inoltre il 18 politico non lo si negava a nessuno. Durò qualche anno. Poi tutti si rimisero a studiare, salvo trasferirsi nelle università più facili. Urbino era una di queste, dove si trascorreva l'estate piacevolmente con i professori e in un anno e mezzo gli esami erano fatti e la laurea in tasca. A questo punto però un dottore in legge come avrebbe potuto sostenere l'esame di avvocato se non aveva mai studiato seriamente in vita sua? Chissà se la Gelmini si è mai letta le 2.600 pagine di procedura civile, metà delle quali in latino, che ho dovuto memorizzare io? Probabilmente no, visto che è andata a sostenere l'esame in Calabria, come racconta Gian Antonio Stella sul Corriere (peccato però che nella prima pagina ci sia solo un titolo minuscolo in basso). Con quell'aria da professoressa aveva incantato tutti: tailleur e occhiali. Ah, lei sa bene che l'abito fa il monaco: infatti ha reintrodotto il grembiule nelle scuole, come se bastasse il rigore estetico per acquisire quello morale. Gian Antonio Stella intervista un laureato promosso all'esame a Catanzaro nel 2001 e gli chiede come avessero fatto 2.295 partecipanti su 2.301 a fare esattamente l'identico tema, perfino con lo stesso errore. Risposta: "Entra un commissario e comincia a dettare il tema bello e fatto. Piano piano per dar modo a tutti di non perdere il filo". La Gelmini fa là l'esame tre anni dopo e si giustifica così: "La mia famiglia non poteva permettersi di mantenermi troppo a lungo negli studi: mio padre era un agricoltore. Dovevo iniziare a lavorare e quindi superare l'esame per ottenere l'abilitazione alla professione. Solo un 30 per cento (al Nord), tra figli di avvocati e pochi fortunati, superava l'esame...". Ma che storia strappa lacrime. Anche a me era stato proposto di andare a Catanzaro, ma ho scelto di non farmi più mantenere e andare (stoltamente) a fare un altro lavoro. Diciamo la verità: ci vogliono altri due anni di praticantato presso uno studio legale, prima di poter sostenere l'esame. Chi studia molto, e ha studiato all'università, ce la fa al primo colpo. Conosco figli di avvocati che sono stati bocciati un paio di volte (il che significa minimo 4 anni), perché al Nord, se si riesce a comprare qualche esame universitario, non è possibile corrompere una commissione intera. Eppoi cosa intende per "pochi fortunati"? Certo che anche la nostra ministra ha trovato la strada della fortuna cavalcando Forza Italia come consigliera, assessora, ecc. Ma a Catanzaro ci è andata prima o dopo? Da che pulpito si boccia la scuola meridionale e s'invoca il ripristino del merito e della severità nello studio...

Vedrete che la ministra non perderà la faccia. Deve averla di bronzo come Gianfranco Fini, presidente della Camera, sorpreso con la compagna sul motoscafo dei Vigili del Fuoco a fare sub nelle acque della riserva naturale dell'isola di Giannitri. Poiché l'ignoranza della legge non scusa, si è scusato promettendo che pagherà la multa per divieto di immersione. Ma la barca dei Vigili la paghiamo noi, che non possiamo usarla per diporto. Perchè siamo, di fatto, cittadini di serie B.

Chissà, forse, provengono tutti dal regno di Nettuno. Come i bronzi di Riace pescati in fondo al mare calabro.