Politica/L'uragano Sarah tra i delegati del Gop

di Mattia Sorbi

 Era cominciata male la convention repubblicana qui all'Exel center di San Paul, Minnesota, con pochi discorsi da seguire durante le prime due giornate a causa di un improvviso cambio d'agenda dovuto all'uragano Gustav. Si respirava un'aria di smarrimento sia tra i delegati e gli ospiti della convention sia tra i giornalisti impazienti di studiare da vicino il ticket McCain-Palin. Durante la prima giornata, tutto ciò a cui si è potuto assistere è stato un caloroso saluto della first lady Laura Bush e di Cindy McCain, la moglie del candidato repubblicano alla vicepresidenza, che spiegavano a una folla di persone annoiate che il presidente George Bush non avrebbe potuto raggiungere la convention per seguire da vicino le operazioni di evaquazione dei cittadini di New Orleans. Il giorno sucessivo, la radio della BBC, dato che non era stato concesso ai giornalisti di sapere quando avrebbero potuto incontrare la candidata vicepresidente e governatrice dell'Alaska, Sarah Palin, iniziò a intervistare i giornalisti della stampa estera, per la trasmissione "The World" mettendo in risalto come alla convention repubblicana oltre che seguire una videoconferenza con George W Bush in tarda serata non c'era niente da fare. La situazione portava a credere a un fallimento della convention stessa. 

L'unica notizia di cui si stava parlando e che la CNN continuava a coprire era l'inaspettata gravidanza di Bristol Palin, la figlia diciassettenne della governatrice dell'Alaska. Tutto questo fino a Mercoledì, quando Sarah Palin, una volta salita sul palco è riuscita letteralmente a ribaltare la situazione e i pregiudizi creatisi intorno alla sua figura. Grazie a un discorso diretto e brillante, la governatrice, ha saputo parlare al pubblico americano sui bisogni delle famiglie e delle loro difficoltà. La paladina dei conservatori sociali si è dimostrata inoltre preparata e sicura su temi di materia fiscale e di politica energetica comunicando quella sicurezza tipica di chi ha toccato con mano questi argomenti durante la propria carriera politica. Giovedì, John McCain ha completato l'opera con un discorso tutto incentrato sulla sicurezza nazionale e la politica estera che ha elettrizzato la folla presente in sala.

Durante queste giornate abbiamo voluto raccogliere le impressioni delle persone convenute nel Minnesota per capire quali argomenti li porteranno a votare per il Partito Repubblicano il prossimo 5 Novembre. Shannon Brumenshenkel è una studentessa ventenne di scienze politiche alla Chase University e una delegata che viene da Cincinnati, Ohio, uno Stato che oscilla da diversi anni tra partito repubblicano e democratico e che è considerato decisivo per vincere le prossime elezioni presidenziali. "Obama vuole tassare le multinazionali e permettere ai sindacati di rafforzarsi", ci dice Shannon, "questo non è il modo migliore per creare nuove opportunità di lavoro in uno Stato come il mio e impedire la fuga delle fabbriche all'estero". Dunque chiediamo a Shannon se ciò che più le interessa in un candidato repubblicano è la difesa di un sistema economico liberista. "Assolutamente il governo deve entrare il meno possibile nella vita dei cittadini e su questo anche George Bush ha sbagliato".

Garrett Hardee viene dall'Alabama, ci racconta che all'università ha fondato un gruppo di giovani repubblicani che riscontra particolare  successo tra i giovani per le campagne prolife e sui seminari di politica estera che vengono organizzati. "Sono entusiasta di McCain, quest'anno possiamo credere solo a lui in termini di patriottismo e sicurezza nazionale. Sarah Palin è già la mia eroina anche se alle primarie avevo scelto Mitt Romney".

Christen Brown di Phoenix, Arizona ha lavorato per la campagna elettorale della democratica Hillary Clinton proprio nello Stato dove John McCain è senatore. "Sono qui", ci dice, "perché l'unica cosa che mi interessa è avere una donna alla Casa Bianca. Sono sempre stata repubblicana ma Hillary era troppo importante per me. Sono così contenta che McCain abbia scelto una donna al suo fianco".

Tra i delegati dell'Alaska ci imbattiamo in Wilf Brooks. "Ho sessantotto anni e sono un reduce di guerra del Vietnam. Sono così contento di John McCain e della sua scelta a vicepresidente. Non c'è dubbio che la gran parte dei reduci di guerra voterà per lui. Penso che se si vincera la guerra in Medio-Oriente e i gruppi terroristici verranno sconfitti anche la presidenza di GW Bush passerà alla storia come lungimirante. Non ci dimentichiamo che al contrario di quel che sentiamo in giro, Bush, è riuscito a tagliare le tasse anche per il ceto medio e a creare nuovi lavori."

Morton Blackwell è un delegato della Virginia consapevole che il suo Stato per la prima volta dopo cinquant'anni potrebbe passare al Partito Democratico. "Ora che abbiamo Sarah Palin inizio a sperare che grazie ai cristiani evangelici potremo battere Obama. L'aborto è un omicidio e vorrei ricordare il fantastico lavoro di Bush nel nominare Alito ed Edwards a giudici della Corte Suprema".

Sul tappeto rosso del grande salone della convention si aggirano anche due frati francescani sulla sessantina William Berry e John De Jong. "Siamo qui perché sebbene la difesa della vita dal concepimento non sia una questione partitica ma dovrebbe essere un valore bipartisan pensiamo che nel Partito Democratico, a partire dalla convention di Chicago nel 1968 ci sia una egemonia liberal che non considera la santità di ogni vita umana."

E' difficile se non impossibile trovare tra queste persone qualcuno che voglia considerare il valore simbolico che un presidente nero potrebbe assumere in un Paese dove la battaglia per i diritti civili e la fine della segregazione non è stata facile da vincere. O che pensi che costruire un sistema sanitario per tutti o diminuire i costi per l'accesso all'istruzione possa essere una soluzione per dei gravi problemi di questo Paese. La risposta definitiva all'agenda di Barack Obama è contenuta nello slogan "Drill baby drill" che le persone intorno a noi hanno urlato ripetutamente a squarcia gola ammirando il senatore dell'Arizona mentre parlava. "Anche su temi quali le fonti energetiche da utilizzare per rendere indipendenti gli Stati Uniti dal Medio-Oriente sfidiamo apertamente i democratici" ci dice Tim Harper, cinquantatre anni e delegato del New Mexico, "la risposta si trova nel petrolio del nordamerica e nella costruzione di nuove centrali nucleari".