Visti da New York

La resurrezione del Gop

di Stefano Vaccara

Il miracolo è avvenuto, il morto è resuscitato e cammina. Il Gop, il grande vecchio partito di Lincoln, T. Roosevelt e Reagan, per otto anni in croce per le colpe dell'impreparato figlio di un già modesto ex presidente, che si preparava a spirare chiedendo perdono a tutti gli elettori americani che sapevano già quello che dovevano fare, invece è miracolosamente resuscitato grazie alla Messia venuta dal freddo. Sarah Palin, giovane sconosciuta governatrice dell'Alaska madre di cinque figli, battezzata alla politica dall'America più vicina alla Siberia che a New York, mercoledì sera ha resuscitato le speranze dei repubblicani di poter mantenere la Casa Bianca nonostante otto anni di George W. Bush.

John McCain aveva vinto, contro ogni pronostico iniziale, le primarie alla nomination del partito con cui aveva avuto un rapporto d'odio-amore. "Maverick" lo chiamavano i democratici che da anni flirtavano con lui nelle commissioni del Senato, non immaginando che quel nomignolo di "imprevedibile rompi schemi" affibiato al senatore dell'Arizona - anche se Obama ripete invano che nelle grandi questioni McCain ha votato sempre con Bush - sarebbe servito un giorno a fargli compiere l'impresa di poter ridare chance al ticket del Gop dopo 8 anni di disastri di amministrazione repubblicana. Non è mai successo nella storia moderna di questa democrazia che dopo due mandati non considerati esaltanti, non conquisti la Casa Bianca il candidato del partito all'opposizione. Dopo due mandati di Ike arriva Kennedy; Johnson capisce tutto e rinuncia a correre contro Nixon; lo sconosciuto Carter entra nell'Oval Office perché Ford deve pagare le colpe di Tricky Dicky; Bush padre è l'eccezione solo perché succedeva a Reagan, uno dei presidenti più popolari della storia. Clinton batte Bush perché sarebbero stati antistorici quattro mandati di Gop e il figlio ex ubriacone di un ex "one term president" conferma la legge del "change" strappando la Casa Bianca a Gore. Quindi dopo due mandati di GW...

Per la resurrezione del Gop c'è voluto anche l'aiuto dal cielo, dato che la tempesta mediatica che si sarebbe abbattuta sulla convention di St. Paul con l'arrivo di Bush-Cheney, è stata deviata grazie all'uragano Gustav, un secondo "miracolo" che avvicina John McCain alla Casa Bianca.

Povero Obama, i discorsi ascoltati la settimana prima alla convention di Denver avevano avuto come fulcro capace di scardinare la titubanza di qualunque elettore a votare per il ticket democratico, la seguente formula: votare per McCain sarebbe come allungare a Bush il contratto di affitto della Casa Bianca. Un messaggio rivolto agli indipendenti ma anche ai tanti repubblicani pentiti di aver rieletto GW nel 2004.

E invece... ecco che prima il Maverick tira fuori dal cilindro il "bulldog col rossetto" Sarah Palin, la "hockey mom" dal grilletto facile che con grinta impressionante ha catturato tanta selvaggina elettorale in fuga dal partito. E poi, giovedì sera, nonostante la sua eloquenza zoppicante, ecco John McCain intento a far passare il messaggio di "cambiamento", di "fight with me" per ribaltare Washington.

Il miracolo della resurrezione del Gop, un partito moribondo dalla base sfiduciata che dalla padella di Bush si preparava a sfuggire alla brace McCain disertando le urne, che si ritrova ricompattato ed esaltato da una giovane donna, che compie l'impresa impossibile: togliere dal piedistallo di star della nuova politica Barack Obama. È lei, nel bene come nel male, che da venerdì 29 agosto riceve le maggiori attenzioni dei media.

Col senno di poi (ma perché i democratici continuano ad essere così ingenui da tenere la convention prima di quella dei repubblicani?), se Obama dovesse perdere, molti dei suoi sostenitori penseranno che è stata colpa del ticket, che scegliendo l'esperto ma vecchio senatore Joe Biden, i democratici rinunciavano all'imbattilbile "dream team", l'uragano Barack-Hillary che neanche Sarah Palin avrebbe potuto fermare. Ma Obama non aveva scelta, col senatore del Maryland voleva fermare i ricatti di Hillary e poi rispondere a quello che era stato l'unico slogan di McCain contro di lui, "l'inesperienza".

McCain, il più vecchio candidato della storia Usa, invece di rassegnarsi a perdere, ha rischiato la donna-jolly. Inutile ripetere quanto sia assurdo che un partito che ha avuto le maggiori responsabilità del potere negli ultimi anni, abbia condotto tutta la convention attaccando quel "potere corrotto" di Washington. Quello che conta è gli elettori-spettatori quando riconoscono coloro che si autodefiniscono portatori di cambiamento, o detto in maniera più semplice, i "rivoluzionari". Sarah Palin, capace di resuscitare i partiti dati per morti, in queste ultimi giorni appare proprio così, "rivoluzionaria". Barack Obama, che per battere Hillary doveva ed era riuscito ad apparirlo, adesso si ritrova a combattere più che un Maverick, l'ostacolo di una donna diversissima nelle idee, ma uguale a lui nell'essere percepita come forte messaggio di cambiamento. Vedremo a novembre quale dei due profeti del "change" la maggioranza dell'America deciderà di seguire.