A modo mio

Ad Ispica si si può

di Luigi Troiani

Molto si è scritto, negli ultimi anni, sul voto "con i piedi", ovvero sul fatto che la gente sempre più scelga di investire, vivere, pagare integralmente o parzialmente le tasse, dove più gli piace e conviene. E' vero per le giovani coppie che eleggono domicilio in luoghi in linea con le attese di vita, con il modello di famiglia che intendono creare, con le professioni che ambiscono a svolgere. E' soprattutto vero per i pensionati, liberati dagli obblighi del lavoro o della professione, che vanno a spendere risparmi e pensione dove meglio ritengono di vivere gli ultimi anni. Quando non è possibile, per esigenze affettive o economiche, mutare completamente luogo di residenza, si opta per fenomeni di pendolarismo lungo, alternando in luoghi diversi periodi e stagioni.

Il fenomeno, ben oliato negli Stati Uniti (quanti pensionati scappano dall'East Coast, nella stagione invernale, verso l'appartamentino in Florida?), si va estendendo anche in Europa. Hanno cominciato le popolazioni scandinave e in genere del nord Europa, guardando soprattutto a paesi come Spagna e Grecia. Cominciano a farlo gli italiani, eleggendo domicilio definitivo o stagionale, quando possono permetterselo, dove minore è lo stress e migliore la qualità di vita. Ovvio che i sindaci e le amministrazioni comunali più avvedute, facciano del loro meglio per attrarre i "pendolari" della qualità della vita, in particolare valorizzando la ricchezza più diffusa in Italia: la cultura e l'arte, il buon cibo, le tradizioni dell'artigianato e del folklore. Per i piccoli centri, per le località decentrate, le occasioni migliori arrivano dalla stagione estiva, grazie al forte afflusso di turisti e visitatori che, dalle riviere muovono verso l'interno in cerca di spazi decongestionati e meno conosciuti.

In Sicilia, una competizione del genere si presente ardua, vista la ricchezza ineguagliabile dell'offerta artistica e naturalistica. Mi è toccata la fortuna, quest'agosto, grazie all'invito cordiale del suo primo cittadino, di conoscere uno dei centri minori siciliani, attento ad "offrirsi" all'interesse del visitatore: Ispica, nel ragusano, divisa tra il suo fondo valle riversato su mare e villaggio turistico, e il centro storico al quale si accede con una breve e nervosa strada che sale a fianco di un canyon multimillenario, ferita inattesa nel corpaccione della montagna iblea.

A Ispica ho portato un contributo al dibattito sui rapporti tra Europa e Mediterraneo, ascoltando altri relatori (gli amici Risi e Capelli e l'anfitrione Corvo su tutti) che hanno magnificato la necessità di rendere il Mediterraneo luogo di unione e non di separazione. La manifestazione mi ha fornito l'opportunità di conoscere un luogo che altrimenti non avrei scoperto, e di apprezzare un menu di eventi estivi (mostre, concerti, spettacoli) che fa onore all'amministrazione cittadina. Anche così ci si accosta ai centri "minori", scoprendone l'offerta in termini turistici e storici.

Ispica, come ogni luogo antropizzato della Sicilia, è pietra mattoni e stucco: chiese (il convento del Carmine, l'Annunziata) palazzi nobiliari (la "Forza", il Castello dei Caruso e degli Statella) e case infeudate, architettura, fregi artistici. Dove la vegetazione ha ricoperto la storia è, come spesso in un'isola soprattutto mitologia e Ciclopi, natura aspra (la Cava) affreschi rupestri necropoli e resti archeologici. L'Ispica che vive è liberty del Novecento e inevitabile barocco, vigneti noci e covoni di grano, feste religiose, specchi d'acqua ai Pantani Longarini, le spiagge e le creme del solleone al lato mare. E la gente, ospitale, aperta ad ogni opinione, consapevole anche dei problemi che l'isola è chiamata a risolvere.