Libera

Libera di non morire

di Elisabetta de Dominis

Fi sabil Allah... fi sabil Allah... Ma è poi questa la strada per Allah? Un giardino largo come il cielo e la terra, dove scorrono ruscelli e sono di latte e miele... e ombra che rinfresca e dolci frutti e staremo distesi su alti letti... Ma con chi mi distenderò? Io voglio distendermi solo con Abdul. Abdul che resta qui sulla terra e non rivedrò. Abdul che ha disteso il suo vasto sguardo su di me e mi ha detto che ho gli occhi belli. E che ho i capelli color del miele e che ci si tufferebbe dentro. E io dove vado a tuffarmi? In un inferno di fuoco, nel sangue, nella fine di questa vita. Vita dove brucio senza morire sotto le sue labbra di fuoco. E sono percorsa dai brividi e allora mi sento ardere ancora di più. Il giardino di delizie per me è questo. Non chiedo di più. E se davvero esiste, non lo desidero... sono ancora tanto giovane e voglio conoscere la vita...voglio amare. C'è tempo per morire.

"Figlia mia - mi diceva mamma mentre mi avvolgeva nella cintura esplosiva - Allah ti ama e ti chiama. I credenti combattono sul sentiero di Allah, uccidono e sono uccisi. Non aver timore, non ci sarà afflizione. Quelli che non credono avranno un castigo immenso. Nei loro cuori c'è una malattia: il dubbio. Assomigliano a chi accende un fuoco, ma Allah sottrae loro la luce e li abbandona nella tenebre e non vedono più nulla".

Snocciolava le sure che le hanno inculcato: felicità senza limiti, vita perpetua... ma io so che chi non ha dubbi è destinato alle tenebre. Ho visto le tenebre sugli occhi ancora aperti di papà. Lui credeva. E per questo non posso credere. Proprio ora che la vita cominciava a schiarirsi per me, vogliono che precipiti nel buio di un aldilà dove non potrò amare come amo. E di essere scelta non me ne frega niente. Scelta con altre vergini, puah! Morire per divenire un premio. Un premio non è un dono. E io avevo già deciso a chi donarmi...

Mamma piangeva, ma non è un controsenso? E io sto trascinandomi sotto questo sole di ghiaccio, che mi ha rattrappito il cuore, per morire insieme a dei miscredenti come me. Per la gloria di Allah! Ma dove sta scritto? Che invenzione questo dio che ci ama e ci chiede di morire per lui! Sono gli uomini che invece di amarsi si odiano e se lo sono inventato... Sono esausta per il peso e ho caldo. Se già devo morire, posso finalmente sbarazzarmi di questo insopportabile velo e almeno respirare per l'ultima volta. Che sensazione di libertà i capelli al sole. Libera come quando ero una bambina. Libera? Ma adesso sono libera! Libera di rifiutarmi di adempiere un dovere che non sento, libera di scappare... libera di non morire. Ma come faccio? Che paura! Se mi vedono i miei, mi ammazzano. Macchè paura di loro. Mi hanno lasciata sola con la Paura di morire per il loro Onore. Ripudiata, sì. E non faccio più parte di loro. Qui rischio di saltare in aria da un momento all'altro. Basta strisciare contro i muri. Io sono libera e mi devo liberare prima possibile del fardello di Allah. Devo consegnarmi a dei soldati e pregarli di salvarmi. Salvarci.

Ah, lo sguardo di Abdul... Sì, prendimi tra le tue braccia, soldato.

Raniya ha 15 anni. E' stata fermata dai soldati iracheni a 50 chilometri da Bagdad. Le hanno tolto la bomba.

"Questa ragazza è un segno di speranza - ha scritto Renato Farina su Libero. - Partita per uccidere e morire, ha resistito. Ha detto no, decisa a non essere schiva dei burattini di Al Qaeda. E' solo dalle donne che alla fine l'islam fondamentalista e terrorista potrà essere sbugiardato dinanzi ai popoli arabi per quello che è: una tortura, un attentato contro ciò che di umano abbiamo, perché gli uomini aspirano a vivere qui e ora, possibilmente felici, desiderando amare ad essere amati, magari non riuscendoci, ma provando.

Già centocinquanta donne della medesima zona da cui proviene Raniya, nei pressi di Baquba, capoluogo della più violenta provincia irachena, Diyala, si sono arruolate nei ‘comitati del risveglio'. Risveglio dal torpore delle donne rese schive, carne da macello per il comodo dei capi".