Una casa per Alda Merini

di Gabriella Patti

Alda Merini "è un patrimonio di parole che si sono conquistate il permesso di soggiorno". La definizione non è mia ma l'approvo. Perché quella che è probabilmente la più grande poetessa contemporanea italiana ha davvero lottato per far emergere i suoi versi e la sua sensibilità. Una vita davvero difficile, un male oscuro della mente e dell'ansia di vivere con cui fare i conti, anni e anni in case di ricovero psichiatriche. Ne è emersa in tarda età, povera ma combattiva. Per la gioia sua e della cultura italiana. Ora c'è da pensare a un

posto - una biblioteca, una "casa" - dove raccogliere i suoi innumerevoli scritti. Ci deve pensare la sua città, Milano, sostiene il Corriere della Sera. Perché la Merini è "una donna che senza di lei Milano non sarebbe più la stessa". Presa dall'organizzazione milionaria dell'Expo 20012, il sindaco Letizia Moratti avrà tempo di pensarci?

MEGLIO UN MEGA PARCHEGGIO SOTTERRANEO che toglierebbe migliaia di auto dal centro di Roma o meglio tenersi dei ruderi, sia pure di grande valore archeologico? Ci risiamo, insomma. Nella Caput Mundi e in buona parte del resto d'Italia, si sa, basta scavare un poco - da zero a 15 metri, dicono gli esperti - e di sicuro spunta qualche resto antico. Stavolta, però, la posta in gioco appare particolarmente appetibile. Si era deciso di costruire un grande silos sotto il Pincio - forse, assieme al Gianicolo, la terrazza più affascinante e più amata dai romani. Collocazione ideale per alleggerire il traffico in centro, visto che il Pincio affaccia sulla centralissima Piazza del Popolo. Ai primi colpi di piccone, però, ecco che puntuali spuntano preziosi reperti di una villa romana. Intervento immediato della sovrintendenza ai Beni culturali. Lavori bloccati. Ma, mi domando: possibile che ancora non si sia stabilita una linea di condotta per casi come questi? Gli amministratori locali ma, soprattutto, i legislatori nazionali (ovvero: il potere politico) devono decidere: facciamo vivere un po' meglio gli attuali viventi, oppure costruiamo una città museo per i turisti, infischiandocene dei problemi di chi deve andare al lavoro al mattino e tornare a casa la sera? Attenzione. Amo l'arte, sono molto orgogliosa di essere nata e di vivere a Roma, adoro i musei, mi commuovo di fronte ai casi (rari) di bei recuperi di reperti antichi e della loro messa in mostra in modo che tutti ne possano usufruire, gli scempi urbanistici mi fanno infuriare. Ma questo non vuol dire schierarsi con i "talebani della tutela" come li ha efficacemente definiti uno studioso al di sopra di ogni sospetto: Andrea Carandini, ordinario di Archeologia e storia dell'arte greca e romana alla Sapienza. "Voler tutelare e preservare" a ogni costo qualsiasi antichità emerga da uno scavo "è infantile". E non lo prevede nemmeno il codice dei Beni culturali, dove da nessuna parte è scritto che "nulla può mai essere toccato". E se lo dice uno come lui! Chi è convinto che "un parcheggio in centro vale la scomparsa di tante auto in sosta per le strade", propone una soluzione di buon senso: basterebbe apportare delle modifiche al progetto. "I colli romani al loro interno, al di sotto dei 15 metri, non hanno reperti. E allora: sfruttiamo questa opportunità". Già, è una proposta di buon senso. Verrà accolta?

UMBERTO BOSSI SI METTA L'ANIMO IN PACE. Il leader leghista non ha digerito il fatto che suo figlio sia stato bocciato a scuola, per la seconda volta. E, anziché rimproverare il rampollo di avere studiato poco, se l'è presa con i professori del Sud. Ebbene: in Lombardia, l'anno scolastico che sta per iniziare porterà 121 nuovi presidi nelle scuole della Regione. E di questi, la metà verranno dal Sud - da Campania, Sicilia, Calabria, Puglie. Solo 61 sono i dirigenti scolastici "lombardi" vincitori del concorso. Un consiglio a Bossi junior: perché non si concentra su libri e lezioni? Vedrà che, magari, così facendo verrà promosso. Anche dai "terribili" presidi terroni.