Il rimpatriato

La bestia e la fede

di Franco Pantarelli

Succede sempre, in agosto. Come si fa ad andare in vacanza con il cane? Le pensioni a buon mercato non li accettano e l'albergo costoso è fuori portafoglio; in spiaggia non si possono portare; il costo di lasciarli in un canile renderebe più breve e di minore qualità la vacanza medesima e alla fine la soluzione cui molti giungono è quella semplice e brutale di abbandonarli. Al che - anche questo accade sempre - si levano sia i cori di sdegno contro quegli sconsiderati senza cuore che oltre tutto vanno ad accrescere la popolazione (si colcola che sia di almeno 600.000 unità) dei cani randagi, sia le iniziative in favore dei poveri animali in procinto di restare senza casa e senza famiglia. La più immaginativa che si è vista questa volta è quella di un manifesto che mostra un simpatico bastardino sormontato dalla scritta "Di che razza sei?", e sotto la specificazione "Umana o disumana?", col sottinteso evidente che alla seconda appartengono quelli che, per l'appunto, abbandonano i cani al loro incerto destino. Insomma l'agosto, oltre ad essere il mese più difficile e rischioso per i cani, è anche il mese dell'anno in cui quelle fedeli bestiole raccolgono il massimo di solidarietà e simpatia.

Questa volta però c'è stata una novità che porta il nome di Lorenzo Croce, presidente dell'Aidaa, che sta per Associazione italiana di difesa degli animali e dell'ambiente. Approfittando del momento "speciale" di cui si diceva, Croce e i suoi associati hanno pensato bene di estendere la questione a tutti coloro che in un modo o nell'altro vittimizzano gli animali per crudeltà o per vanità, mirando a un bersaglio alquanto inaspettato: addirittura il papa. La colpa di Benedetto XVI, anche lui partito in vacanza? Non quella di avere lasciato il suo cane in balìa di se stesso bensì quella di indossare in certe cerimonie liturgiche una mantellina di ermellino. Insomma papa Ratzinger come le signore impellicciate che a volte vengono coperte di vernice dagli animalisti inferociti.

Armato di tutta la gentilezza di cui era capace, calibrando al massimo le parole per evitare di risultare offensivo, Lorenzo Croce ha scritto una lettera aperta a Benedetto XVI, di cui dice di conoscere bene "la sua sensibilità per le tematiche ambientali e di difesa degli animali", per chiedergli di passare per così dire all'azione, cioè a "un gesto concreto che indichi la strada del rispetto e dell'amore anche per gli animali creature di Dio, evitando che le stesse creature vengano ammazzate per farne delle stole di pelliccia delle quali si può facilmente e serenamente fare a meno". Il modo in cui Lorenzo Croce presenta al papa la sua richiesta di rinunciare all'ermellino è (ve l'avevo detto che le sue parole sono molto calibrate) il seguente: si tratterebbe di "un atto di coraggio e di forza che darebbe ulteriore luce al suo magistero", ma una vera risposta dal Vaticano non è ancora venuta. Finora a parlare è stato solo Andrea Cordero Lanza di Montezemolo, il cui incarico preciso è di arciprete della Basilica di San Paolo ma le "voci" del Vaticano lo indicano come una sorta di "addetto all'immagine" del papa.

"Difendere gli ermellini va bene,  ma ci sono creature umane che meriterebbero una difesa prioritaria e nessuno se ne occupa", ha detto il "cardinale Fiat", come lo chiamano i cronisti che seguono le vicende vaticane, ignorando del tutto il carattere simbolico dell'iniziativa. E poi: "Se la sentirebbero quei signori di rinunciare a mangiare carne e pesce? Se mangiamo gli animale possiamo anche vestircene, no?".

Il successo della lettera aperta (apparsa sul sito www.firmiamo.it/sign/list/papasenza ermellino) è stato superiore alle speranze di Lorenzo Croce. In un paio di settimane l'hanno firmata quasi duemila persone, tanto che il progetto è diventato più ambizioso: ora è quello di raggiungere almeno le diecimila firme per poi chiedere un'udienza a Benedetto XVI per consegnargliela personalmente. Alcune firme, però, sarà bene separarle dai commenti con cui sono state corredate. Uno, per esempio, a fianco al suo nome, Ivan Bazzati, ha scritto: "Senza ermellino, meglio senza papato".