Musica/ Mozart: l'uomo, il genio, il mistero

di Franco Borrelli

Stupore dinanzi al mistero assoluto, paura del nulla, terribile attesa del giudizio e desiderio, tanto, di trovar finalmente pace alle pene di un vivere tormentato e tuttavia eccitante. Umanissime considerazioni e sorprendente miseria dinanzi ai dubbi dell'essere, di una vita oscillante fra gli osanna festosi e la cupa disperazione, la fama e l'oscuramento (quasi) totale, tanto da finir poi in un'anonima fossa comune. Destino da genio, senza dubbio, quello di Mozart. Gioie matrimoniali, avventure, stenti e delusioni; una vita, insomma, vissuta all'insegna della libertà e dell'improvvisazione, quasi allo sbando. Il tutto riassunto in un «Requiem» che più poetico e descrittivo di così davvero non si può immaginare.

Il commissionante dell'opera voleva restare nell'anonimato. Un'identità misteriosa, forse la sua stessa coscienza, un ultimo poema da comporre per se stesso, per l'ultimo dei suoi viaggi. V'è tutto, qua, della vita quotidiana e della voglia (sensazione) di qualcosa d'Altro. Paure e brividi, buio e dolore infernali accanto a squarci di luminosità paradisiaca, colori di un'anima in pena, che sente l'inesorabile passaggio di tutto della sua vita e freme ancora per attese destinate a restare purtroppo tali. Uno dei maggiori drammi mai concepiti e realizzati in musica. Il terrore panico di fronte all'incertezza di quel che sta per venire; eppure il dubbio che un dio, di là dal dolore e dalle contraddizioni cocenti dell'essere, ci sia ad aspettare per lenire e addolcire fatiche e sofferenze dilanianti.

Il «Requiem» mozartiano - recitano enciclopedie e critici - apre uno spiraglio al nascente spirito romantico d'origine tedesca pur ammiccando all'armonia classica di cui l'autore è il più sublime fautore. Qui si fondono momenti di straordinario teatralità melodrammatica ad altri brani rigorosamente classicheggianti.

Una forza indescrivibile a muovere queste note e queste voci (e il latino contribuisce in maniera assai suggestiva al fascino dell'inconosciuto), evidenziantesi soprattutto nella sequenza del "Dies irae", trascinante in quella "Lacrimosa dies illa", esuberante e speranzosa nel "Kyrie" e chiudentesi come acqua tornante alla fine alla sua stessa sorgente nella ‘communio' della "Lux aeterna luceat eis".

L'opera è legata alla controversa vicenda della sua morte, avvenuta il giorno successivo al completamento del "Dies irae". Secondo l'ipotesi avanzata da Stendhal, Mozart tentò di scoprire chi fosse il misterioso committente, ma quando le forze cominciarono a mancargli per il duro lavoro, non riuscendo ad identificare l'uomo, si convinse che la messa che stava componendo sarebbe stato il "requiem" del suo funerale.

Mozart morirà di febbre e insufficienza renale lasciando l'opera incompiuta. Il mito vuole che la messa venisse eseguita il giorno del funerale di Mozart, a cui parteciparono solo pochi amici che, a causa dell'incessante pioggia, si dileguarono prima dell'arrivo al cimitero della carrozza funebre. Quando Constanze, sua moglie, si recò in visita alla tomba, senza trovarne traccia, scoprì che Mozart era stato seppellito in una fossa comune.

La verità è che la messa fu eseguita in una funzione commemorativa organizzata dal suo amico Emanuel Schikaneder : non si conoscono tuttavia i frammenti eseguiti in tale occasione. Cronache del tempo affermano oltretutto che il giorno del funerale non piovesse affatto e che semplicemente nessuno seguì la bara al cimitero. Sua moglie si recò solamente 17 anni più tardi a cercare la tomba e per ovvi motivi non riuscì ad identificarla.

La EMI Classics ce ne dà una versione "storica" con un doppio Cd («Mozart - Requiem & Great Mass in C Minor») diretta da Franz Welser-Möst sul podio della London Philharmonic Orchestra & Choir (registrazioni, rispettivamente, del 1987 e dell'89), con voci soliste quelle dei soprani Edith Wiens e Felicity Lott, del tenore Laurence Dale e del basso Robert Lloyd.

Votata com'è alla salvaguardia dello storico passato video-discografico più meritevole d'essere custodito (in archivio ma soprattutto nel cuore), la stessa Emi offre in un doppio Dvd il meglio di quanto registrato dal '57 al '72 nei principali teatri e studi europei, dalla Germania all'Inghilterra, alla Francia. Prestigiose orchestre e direttori esemplari, nonché virtuosi che hanno fatto (e fanno tuttora) scuola.

Qualche nome? Rostropovich, Callas, Menuhin, Milstein, Oistrakh, Stokovsky, von Karajan, Klemperer, Berganza, De los Angeles, Ciccolini, Giulini e tanti tanti altri che sarebbe lungo enumerare. Pagine - in bianco e nero - prese un po' ovunque, nel repertorio lirico e in quello concertistico per eccellenza. Beethoven, Puccini, Brahms, Paganini, Liszt, Chopin, Wagner, Berlioz, Verdi, Rossini, J.S. Bach, Schubert e Mendelssohn (solo per ricordarne alcuni).

"Perle" in assoluto, da (ri)gustarsi in continuazione, l'Overture verdiana dei «Vespri siciliani» (Giulini), "O mio babbino caro" (pucciniano «Schicchi» \ Callas), il "Concerto per violino" (Brahms\Oistrakh), la "Paganiniana" di Milstein, "Nacqui all'affanno" dalla «Cenerentola» rossiniana (Berganza), il gran finale della "Nona" beethoveniana (Klemperer sul podio) e i De Falla e Montsalvage mediati dall'incantevole voce della De los Angeles.