Libera

Amata dagli dei

di Elisabetta de Dominis

Non appena posso, amo tornare nella terra degli dèi: la Grecia. Sarà perché vi ho trascorso tante estati da ragazza, sarà perché amo il mito, ma sento di tornare nel luogo dell'anima. Il mare non mi pare più bello, ma più mio, il sole più ardente e il vento coinvolgente. Quando, immersa nell'acqua, sento quel fruscìo inconfondibile sulle onde, respiro a fondo e lascio che penetri il mio viso di aria, sole e gocce salate.

Anche a me, come per gli antichi greci, mare, sole, acqua e terra parlano. E mi sento molto amata. Amata dagli dèi. A questo punto un uomo diventa superfluo, anzi mi disturba, perché incrina la magia.

Sono stata invitata a Karpathos, l'antica Scarpanto, dal tour operator Julia Viaggi per una settimana. Potrei dire che è l'isola ideale per gli innamorati e per chi si vuole innamorare. Le sue coste, spesso frastagliate, racchiudono romantiche calette e insenature incantevoli con spiagge mai affollate. Beh, io ero emozionantissima di essere lì da sola e percepire me stessa attraverso quegli dèi che per tutti sono natura.

La baia di Amopì, fra il capoluogo di Pigadia e l'aeroporto, ha avuto un rapido sviluppo come villaggio turistico. A sinistra c'è la bella spiaggia sabbiosa, che si estende a forma di ferro di cavallo; a destra, tra le rocce e delimitata da una bassa scarpata che protegge dal furioso vento meltemi, una spiaggia di sassolini più rettilinea e dalle acque cristalline. Proprio davanti si erge un piccolo ma suggestivo faraglione.

Proseguendo verso sud, s'incontrano le spiagge sabbiose della baia di Makrys Ghialos, il paradiso dei surfisti. L'aeroporto si trova sull'estrema punta sud dell'isola e, tutt'intorno alla pista, ci sono dei sentieri sterrati che conducono a piccole insenature di sabbia bianca, come quella di Diakòftis. Non è attrezzata ed è battuta dal vento: un paradiso in terra. Dirigendosi verso l'estremo promontorio, chiamato Kastelos per la sua forma, lo spettacolo è primordiale: diversi fiordi, scavati dalla forza del mare, s'insinuano nella roccia e le onde vi si abbattono spumeggiando. Bassi arbusti e cespuglietti di fiori viola sono tutta la vegetazione che colora qua e là il terreno scosceso e cosparso di pietre.

Da qui, costeggiando il lato occidentale dell'isola, è tutto un susseguirsi di rocce imponenti che si fanno canyon spingendosi in belvederi dalla vista mozzafiato, mentre dal lato opposto della costa divengono montagna e racchiudono piccoli villaggi. La roccia è più scura e il mare più minaccioso, tanto da rammentare che Karpatos è stata il rifugio mitico dei Titani e dei Giganti. E infatti il paese di Arkasa vanta ritrovamenti del 2500 a.C., ben più antichi della civiltà micenea che ha poi lasciato il segno. Nel villaggio di Finiki, fondato dai fenici nel IX secolo a.C. , il campo da calcio si trova in una posizione unica al mondo: si estende sulla roccia a picco sul mare, delimitato tuttavia dalla parte del mare dal cimitero. Poter rimanere lì dopo la vita trasmette un senso consolatorio di eternità.

Al centro dell'isola si possono visitare dei lindi villaggetti abbarbicati sulla montagna di Lastos, che raggiunge i mille metri, con le loro chiesette bianche dalle cupole azzurre. I reperti trovati ad Aperi risalgono all'età del bronzo, perché i primi abitanti si rifugiavano lontano dalle incursioni dei popoli che provenivano dal mare. C'è un'antica fonte da non mancare: purifica non solo il corpo ma pure l'anima. Nella parte settentrionale, il villaggio di Olympos si erge, con i suoi caratteristici mulini a vento, su una montagna talmente impervia da incutere impressione. Qui il tempo si è proprio fermato: la popolazione vive isolata seguendo riti e feste della tradizione antica. Continuando, si arriva alla baia chiusa di Tristomo: due isolotti, lasciando solo tre passaggi d'accesso, formano quasi un lago.

Riscendendo lungo la costa orientale, si susseguono incantevoli spiagge: la bianca e idilliaca Apella, immersa tra pini marittimi, la pittoresca Kyrà-Panaghià, quasi un fiordo ritagliato nella roccia, e la silente e fascinosa Achata. La strada è tutto un sali e scendi che offre spettacolosi strapiombi su un mare turchese, spesso flagellato dal meltemi, la cui impetuosità, attutita in queste insenature meravigliose, si fa brezza carezzevole e refrigerante.