Che si dice in Italia

Milano, capitale del jet set

di Gabriella Patti

Milano sempre più di moda. Secondo una ricerca internazionale, la capitale morale d'Italia è tra le prime otto al mondo per la capacità di attirare i giovani, il jet set, cioè quella che oggi si chiama la "movida". Ai primi tre posti ci sono sempre, è ovvio, New York, Londra e Parigi. Ma la sorpresa viene dalla Madonnina. In un solo anno ha scalato ben sette posizioni: nel 2007 languiva al 15esimo posto, oggi ha superato l'olimpionica Pechino e l'arabo-disneyana Dubai.

La cosa mi fa un certo effetto. Avevo poco più di vent'anni quando, lasciando Roma, sbarcai per la prima volta a Milano con mio marito. Eravamo a metà degli ormai lontani anni Settanta. Amiche e amici ci guardarono con uno stupore che non riusciva a nascondere un certo compatimento. "Poverini. Certo, se non siete riusciti a trovare lavoro, lì, a Milano, il lavoro c'è". Oggi, ai nuovi ventenni si illuminano gli occhi: "Milano? Beati voi! Lì sì che c'è vita". In effetti, quando ci arrivai rimasi sconvolta dal fatto che alle sette e mezzo di sera, sembrava di stare in un cimitero. Adesso, invece, si fanno le ore piccolo.SALVATE RIOMAGGIORE. Salvate le Cinque Terre. L'appello a intervenire in tempo per evitare un nuovo scempio naturalistico - questa volta nella splendida costa ligure dove si snoda la celeberrima e romantica Via dell'Amore - viene da Vittorio Sgarbi. Il quale, come ho già detto altre volte, se non mi piace in versione "personaggio politico" mi appare invece ottimo e deciso in quella di critico d'arte e di difensore del patrimonio del Bello italiano (finirà che mi trasferirò a Salemi, di cui il poliedrico e polemico tuttologo è appena diventato sindaco con l'ambizioso programma di trasformare la bella ma sonnolenta cittadina siciliana in un polo d'eccellenza di arte e cultura).

Ma cosa sta succedendo nelle Cinque Terre? A quanto pare vorrebbero costruire una funicolare a Riomaggiore, una delle minuscole cittadine impossibili da raggiungere in auto, e per questo ancora più affascinanti. Sarebbe davvero uno scempio. E quello che proeccupa di più è che la proposta non viene da un privato ma direttamente dal Parco Nazionale delle Cinque Terre. Sgarbi non è uomo da mezze parole diplomatiche e tuona: "La funicolare non serve agli abitanti. Invece permetterà ai turisti di arrivare in auto e salire in alto, in cima al monte Parodi, dove nuove, presumibili strutture li accoglieranno. I dirigenti del Parco dovrebbero tutelare il territorio a loro affidato, applicando le leggi nazionali ad hoc, ma sembrano sempre più impegnati a favorire cementificazioni a pochi passi dal mare". GIUDIZI CONTRASTANTI SULL'ITALIA. L'autorevole quotidiano londinese The Times sentenzia, addirittura in un editoriale, che gli abitanti del Belpaese "sono le persone più villane e maleducate del mondo". Per amor di patria verrebbe da reagire, rispondendo qualcosa del tipo "guardate dentro casa vostra, la violenza degli hooligans per esempio". Ma, mordendo il freno e facendo atto di umiltà, risulta difficile replicare al giornale britannico che, oltre ad accusarci di violenza e volgarità, punta il dito sulla nostra sempre più marcata inclinazione al consumismo, crisi o non crisi; sul nostro essere proni davanti ai costosi abiti firmati; sulla nostra infatuazione - che c'è anche altrove, ma da noi davvero si esagera - per celebrità e gossip di bassa lega. Lo sapevamo e facciamo fatica a replicate.

Poi, però, arriva in contemporanea e sempre dall'estero un'altra notizia. E questa, sì, coglie di sorpresa. Saremmo il secondo paese del pianeta per competitività, subito dopo la Germania. Possibile? Direi di sì, vista la fonte: la classifica internazionale è stata stilata congiuntamente nientemeno che dell'Unctad, l'agenzia delle Nazioni Unite per il commercio e lo sviluppo, e dal Wto, l'Organizzazione mondiale per il commercio. Andando a leggere meglio si scopre il "trucco". La valutazione non riguarda il sistema Paese nel suo complesso: qui, senza differenza tra governi di destra o di sinistra, siamo molto in basso, al 47esimo posto secondo il World Economic Forum di Davos a conferma della perenne carenza delle nostre strutture politiche, sociali e istituzionali.

La classifica è stata stilata, invece, sulla base del cosiddetto Trade perfomance index (Tpi), un indice che misura e valuta i singoli settori industriali. Che dimostra - e allora, ecco che non si tratta più di una sorpresa ma di un fatto ben noto - che gli italiani sono forti nei segmenti in cui operano le piccole medie industrie.

In particolare quelle dell'area chiamata 4A: abbigliamento-moda, arredo-casa, alimentazione-vini, automazione-meccanica. Insomma, lo sapevamo già: ancora una volta, a salvarci è l'ingegno e l'operosità dei nostri piccoli imprenditori. Capaci persino di concorrere alla pari con i nuovi giganti Cina, India, Brasile, Russia, di superare gli Stati Uniti. In grado, in una stagione difficile per tutte le economie, di far registrare nel primo semestre di quest'anno risultati migliori di quelli dell'anno scorso. Peccato che la nostra classe politica, di qualsiasi colore, riesca poi puntualmente a vanificare queste straordinarie e lusinghiere prestazioni.