Italiani in America

L'alleanza anti-osteoporosi

di Generoso D'Agnese

Con 75 milioni di persone colpite tra Stati Uniti, Europa e Giappone, l'osteoporosi è la malattia delle ossa più diffusa nel mondo. Una donna su tre e un uomo su  cinque ne vengono colpiti quando superano i 50 anni e spesso la diagnosi avviene soltanto dopo aver subito una frattura.

Una malattia silenziosa che perfino nel mondo scientifico è riuscita a passare spesso con il profilo basso evitando la nascita di quelle sinergie che avrebbero permesso il potenziamento della diagnostica.

Tutto questo fino a pochi anni fa, quando l'American Society for Bone and Mineral Research (ASBMR), la più importante associazione mondiale nel settore delle malattie delle ossa, ha deciso di riunire le forze di tutti gli scienziati che nel Mondo hanno scelto di dedicarsi alla patologie ossee. A qualsiasi livello.

Nell'ASBMR stanno iniziando a confluire studi e ricerche attraverso l'interazione delle varie discipline che a vario titolo partecipano alla vita del tessuto osseo umano. E se avanzano nuove teorie sull'esigenza di modificare l'attacco all'osteoporosi attraverso una dieta ricca di magnesio, si profilano anche nuove metodologie per la diagnosi e la cura della malattia, con il lavoro del reparto di Meccanica e Ingegneria dell'Elaborazione e di Scienze Informatiche e degli esperti dell'IBM. La simulazione ad alta definizione che permetterebbe di avere strumenti clinici più sofisticati per la diagnosi dell'osteoporosi è infatti l'arma che lo scienziato Alessandro Corioni (manager del gruppo di Scienze Computazionali presso il il Laboratorio di Ricerca IBM di Zurigo) userà con il supercomputer Blue Gene/L, che in soli 20 minuti di tempo riesce a generare 90 gigabyte di dati.

"La previsione - afferma lo stesso Corioni - è quella di poter avere una simulazione della forza delle ossa su tutti i desktop ambulatoriali e di rendere questa analisi una pratica di routine nella tomografia computerizzata."

Altrettanta importanza assume lo studio condotto nel campo delle cellule staminali da parte degli scienziati Antony Atala (italo-americano nato a Louisville) e Paolo De Coppi, ricercatori della Wake Forest University in North Carolina, che ha permesso di scovare cellule staminali embrionali nel liquido amniotico, rivoluzionando l'approccio etico all'utilizzo delle staminali ma amplificando  il ventaglio di interventi, con particolare attenzione anche alle malattie rare nelle patologie ossee.

Ricercatori del Dipartimento integrato materno-infantile del policlinico di Modena e del Children's Hospital di Philadelphia sono invece riusciti a scoprire il sistema con cui le staminali del midollo osseo rigenerano il tessuto osseo, facendo passi da gigante nella lotta contro l'osteogenesi imperfetta severa, una patologia congenita che colpisce un bambino su 20mila in diverse forme, indebolendo le ossa fino a portare la morte.

Una nuova tecnica messa a punto dagli scienziati di Edimburgo ha invece aperto la strada al trapianto protetto di cellule staminali sulle osse e le cartilagini e alla cura dell'osteoartrite che fino ad oggi, nelle forme più gravi può essere curata solo con la chirurgia sostitutiva.

Il successo dei ricercatori nel campo delle cellule staminali, pur evidenziando la fuga di straordinari tesori scientifici italiani verso le università straniere, fa ben sperare nell'amplificazione di quel coordinamento scientifico che dovrebbe finalmente sottrarre le patologie ossee dall'alveo delle incompiute della medicina.

L'invecchiamento della popolazione mondiale trova nell'Italia la nazione europea con la massima percentuale di ultrasessantenni e un numero di fratture del femore in costante aumento. Saranno infatti stimate a 800 mila le fratture subite dalle donne nel 2050  contro le 300mila diagnosticate nel 2000 e questo semplice numero basta da solo a giustificare la sinergia che vede unita l'Italia agli Stati Uniti nella lotta contro l'osteoporosi.

Passo essenziale in tale direzione è stata la nomina di Maria Luisa Brandi nel board direttivo dell' ASBMR, una Società scientifica che conta oltre 4 mila tra i massimi specialisti internazionali di biomeccanica, biologia cellulare e molecolare, odontoiatria, biologia dello sviluppo, endocrinologia, epidemiologia, medicina interna, metabolismo, genetica molecolare, nefrologia, ostetricia e ginecologia, ortopedia, farmacologia, fisiologia, reumatologia e altre aree di ricerca clinica.

Presidente della SIOMMMS (Società Italiana dell'Osteoporosi del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro), Società cui fanno capo gli specialisti italiani di osteoporosi, malattie del metabolismo minerale e dello scheletro, Maria Luisa Brandi è genetista e dirige a Firenze il Centro per lo Studio della Biologia dei Tessuti Calcificati nelle Patologie Osteoarticolari. La professoressa Brandi ha dedicato tutta la sua vita professionale alla ricerca.

"Per la Siommms" - ha aggiunto la professoressa Brandi- il gemellaggio con i colleghi americani è motivo di orgoglio e si attuerà con la partecipazione ad eventi scientifici comuni, collaborazioni e scambi di visite. La prima reale conseguenza pratica è che tutti i soci SIOMMMS sono associati ipso facto alla ASBMR e possono dunque partecipare alle sue attività."

Gli Stati Uniti hanno visto spesso la presenza della scienziata fiorentina. Tra il 1984 e il 1990 infatti, la Brandi ha insegnato nella Georgetown and Charlottesville  University Schools of Medicine passando poi all'incarico di professoressa di endocrinologia presso l'Università di Medicina di Firenze.

Il Premio Roussel Italia (1988), The European Osteoporosis Foundation Award (89), il Premio Schering della Società di  Endocrinologia Italiana (90), The Sandoz Foundation for Gerontologic Research Award (91) rappresentano alcuni dei massimi riconoscimenti scientifici guadagnati dalla presidente del SIOMMMS.

Nel 1997 le è stata attribuita l' "International Cancer Technology Transfer Fellowship"  dall'Università di Bethesda mentre sono sette i brevetti scientifici registrati. Citata anche nel "Who's Who in the World, Maria Luisa Brandi mantiene tuttavia la propria vita regolata soprattutto sulla lotta all'osteoporosi.

Benché colpisca soprattutto le persone in età e le donne dopo la menopausa - spiega - l'osteoporosi è a tutti gli effetti una malattia pediatrica. Nel senso che occorre cominciare a prevenirla fin da bambini, con una corretta alimentazione ricca delle necessarie quantità di calcio, senza il quale le ossa crescono deboli ed esposte alla malattia".