PUNTO DI VISTA/ La civile Positano

di Toni De Santoli

Se Cristo s'è fermato a Eboli, il tempo s'è fermato a Positano.

Abbiamo da poco trascorso una settimana a Positano. Una settimana stretti nell'abbraccio di una delle meraviglie del mondo. Ma tutti del resto sanno della bellezza di questo luogo appollaiato sulla Costiera Amalfitana: scogli, faraglioni, insenature, mare limpido, acque vellutate e verde, tanto verde, qua e là straripante. Non molti possono invece sapere dell'atmosfera che vi si respira. Ebbene, vi si respira l'atmosfera dei tempi andati. Raggiungere Positano è come compiere un balzo all'indietro nel tempo. Un balzo di cinquanta, sessant'anni. Vi si ritrova, eccome, l'Italia che conoscemmo da bambini o da adolescenti. Un Paese coi suoi grossi problemi (tipo la catena di montaggio che faceva fatalmente "sbiellare" anche gli operai più saldi e preparati), ma anche con delizie delle quali il quarantenne o il trentenne d'oggigiorno non hanno la minima percezione. Delizie che sono il frutto, ben conservato, d'una civiltà secolare, anzi, millenaria. Una civiltà altrove perduta. Perduta perché schiacciata o cancellata dalle sempre più folte falangi dei parvenu, dei fasulli, degli amanti del marketing, degli egocentrici della politica, della tv, del cinema, dell'intrattenimento mondano-politico che trasuda insomma volgarità.

In passato andavamo in Versilia: Forte dei Marmi, Lido di Camaiore, Viareggio. Ebbene, Positano ci ha fatto dimenticare la Versilia... Subito. Fin dalle prime ore del nostro soggiorno in quel luogo d'incanto. In poche battute ci siamo accorti che non ne potevamo più dei Brosio, dei Briatore, della figlia del Grassi della Scala; non ne potevamo più dell'invadenza, del fracasso, del "presenzialismo" di parassiti, millantatori, intellettualoidi, personaggi "di grido", amici di tutti e amici di nessuno, borghesi fiorentini ormai slombati... Ci siamo accorti che non ne potevamo più di esosi esercenti, di camerieri sempre irritati e spazientiti, di cassiere che ricevendo il tuo denaro nemmeno ti guardano, nemmeno ti salutano.

Dopo soli due giorni a Positano ti rendi appunto conto che là palpita ancora l'Italia cui eri tanto legato da fanciullo, da ragazzo. La gente del posto manifesta un garbo spontaneo, rassicurante, meravigliosamente antico. E' gente vivace, sveglia, "colorita", ma che parla a bassa voce. I camerieri di caffè tipo lo "Zagara", ti trattano con asciutta e sobria deferenza anche se di volta in volta al tavolo non consumi più di un caffè, laddove americani, svedesi, tedeschi, napoletani, spendono invece venti o trenta euro a botta. Ti guardi intorno e noti uomini e donne che s'industriano, s'ingegnano; svolgono i loro mestieri con dignità, con cura, con entusiasmo. Con amore. L'amore perduto in quella Versilia (ma anche altrove) che ora è davvero un'altra cosa... Nell'aria di Positano c'è insomma il respiro di una alacrità che non viene tuttavia ostentata, c'è, come dire?, il timbro di un popolo fiero, orgoglioso, compassato, ma ospitale, premuroso; libero del servilismo che viene invece mostrato nell'"emancipata" Versilia a beneficio degli slombati che alle sei di sera cominciano a tracannare Campari e Scotch poiché questa è l'idea che essi hanno dell'"uomo forte", del "mondano".

A Spiaggia Grande fra i villeggianti non vola una mosca. Nell'aria risuonano voci gentili, gradevoli. C'è brio, non rumore. C'è l'eleganza discreta di chi non vuol dimostrare un bel nulla a nessuno.