Il rimpatriato

Navicella di narcisi alla deriva

di Franco Pantarelli

La Navicella è il veicolo che porta gli astronauti nello spazio o semplicemene una piccola nave. E proprio come piccola nave il suo nome è stato dato a un libro che esce dopo ogni elezione e che contiene le biografie di tutti i nuovi deputati e senatori, in contrapposizione al fatto che alla Camera dei deputati c'è un grande corridoio, largo e pieno di divani, che è chiamato Transatlantico. In pratica, chi vuole sapere di più di un certo deputato o senatore, può consultare la Navicella e conoscere tutto sul suo conto. No, in realtà non "tutto" ma solo ciò che il deputato o senatore in questione vuole che si sappia. Chi scrive le biografie, infatti, sono loro stessi o qualche loro collaboratore. Questo aspetto della cosa - in pratica il più palese esempio di "biografia autorizzata" che si conosca - ha fatto sì che con il tempo la Navicella sia diventata una sorta di fiera delle vanità. Famoso il caso di un deputato che anni fa scrisse sulla sua biografia di essersi laureato a Berkley (notare la mancanza di una "e") per indure il lettore a confonderla con Berkeley, mentre in realtà si trattava di una università fasulla che le lauree, semplicemente, le vendeva.

Civetterie di narcisi che ormai hanno reso la Navicella una pubblicazione comica e che l'ultima sua edizione appena uscita dopo le elezioni dello scorso aprile conferma in pieno - accentuandola di molto - questa tendenza. Ecco per esempio la Gabriela Mondello, deputata del Popolo della libertà, darci la sconvolgente notizia di essere stata "per sei settimane campionessa di Rischiatutto" (una trasmissione televisiva di quiz), ed ecco un suo collega di partito, Giuseppe Romele, ammiccare che "molti sostengono che il suo più grande merito sia stato quello di avere individuato il talento politico di Mariastella Gelmini", l'attuale ministro dell'Istruzione (cosa che nel momento in cui si scopre di ministre nominate da Berlusconi in base al merito reso noto dalla Monica Lewinsky è a dir poco incauta).

Poi ci sono quelli che come grande merito vantano quello di essere figli, fratelli, cugini o cognati di qualcuno che ha fatto una buona carriera. Il primato spetta senz'altro a Enrico La Loggia, sempre del Pdl, che malgrado sia un veterano del Parlamento sente il bisogno di menzionare addirittura due delle sue parentele importanti. Ha fatto scrivere sulla Navicella che "è fiero di essere figlio di Giuseppe, ex presidente della Regione Sicilia, e di Attilio Ruffini, della DC", tanto per ribadire la supposta continuità fra il Pdl e la vecchia Democrazia cristiana. Anche Giorgio La Malfa non trova di meglio da scrivere che è "figlio di Ugo, fondatore del Partito repubblicano, di cui ha ereditato la leadership", dimenticando che il suo defunto padre fu uno dei più intransigenti sostenitori del rigore. Giuseppe Valentino, in mancanza di parantele più recenti, ha fatto scrivere che "suo nonno era Giuseppe Valentino, deputato del Regno d'Italia e sindaco di Reggio Calabria". Quanto alle senatrici Anna Maria Carloni del Partito democratico e Diana De Feo del Pdl, tengono a precisare che sono mogli, rispettivamente, di Antonio Bassolino (sinonimo dello scandalo dei rifuti di Napoli) e di Emilio Fede (sinonimo della peggiore informazione mai vista.

Poi ci sono quelli che - senza il minimo pudore - rivendicano le ruberie del recente passato. Per esempio la prodezza di Lucio Barani, deputato Pdl, è che quando era sindaco di Aulla, cittadina in provincia di Messina, "ha fatto erigere una statua commemorativa di Bettino Craxi in Piazza Matteotti, poi ribattezzata Piazza Martiri di tangentopoli". E quelli che erano già deputati nella precedente legislatura e quindi hanno "battaglie" di cui vantarsi. Gabriele Albonetti, del Pd, ricorda di avere "presentato una proposta di legge per la valorizzazione della sfoglia emiliano-romagnola" e Emerezio Barbieri rivendica la sua battaglia per "un servizio di parrucchiere gratuito per le parlamentari". Infine, ecco quelli che come merito massimo vantano la loro devozione al capo. La già citata Mariastella Gelmini racconta di essere stata "al fianco di Berlusconi durante il cosiddetto discorso del predellino", Giancarlo Lehner di essere "l'autore dell'unica biografia di Berlusconi in lingua russa e il senatore Romano Cominciali che di Berlusconi, nientemeno, "è stato compagno di liceo". Evviva l'ingresso in politica della "società civile".