A modo mio

Cento anni fa gran caldo: So What?

di Luigi Troiani

Taluni entusiasti assertori della cospirazione climatica, hanno tirato fuori, negli scorsi giorni, la storia del caldo bestiale che un secolo fa percosse vaste zone dell'oriente statunitense. Le cronache dell'agosto 1908 riportano effettivamente che il tempo giocò inaspettati quanto fatali scherzi alle inermi popolazioni del luogo che, tra l'altro, non disponevano all'epoca di strumenti di previsione meteo comparabili con quelli odierni. Negli stati di New York, Connecticut, Pennsylvania, severi temporali e fasci di micidiali scariche elettriche uccisero diverse persone, si abbatterono su bestiame e fattorie causando anche vasti incendi. Il caldo e l'abbondante umidità ebbero brutte conseguenze sulla salute della popolazione, in particolare di bambini e anziani. Trentasei i gradi centigradi (95 Fahr.) nelle strade di New York, mentre a Chicago trentacinque gradi centigradi e umidità al 74% accompagnarono un mese di caldo intenso e diverse settimane senza pioggia. Molti decessi nella metropoli dell'Illinois, e gente così stressata da far disporre dal capo dei pompieri l'innaffiamento continuo dei luoghi ritenuti pericolosi in quanto troppo asciutti.
      E' noioso questo tornare di continuo sul fatto che il riscaldamento climatico si è espresso anche in altre epoche della storia umana, e che quindi occorre convincersi che esso dipende da fattori che non siamo in grado di controllare ma solo di subire. Sembra si vogliano sottovalutare due dati scientificamente accertati: che uno specifico intenso cambiamento climatico si è andato accumulando dall'inizio della rivoluzione industriale (XVIII secolo) a causa delle quantità incommensurabili di CO2 immesse via via in atmosfera, che il fattore umano contribuisce ad un riscaldamento ambientale che può dipendere anche da altre cause. Banalmente ovvio osservare che, mentre sui comportamenti esterni (ad esempio su quelli della nostra stella, il Sole) nulla possiamo, sui nostri comportamenti (consumi sbagliati o ecoincompatibili, scarso sviluppo di energie alternative e rinnovabili, scelte di sviluppo non sostenibile) possiamo e dobbiamo intervenire.
      Mentre ci si balocca con affermazioni autoconsolatorie senza fondamento scientifico, la situazione climatico-ambientale peggiora. Quest'estate abbiamo visto alla deriva nei mari freddi un altro iceberg immenso; e in Mediterraneo l'invasione di meduse aliene che razziano le uova mettendo a rischio la vita dei pesci. Contestualmente il prof. Bob Watson, già presidente dell' Ipcc, Intergovernmental Panel on Climate Change delle Nazioni Unite, rimosso su richiesta di Bush e ora consulente del governo britannico, ha chiesto al mondo di attrezzarsi per far fronte all'aumento della temperatura media di 4 gradi centigradi, da lui atteso in questo stesso secolo, sempre che si riesca ad evitare lo scenario catastrofico dell'aumento di 6 gradi. Ogni grado può comportare inondazioni, decine di migliaia di vittime, scomparsa di città , inaridimento di immensi territori oggi fertili, migrazioni repentine ed evacuazioni di milioni di persone.
      Per fare qualche esempio, il deserto nord africano del Sahara allungherebbe la sua lingua di fuoco all'Andalusia, al sud Italia, alla Costa azzurra francese, alla Catalogna spagnola e francese. Virus e nuove infermità colpirebbero le popolazioni del mondo. Città come New York e Venezia rischierebbero la sopravvivenza. I nostri figli e nipoti ci maledirebbero: per non aver voluto cambiare il nostro stile di vita, li avremmo condannati a vivere in un ambiente ostile.