Mostre

Murano a Los Angeles

di Monica Mascia London

Si celebra l'arte del vetro veneziano a Los Angeles grazie ai due eventi promossi dall'Istituto Italiano di Cultura, diretto da Francesca Valente, in collaborazione con il Craft and Folk Art Museum e Micucci Collection. L'Istituto il 28 luglio ha inaugurato una mostra delle opere dell'artista veneziana Laura de Santillana, in esposizione fino al 7 settembre. Invece, le sale del Craft and Folk Art Museum, dal primo giugno scorso fino alla stessa data di chiusura, ospitano le opere dei maggiori artisti italiani legate a 50 anni della lavorazione del vetro di murano, dal titolo: "Il vetro veneziano: contemporary venetian glass".

Gli eventi sono stati coordinati dalla direttrice Valente e dalla storica d'arte discendente di una delle famiglie più importanti nella tradizione del murano: Rosa Barovier. L'idea è quella di presentare due eventi concomitanti che parlano dell'arte del vetro muranese in due diverse prospettive: una più moderna e innovativa, e l'altra più tradizionale, che guarda al passato offrendo una panoramica delle opere dei più grandi artisti italiani compiute dagli anni Venti sino agli anni Cinquanta.

E' stata la stessa Valente ad accogliermi con grande entusiasmo nelle decorose ed eleganti sale dell'Istituto, presentandomi la mostra da lei meticolosamente messa a punto. L'allestimento, collocato nella luminosa sala che si affaccia sul patio dell'Istituto, si distingue per la cura del dettaglio e la ricercatezza di un effetto sobrio e raffinato. Il risultato è eccellente e ben si presta a presentare la straordinaria bellezza dei pezzi esibiti.

Le forme eleganti e sinuose delle opere della de Santillana ci parlano di un mondo femminile etereo e rarefatto, fatto d'acqua e aria, in cui spiccano le iridescenze dei colori morbidi e le trasparenze dal gusto romantico. Le forme si rifanno a quelle del vaso, seppure l'artista ne spoglia la veste più tradizionale per lasciare spazio a linee più sperimentali. Si allungano, arrotondano o assottigliano fino a raggiungere linee stilizzate e minimaliste, con una tale naturalezza e fluidità che sembrano quasi pennellate di colore sopra una tela. Suscitano al visitatore la curiosità di capirne meglio il processo creativo.

E' così che l'artista ce ne parla in un'intervista telefonica: «Quello che mi ha sempre affascinato nel lavorare con il vetro di Murano è la sua natura flessibile. E' un materiale caratterizzato da una gran malleabilità e, a differenza del cristallo che una volta modellato non può più essere ritoccato, la lavorazione del Murano può, invece, essere messe in discussione; ovvero, ripensata e rielaborata. Ciò permette una grande libertà creativa perché dà la possibilità di sperimentare nuove forme, ma anche di valorizzare il processo di lavorazione dell'oggetto e dei diversi medium artistici, quali la cera o il bronzo».

Un processo che la de Santillana ci tiene ad enfatizzare nella sua esibizione, presentando le diverse fasi di lavorazione della stessa opera: dalla cera al bronzo, gli oggetti vengono considerati come elementi finiti che vivono di una vita propria. L'arte muranese si rifà a radici antiche, ovvero millenarie, se si pensa che il primo distretto produttivo del vetro di Murano nasce già nella seconda metà del XIII secolo, quando per ragioni di sicurezza le fornaci vengono trasferite nell'isola.

Conosciuto nel mondo grazie al famoso vetro di Murrina che viene ricavato da una canna di vetro realizzata interamente a mano con un sistema unico al mondo conosciuto solo nell'isola di Murano ed è composto da diversi passaggi e sovrapposizioni del vetro con metodi esclusivamente artigianali. L'artista sin da bambina respira questa antica tradizione che si tramanda da generazione in generazione nell'azienda familiare del nonno, Paolo Venini, una delle figure più importanti nell'arte del vetro di Murano. Prosegue i suoi studi presso la School of Visual Arts a New York, dove si forma nel campo dell'arte visuale e del design, avvicinandosi ad un'idea estetica che si rifà all'avanguardia minimalista dei pittori degli anni 50.

E' così che Francesca Valente commenta la sua performance artistica: «L'arte della de Santillana mi ha sempre colpito per il suo aspetto innovativo e misterioso. Parte dalla tradizione e la rielabora con un gusto del tutto personale e propriamente femminile. La bellezza delle forme moderne rimanda ad un mondo di pura luce, d'argenti ed iridescenze che ci rimandano ad un mondo subacqueo lagunare. La trasparenza e la fluidità dei colori e delle forme ricordano delle creature marine intriganti e misteriose».

Il vetro di Murano ben si presta a creare questi effetti di movimento elastico, fluido, quasi liquido ed a produrre effetti luminosi sottili ed elaborati.

Dal linguaggio moderno della de Santillana si fa un passo indietro nel passato con le opere esposte al Craft and Folk Art Museum che, come suggerisce la Barovier, "sono un omaggio alla tradizione muranese antica del maestro vetraio che pensa e fa l'opera". La mostra presenta una selezione delle opere provenienti dalla fiorente collezione del canadese Roberto Navarro. La sua storia suscita un certo interesse e merita di essere ricordata.

Il collezionista è, infatti, riuscito a riunire i nomi più importanti della produzione del vetro muranese quando ancora questi non si conoscevano o certamente non avevano il valore che hanno acquisito nel tempo. Così ci racconta: «Ho sempre avuto la passione per il vetro, ma non potevo permettermi quello francese, così ho iniziato a cercare i pezzi che mi sembravano più interessanti».

Navarro trova oggetti in vetro di Murano in negozietti, mercatini delle pulci, aste, quando ancora non avevano grande valore e li compra per pochi dollari. Oggi il tesoro che possiede nella sua casa a Toronto vale una fortuna.

La stessa Valente ci racconta la sua esperienza con la collezione del gallerista: «Sono andata a casa di Navarro e sono rimasta incredula quando nel suo seminterrato ho trovato pezzi di una bellezza incredibile, che poi sono stati estimati da esperti come opere dei più grandi artisti tra cui Ercole Barovier, Giò Ponti, Carlo Scarpa, ecc. Pezzi importanti che sono stati concessi a diverse gallerie e musei statunitensi e canadesi nel corso degli anni, e che ora accendono e decorano le sale del Craft and Folk Art Museum. E' qui che troviamo i colori vibranti e accesi del vaso a quadri di Ercole Barovier o la forma leggera e ironica del vaso di Fulvio Bianconi».

E' la Barovier a spiegarci le continuità e le divergenze che caratterizzano le opere del periodo storico preso in esame nell'esibizione: «Si comincia dagli anni Venti perché è proprio nel 21 che comincia a nascere l'idea del designer con l'arrivo di Paolo Venini. L'artista, di origine milanese, porta a Murano uno spirito innovativo e un respiro più internazionale. Le aziende cominciano a produrre produzioni in chiave moderna, abbandonando la produzione di tipo settecentesco o ottocentesco. Lo stile si fa molto essenziale con l'uso di un vetro sottile e trasparente. Si comincia a guardare al passato rielaborandolo in chiave moderna».

Uno stile essenziale quello degli anni Venti che lascia il passo ad uno stile pesante e corposo negli anni Trenta. Il classico esempio è il vaso con le bolle di Carlo Scarpa (1936) fatto di un vetro bolloso e denso che riflette la severità degli anni Trenta, ma anche le influenze orientali della porcellana giapponese e cinese. Il colore ricorda il verde della laguna e la forma bollosa delle creature marine, dei polipi o delle meduse. Sembra quasi di immergersi in un universo subacqueo con la policromia e le trasparenze del fondale sottomarino.

«Negli anni Cinquanta - continua la studiosa - con Fulvio Bianconi, lo stile si fa più leggero, ironico e stilizzato. Le forme danno l'impressione di essere improvvisate, c'è un amore per una certa irregolarità voluta e cercata che ha la leggerezza e spontaneità tipica degli anni Cinquanta».

Il gesto immediato del maestro crea il famoso "fazzoletto" colorato prodotto da Bianconi. Una casualità che, ci spiega Barovier, "è solo apparente perché in realtà sono opere ben pensate". La figura del maestro vetraio sembra avere una crisi tra gli anni Sessanta e Settanta, considerata figura fuori tempo. Sarà poi negli anni Ottanta che ci sarà una rivalutazione del prodotto artigianale come reazione alla massificazione della produzione industriale. Si arriva infine all'era moderna in cui tanto ci si tiene ad enfatizzare la ricercatezza e unicità della produzione in serie limitata, sigillo d'alto artigianato ed esclusività. E' su questo concetto che si basa il lavoro di artisti contemporanei quali la de Santillana che guardano al passato con occhio nostalgico per preservare la tradizione in uno spirito moderno. Una tradizione quella del Murano che crea una grande ammirazione per la terra veneziana. Un legame consolidato dalle varie iniziative culturali proposte dall'Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles, tra cui ricordiamo la promozione del viaggio per l'estate 2008 di un gruppo di studenti d'opera dell'Università di Los Angeles (UCLA) presso il famoso teatro la Fenice di Venezia.

Nelle foto, la direttrice dell'Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles, Francesca Valente