Italiani in America

Linati, Viva Mexico!

di Generoso D'Agnese

POSSEDETTERO ED ABITARONO QUESTA CASA

FILIPPO E CLAUDIO

PADRE E FIGLIO LINATI

IL PRIMO PROCESSATO COME CAPO

DEL GOVERNO PROVVISORIO INSURREZIONALE DEL 1831

IL SECONDO CONDANNATO A MORTE

PER AVER CONGIURATO NEL 1821

ONDE REDIMERE L'ITALIA

DALLA SERVITÚ DOMESTICA E FORESTIERA"

Poche parole, scolpite nel marmo ed esposte sulla facciata della casa di Parma per riassumere due vite. Eppure la storia dei Linati appartiene a una delle tante pagine dolorose di un'Italia che per decenni tentò di staccarsi dal giogo austroungarico, papalino e borbonico, e rivendicare un'indipendenza e il diritto alla Repubblica.

Claudio Linati non morì per mano del plotone di esecuzione, come indicato nel marmo. La morte assunse il vestito della febbre gialla contratta nel suo esilio messicano. Morì lontano dalla sua Parma e con la consapevolezza di non poter brindare per il Risorgimento: nel 1832 l'Unità d'Italia era ben lungi dall'essere una realtà!

Era nato nel 1790 e nell'atto di battesimo è già riassunto il blasone di un'intera dinastia. Battezzato con il nome di Marco Claudio Marcello Antonio Pompeo Biagio Giovanni Linati di Prevos, il giovane visse una tranquilla infanzia all'ombra di genitori benestanti e poté dedicare la sua educazione al talento grafico. A17 anni entrò a far parte della Società parmense degli stampatori e degli acquarellisti ed ebbe la fortuna di poter apprendere le nozioni della litografia, una tecnica destinata ad avere grande successo nel giro di pochi anni.

Gli anni giovanili furono segnati dall'adesione alla carboneria. Insieme a Ambrogio Berchet, Jacopo Sanvitale, Ferdinando Maestri, Antonio Bacchi, Giuseppe Micali, Giacomo Martini, Giovanni Grossardi , Giuseppe Bertucci, Lodovico Gardoni, Francesco Thovazzi, Carlo Grossardi, Gaetano Negri, Filippo Bacchi, Sante Marchi, Giuseppe Grimaldi, Antonio Panizzi, Domenico Giglioli, Guglielmo Borelli partecipò ai moti liberali che infiammarono il Granducato di Parma. Iscritto alla setta dei Carbonari, Claudio Linati aveva portato nel Risorgimento il suo impeto di rivoluzione napoleonica. Il suo spirito inquieto infatti lo aveva visto protagonista delle ultime campagne napoleoniche. Linati combatté in Slesia e in Polonia e dopo la resa di Waterloo riparò temporaneamente in Ungheria. Catturato, riuscì a sfuggire e a far perdere le proprie tracce per poi fermarsi in Spagna. Membro della Società del Sublime Maestro, partecipò attivamente con la Milizia Nazionale di Barcellona per sostenere il governo liberale spagnolo per poi trasferirsi temporaneamente in Belgio.

Nel 1825 scelse infine di attraversare l'Atlantico e di stabilirsi in Messico, un paese che da poco aveva ottenuto l'indipendenza dalla Spagna e che stava attraversando un delicato processo di civilizzazione politica.

Accompagnato dalla fama di discreto artista, il carbonaro sbarcò a Veracruz nel settembre del 1825 deciso a dare vita al primo laboratorio litografico in Messico. Con l'aiuto del governo messicano Linati e Gaspare Franchini avviarono l'attività grafica nella Città del Messico e nel giro di pochi mesi riuscirono a far sbarcare nel Paese la prima macchina litografica. Gaspare Franchini non poté gioire per il subitaneo successo della nuova tecnologia. Morì improvvisamente lasciando a Linati l'onere della primogenitura litografica in terra messicana.

Le prime stampe diffuse dall'esule parmense facevano riferimento agli artisti francesi e rappresentarono il modello e l'esempio per i suoi alunni.

Lo spirito rivoluzionario non abbandonò però le giornate lavorative dell'artista e dell'artigiano. Linati incontrò il compatriota Fiorenzo Galli e con l'aiuto del poeta cubano José María Heredia fondarono il periodico "El Iris", che venne pubblicato da febbraio ad agosto del 1826. Il giornale attirò subito le simpatie dei lettori messicani. Ai ritratti agiografici di José Guadalupe Victoria, Morelos e Hidalgo, Linati associò anche commenti acuti sull'attualità politica e pubblicò la prima caricatura politica messicana ("L'allegoria della Tirannia") provocando le ire del governo messicano. Al parmense venne consegnato il decreto di espulsione che lo riconsegnò all'Atlantico dopo poco meno di un anno di avventura messicana.

In qualità di artista, Claudio Linati fece in tempo a lasciare importanti tracce del suo passaggio. Nel volume "Trajes civiles, militares y relgiosos de México", pubblicato a Bruxelles nel 1828 e a Londra nel 1830, l'italiano riunì testi e stampe litografiche inerenti che rappresentarono il primo lavoro grafico sulla popolazione messicana realizzato da un artista straniero. Tradotto anche in spagnolo e poi esportato nello stesso Messico (dove gli ammiratori di Linati non sarebbero mai mancati) il libro percorre tutti gli aspetti storici, politici ed economici del paese, dagli aquarelli e dalle litografie mostranti le tracce storiche degli Aztechi e delle popolazioni indiane, alle biografie sui personaggi militari ed eroici della guerra d'indipendenza messicana.

Linati ebbe anche il merito di aver stampato per primo una cartina geografica a colori della regione del Texas, territorio destinato a entrare tragicamente nella storia con la battaglia di Alamo. Il parmense raffigurò la variegata società messicana dell'epoca, tratteggiandone i costumi civili, militari e religiosi di un paese che ancora pochi conoscevano nelle sue variegate sfumature. Appena rientrato in Europa, a Bruxelles, Claudio Linati affidò alla Litografia Reale de Jobard la stampa del volume che ancora oggi conserva un fascino del tutto particolare. I tratti classicistici della sua pittura mantengono infatti intatti il sapore di una scoperta antropologica che permise agli europei di prendere conoscenza dell'ex colonia spagnola e dei tratti peculiari dei suoi abitanti, dei suoi mestiere e dei suoi momenti peculiari quotidiani.

Di Linati sono i primi ritratti degli indiani Apache, che l'artista parmense identificò con tratti molto simili a quelli mongoli (l'antropologia ha confermato la similitudine dei due popoli), così come il ritratto di Vincenzo Filisola, generale al servizio del Messico e di origine italiana.

Claudio Linati non riuscì mai a completare la sua idea messicana. Nel 1832 appena rientrato nel paese e stabilitosi a Tampico, per riprendere i suoi progetti professionali, l'italiano venne colto da febbre gialla. La morte, avvenuta l'11 dicembre, fermò per sempre un geniale artista capace di cogliere l'essenza del Messico. Negli anni di vita a Bruxelles le sue macchine litografiche subirono il triste destino dell'abbandono. Nessuno ne conosceva il corretto uso e soltanto le sollecitazioni del direttore dell'Academia San Carlos, Pedro Patiño Ixtolinque, permisero a due allievi di Linati, José Gracida e Ignacio Serrano, di introdurre definitivamente questa tecnica di stampa in tutto il paese.