Libera

La legge è uguale per tutti o quasi

di Elisabetta De Dominis

Vedremo se la legge è uguale per tutti. Il volgare gesto e le offese fatte da Bossi (nella foto) all'inno di Mameli una settimana fa, durante il congresso della Liga Veneta, sono diventati oggetto di una informativa della Digos di Padova che è stata inoltrata alla Procura di Venezia. Il procuratore aggiunto Carlo Mastelloni valuterà se c'è un'ipotesi di reato.

Chissà perché, dai tempi dell'università, mi è rimasto impiantato nel cervello l'articolo 292 del codice penale: "Vilipendio alla bandiera o ad altro emblema dello Stato", punito con la reclusione da uno a tre anni. E subito mi sono chiesta perché non partisse immediatamente l'azione penale che è obbligatoria. Roberto Castelli, il quale è ingegnere ma è stato Guardasigilli e sembra saperne più di tutti noi, sostiene che si tratti semplicemente di un reato d'opinione, abolito però quando lui appunto era ministro perché si trattava di una legge fascista e illiberale. E da allora "questo è un paese un po' più libero".

Strano concetto di libertà quello di poter insultare il proprio Paese. Perché l'inno rappresenta il valore della nostra nazione. A cui, lo riscrivo, i leghisti si sentono stranieri. Se disprezzano tanto l'Italia, perché vogliono governarla? Ma quello che mi fa più schifo è che nessuno dei loro alleati non li metta davanti a un aut aut. Ah, per salvarsi la poltrona, sono tutti pronti a ingoiarsi la bandiera come fosse un rospo.

C'è poi la possibilità che il reato commesso da Bossi venga considerato "ministeriale" e gli atti verrebbero trasmessi al tribunale dei ministri. Mi pare che si cerchi di salvargli il c... Bossi del resto è un habituè dell'articolo 292. Nel 1997 dichiarò: "Il tricolore lo uso solo per pulirmi il c...". E, finalmente dieci anni dopo, nel 2007 venne condannato in via definitiva per vilipendio alla bandiera, beneficiando poi dell'indulto. Perché la legge è uguale per tutti... o quasi.

Il reato d'opinione, secondo il mio modesto parere, dovrebbe riguardare un soggetto o un fatto commesso da soggetti, non un emblema su cui si regge la ragione stessa di esistere di uno stato. Se questa viene a mancare, lo stato perde ogni autorevolezza. Insultare la bandiera o l'inno è come insultare gli italiani. Una mancanza di rispetto che non viene più riconosciuta come tale. Perché al rispetto non si dà più alcun valore. Questo nasce dalla convinzione che ognuno crede di valere più degli altri. La superiorità è il tarlo della democrazia. Ma ha già consumato gli animi. Ognuno, nel suo piccolo, cerca di far pesare il proprio potere e da questo atto meschino trae la soddisfazione di sentirsi qualcuno. La frustrazione è altissima proprio perché, per sapere di esistere, si ha bisogno del riconoscimento altrui. E quando appunto non lo si riceve per merito, lo si estorce con infimi sistemi, come la vessazione o il ricatto. Alla fine lo stesso merito diviene sempre più raro, perché chi riceve i riconoscimenti spesso non se li è meritati, ma li ha pretesi con tutti i mezzi che ha a sua disposizione.

Berlusconi per tutta questa faccenda non ha fatto una grinza. Non è mica una mummia, ma una specie di faraone vivente. Tanto da essere riuscito a stupire perfino Mubarak. Già Putin e Blair avevano fatto il tour dei 75 ettari di parco di Villa Certosa a Portorotondo. Secondo quanto riporta il Corriere ci sono: un anfiteatro con duemila e più giochi di luce e 2200 cactus (casomai mancassero gli spettatori), cinque cascate a mare (per fare: You Tarzan, me Jane?), un grotta con le musiche (per l'occasione d'Oriente), la scultura della donna centauro, laghetti con cigni e anatre, un'agorà, la "Pizzeria da Silvio", il labirinto delle camelie. Resta da capire chi fa Teseo e chi il Minotauro. E chi è Arianna. Da non confondersi con Veronica Lario che è una fedele Penelope. Per quattro sere Silvio è volato da Roma in Sardegna per intrattenere l'ospite egiziano con chitarra e canzoni, fuochi d'artificio e infine eruzione del finto vulcano. I suoi vicini - si fa per dire, viste le distanze - pensavano si stesse scatenando un temporale. Ma dove vive un dio è solo sogno e invenzione. La verità è cosa da uomini.