Che si dice in Italia

Mourinho a cravatta sciolta

di Gabriella Patti

Cravatta sì o cravatta no? Ora ad alimentare l'ozioso gossip modaiolo di questa piovosa estate italiana - dopo il "libera tutti, Ccolletto aperto" concesso dalle aziende - ci si è meso anche José Mourinho, il neo allenatore portoghese dell'Inter. Al "Mister" nerazzurro dà fastidio l'accessorio d'abbigliamento inventato da Lord Brummell (e fu scandalo, all'epoca). Così la porta sciolta. I puristi sono insorti. Primo fra tutti, pensando ovviamente al proprio tornaconto, il maestro delle cravatte Italian Style, il napoletano Maurizio Marinella.

"Se proprio gli dà fastidio, provi a cambiare tipo di colletto, ne scelga uno più comodo. Oppure, sì, se la tolga del tutto, ma la metta nel taschino della giacca, a mo' di fazzoletto". Personalmente disapprovo quest'ultima proposta, ma tutti i gusti sono gusti. Quello che è sicuro è che la questione sta appassionando gli sfaccendati. Ne approfittano i maitre à penser dell'ozio.

Per lo stilista Quirino Conti, la cravatta sciolta "alla Mourinho" - potete scommetterci che, comunque, diventerà un moda - "è quasi un segnale barbarico". Drastico Giuseppe Scaraffia, ironico e raffinato autore del Dizionario del dandy: "Boccio Mourinho. Muoversi nell'àmbito dello sport non costituisce un alibi: essere eleganti con disinvoltura è un lusso che pochi possono permettersi".

 LASSISMO E CONSUMISMO ANCHE NEI CONVENTI? Pare di sì. I costumi di quest'epoca senza più costumi stanno contagiando anche monaci e suore. La denuncia, nientemeno che sull'Osservatore Romano e quindi approvata "in alto loco", è del Cardinale Fran Rodè, ministro vaticano degli Istituti di vita consacrata. "Nelle case religiose c'è troppa libertà" avverte. "Si dedica sempre meno tempo alla preghiera e sono a rischio i voti di castità, povertà e obbedienza".

Questa piccola rubrica non è certamente il luogo adatto per avviare una discussione delicata e approfondita su un tema così spinoso. Ma alcune opinioni, brevemente, lasciatemele esprimere. I tempi stanno cambiando, è vero. Ma, contrariamente a quanto alcuni potrebbero pensare, la "voglia" di religione non è in calo ma in crescita. Basta vedere la folla, con tanti giovani, che vanno a San Pietro la domenica ad ascoltare il Papa. E, sul versante islamico, sono le cifre a confermare l'aumento del fervore.

Per tornare al cristianesimo e, in particolare, al cattolicesimo si dimostra sempre più prezioso il lavoro che, nelle terre più povere del pianeta, svolgono le missioni: veri e propri motori di riscatto morale in ambienti degradati nonché di sostegno economico. Allora la mia domanda, provocatoria ma non troppo visto che a chiederselo - sia pure a bassa voce - sono in tanti, è: non è che sono le autorità centrali della Chiesa a essere un po' in ritardo, a non voler prendere atto che la vita moderna ha le sue esigenze, che la "missione" non è quella di voler imporre dall'alto un comportamento di vita bensì quella di seguire i mutamenti della società per andarle in soccorso? Insomma, per affrontare un po' brutalmente uno dei problemi: perché non concedere finalmente il matrimonio ai religiosi, come avviene in tutte le altre confessioni? Sbaglierò, ma penso che servirebbe a mettere un freno al finora inarrestabile calo delle vocazioni.

E' SEMPRE LA SOLITA STORIA. Bisogna andare all'estero, anzi: emigrare, per vedere da lontano gli errori che stanno affossando l'Italia (ad avere appena detto che "il Paese è rischio" non sono io, che qualcuno potrebbe accusare di inguaribile pessimismo e disfattismo, ma il Capo dello Stato).

Riccardo Muti, il grande direttore d'orchestra che ha abbandonato tra le polemiche la Scala milanese per trasferirsi a Salisburgo, avverte dall'Austria: "Noi italiani stiamo dimenticando ciò che siamo, non valorizziamo la nostra storia". Ben diversamente dall'Austria che ha capito di "avere nel suo passato il proprio futuro" e perciò "fa gravitare la vita economica sulla propria cultura".

Noi, invece, notizia di qualche giorno fa, abbiamo dei musei dimenticati dove, in un anno, sono stati venduti appena quattro (sì: quattro) biglietti.