Punto di vista/ “El Pibe de Oro”

di Tony De Santoli

Dopo "L'oro di Napoli", di Giuseppe Marotta, ecco "L'oro del Pibe". Vale a dire i soldi (che furono) di Diego Armando Maradona, il campionissimo di calcio argentino degli Anni Ottanta, l'uomo - per un lungo periodo - più famoso del mondo, il "Pibe", appunto, il "re" di Napoli, il grosso personaggio un tempo riverito, ossequiato, amato. Idolatrato. Idolatrato, forse, ancor più di quanto a Napoli lo fosse stato Achille Lauro negli Anni Quaranta e Cinquanta, più di quanto lo fosse stato negli Anni Trenta un altro ecellente calciatore partenopeo, l'elegante, raffinato Attila Sallustro, il centrattacco che sposò una delle più seducenti soubrettes dell'epoca, Lucy d'Albert.

"L'oro del Pibe" (Edizioni Scientiifiche Italiane, 281 pgg., 19.00 euro) è un buon libro. E' stato scritto con rigore, è stato scritto "anche" con un pizzico di spregiudicatezza, la qual cosa non guasta, non guasta affatto se si tratta di studiare e illustrare le vicende, non sempre felici, di un uomo che dalle stelle è caduto nelle stalle, di uno che ai bei tempi faceva sempre e comunque notizia e che ora appare dimenticato, o quasi, relegato appunto in un cantuccio freddo, disadorno: l'anticamera dell'oblìo che presto si stenderà fatalmente su di lui.

Di quest'opera uscita in Italia nello scorso giugno, sono autori Giuseppe Pedersoli, 42 anni, napoletano, dottore commercialista specializzato nel contenzioso tributario, e Luca Maurelli, 38 anni, anch'egli napoletano, giornalista di razza, versatile, scrupoloso; inviato del "Secolo d'Italia".

La posizione di Pedersoli e Maurelli è chiara, è netta, bene argomentata. Pedersoli sostiene che negli ultimi dieci o quindici anni, il fisco italiano si sia accanito su Diego Armando Maradona, il quale, dal 17 settembre 2005, in base a una sentenza della Corte di Cassazione è, sic et simpliciter, un evasore fiscale: al 31 maggio 2008, il "Pibe" doveva allo Stato italiano la somma di quasi quaranta milioni di euro, una cifra ingente, anzi, astronomica, con la quale si potrebbero costruire alcune scuole, anche un ospedale. Maradona sarebbe quindi una "vittima" dell'ordinamento fiscale della Repubblica italiana. Una "vittima" posta di fronte a un organismo potente, duro, implacabile. Con tutto il corollario burocratico gelido, impersonale, "spietato".

Pedersoli e Maurelli ripercorrono così le tappe dei tempestosi, aspri, rapporti fra l'autolesionistico argentino e il nostro fisco. Anzi, nelle ultime pagine della loro opera arriva il colpo di scena, che non sveliamo per non voler togliere al lettore il "brivido" della scoperta...

Maradona oggigiorno, a quanto ci risulta, non ha che due soli difensori. Tutti gli altri, potenti o meno potenti, sinceri o mendaci, sono spariti, si sono dileguati. Gli ultimi, generosi difensori di questo fuoriclasse del passato, sono, appunto, Maurelli e Pedersoli.

A noi, Diego Armando Maradona non è mai stato simpatico. Anzi, quel gol di pugno contro l'Inghilterra ai Mondiali del 1986, ce lo rese addirittura esecrabile. Ricordiamo fin troppo bene la strafottenza con cui negli anni del trionfo si comportava "El Pibe" nella inconscia convinzione che su di lui il sole non sarebbe mai tramontato... Ora che su di lui il sole è invece tramontato, ecco che in suo soccorso arrivano appunto Luca Maurelli e Giuseppe Pedersoli. Questo, magari, Maradona nemmeno lo merita. Ma è giusto che sia così. Nessun uomo, in fondo, merita d'essere abbandonato a se stesso.