Il rimpatriato

Maturità: Bossi e il figlio bocciato

I figli, si sa, so' piezz 'e core e non solo per i napoletani ma per tutti gli italiani, che per lo più scherzosamente hanno fatto propria quell'espressione che il re della "sceneggiata", Mario Merola, coniò tanto tempo fa. Un concetto nazionale, insomma, tanto forte da valicare confini e barriere dialettali, tanto lo si sente evocare a Roma come a Palermo, a Firenze come a Genova, a Torino come a Milano. A occhio dovrebbe essere interdetto nella Padania, per rispetto al "dio Po", ma proprio l'altro giorno l'equiparazione dei pargoli a ventricoli e orecchiette è stata "sdoganata" nientemeno che dall'uomo che della Padania è l'inventore e il sacerdote sommo: Umberto Bossi.

Che è accaduto, infatti, all'Umberto? Che il figliolo Renzo, per il secondo anno consecutivo, è stato bocciato all'esame di maturità non essendo riuscito a mettere insieme, attraverso le tre prove scritte e quella orale, il voto di 60, cioè il minimo necessario per essere promosso. Bossi non è un padre all'antica e l'idea di punire il ragazzo non lo ha neppure sfiorato; non è neppure un padre moderno di quelli che si mettono di buzzo buono a seguire, con calma ma con fermezza, gli studi dei figli; e non è neppure un padre sereno, cioè capace di ammettere che il figlio - per scarsa voglia di studiare o perché "non ce la fa" - magari la bocciatura se l'è meritata. No, la colpa doveva per forza essere di qualcun altro. Ma chi? Pensa che ti ripensa, ecco trovato il colpevole o meglio i colpevoli: sono i professori meridionali che insegnano anche nella Padania. Hanno bocciato il giovane Renzo non perché le sue "tesine" erano insufficienti ma perché una di esse era su Carlo Cattaneo, cioè un teorico del federalismo. Insomma sono scherani mandati da Roma.

Lo sfogo di un padre frustrato? Non esattamente, visto che l'idea ora è diventata una proposta di legge perché "non possiamo lasciar martoriare i nostri figli da gente che non viene dal Nord". A portarla avanti nell'iter parlamentare provvederà una signora di nome Paola Goisis, che per conto della Lega Nord è membro (Dio ci perdoni) della commissione Cultura della Camera dei Deputati. I suoi argomenti? "Non è possibile che vengano professori da ogni parte a togliere il lavoro agli insegnanti del Nord. Loro vogliono sentir parlare solo di Sciascia e Pirandello". Insomma, se Berlusconi cambia le leggi per evitare di essere processato, Bossi, nel suo piccolo, vuole cambiare gli insegnanti per ottenere che suo figlio venga promosso. La gestione di un Paese di 60 milioni di abitanti si fa sempre più famigliare.

Ma su questa storia dei padani "oppressi" dall'Italia il copyright spetta di diritto a Franco Rocchetta, a suo tempo "stella" della Lega Nord così lucente da diventare, nel primo governo Berlusconi del 1994, sottosegretario agli Esteri con delega all'emigrazione. In quella veste mi capitò di vederlo all'opera durante una sua visita in America, quando ancora c'ero anch'io. L'Istituto Italiano di Cultura di New York gli aveva preparato un incontro con gli esponenti delle associazioni italiane e lui tenne loro un discorso che paragonava i poveri padani costretti a parlare italiano ai poveri italoamericani (magari di terza generazione) costretti a parlare inglese. "E poi ci meravigliamo - concluse incurante delle espressioni allibite dei presenti - se i ragazzi gettano i massi dai cavalcavia delle autostrade" (una tragica "moda" che in quei giorni aveva preso degli scriteriati minorenni e che fece alcune vittime fra gli automobilisti).

Qualcuno si chiede ancora perché l'Italia sta regolarmente conquistando gli ultimi posti in tutti i campi, rispetto agli altri Paesi europei?