Italiani in America

Gabriel Oscar Rosati: una tromba al servizio delle star

di Generoso D'Agnese

Forse la sua vera casa è in uno dei tanti mezzi di trasporto che spesso lo trascinano da un angolo all'altro del mondo. Forse il suo vero focolare si illumina nell'ottone dei suoi strumenti a fiato. Forse è un italiano senza fissa dimora. Ma soprattutto è un grande talento del jazz.

Gabriel Oscar Rosati ha in effetti i numeri per entrare nel cuore di quel grande caleidoscopio della musica virtuosa. Enfant prodige della tromba, al suo strumento ha sempre regalato una grande passione trasmettendola anche agli allievi che hanno avuto la fortuna di incrociare la sua strada. E nella musica ha trovato tutte le sue dimensioni artistiche: da suonatore jazz di tromba latina e trombone, a cantante, da arrangiatore ad autore di testi didattici.

Avvicinatosi alla tromba a soli sette anni, il musicista non l'ha mai più abbandonata. A soli 17 anni si è diplomato al conservatorio per poi prendere il volo verso le sensibilità di grandi artisti italiani. Il suo nome si è presto legato a quello di Pino Daniele, Massimo Urbani, Fred Bongusto e all'orchestra della Rai. Ma i confini dello Stivale non bastarono a trattenere un artista alla ricerca della sua realizzazione professionale. Rosati capì che i suoi stimoli li avrebbe potuti esaltare nel calderone americano ed ha attraversato l'Oceano per iniziare una collaborazione con grandi nomi del jazz e del blues.

Tra i tanti artisti di fama, l'abruzzese ha suonato con i fratelli Santana, duettato con John Lee Hooker, improvvisato con i Perez Prado All Star, Tito Puente, gli Os Originais Do Samba ed con il trombettista brasiliano Claudio Roditi. Grandi soddisfazioni sono arrivate anche dalla collaborazione con Maynard Ferguson, gli Earth, Wind & Fire, B.B. King, per non tacere della sua sintonia professionale con il grande Jimmy Owen, autentica star del jazz.

Nato a Modena nel 1966 Gabriel Rosati ha nel suo sangue cromosomi brasiliani (da parte di madre) ma a Lanciano (Chieti) ha vissuto gran parte della sua infanzia e della sua adolescenza. Trasferitosi a Roma dopo il diploma di Conservatorio, Gabriel Oscar Rosati ha potuto suonare anche durante il servizio militare (nella banda dei Carabinieri) per poi accettare, nel 1990, un contratto in un locale di El Paso, in Texas. Per sette anni, il trombonista ha allietato le orecchie del pubblico americano, lavorando a partire dal '95 anche al suo "Brazilatafro Project". Con questo gruppo di musica jazz latina ha inciso diversi album, affidandosi a varie case discografiche, e ha realizzato diverse tournées in Europa, negli Stati Uniti e per due volte in Giappone. Dopo tantissime edizioni del suo progetto musicale, Rosati ha avuto il privilegio di essere ospitato nella rivista "jazz player", vera bibbia della musica mondiale, dalla quale ha ricevuto anche il rarissimo omaggio della copertina.

Tre suoi album sono stati ristampati ed un altro è in dirittura d'arrivo per questo italobrasiliano cresciuto all'ombra del Mastro Giurato. Divenuto negli anni anche docente di clinics e workshop per il Performing Arts Center di Las Vegas e per la Yamaha School di Tokyo, Gabriel Rosati ha dato alle stampe il suo secondo libro-metodo con Cd, "The salsa trumpet", sperando di trovare anche in Italia quel riconoscimento che troppo spesso viene negato agli autoctoni in favore di tanti artisti stranieri. Speranza vana.

"L'esperienza professionale più brutta - commenta Rosati - è stata come musicista per il programma di Rai-Uno ‘Rai-Mondo e le altre...'. Esperienza che non vorrei piú ripetere. Lì manca la professionalità e manca anche la creatività".

Tornato in Italia nel 2005, dopo la delusione professionale, Rosati è ripartito alla volta degli USA insieme alla moglie Delia D'Angelo, per intraprendere concerti ad Hollywood.

Oltre a trombetta e trombone, Rosati canta e compone musica. Il suo repertorio include bossanova, samba, salsa, tango, calypso e reggae, senza trascurare ritmi come milonga. E il suo cuore batte di nuovo a stelle e strisce regalando all'Italia un'altra occasione mancata per valorizzare il suo immenso patrimonio umano e professionale.