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Radici al femminile

di Gabriella Patti

ue settimane per recuperare le proprie radici. Troppo poco tempo? No, può essere sufficiente. Purché il programma culturale sia quello giusto. Come quello del Noiaw (National Organization of Italian American Women) che, su un'idea di Aileen Riotto Sirey, presidente e fondatrice del gruppo, ha messo in piedi assieme al Ministero degli Esteri italiano uno scambio culturale. Rigorosamente al femminile.

L'anno scorso è toccato a una pattuglia di ragazze italiane varcare l'Atlantico, ospitate da famiglie di italiani d'America. Quest'anno, 16 studentesse italoamericane, dai 18 ai 22 anni hanno appena concluso una visita di due settimane in Italia, con base a Roma e viaggi in altre città.

Ad accompagnarle sono state Maria Tamburi, secondo vice presidente della Noiaw e Claudia Massimo Berns, direttore dell'associazioneQ.

Mentre parliamo con loro nella hall di un albergo romano, si sentono voci di manifestanti all'esterno. Il presidente americano George W. Bush era a Roma e loro urlano slogan contro la guerra. Le due accompagnatrici sono un po' preoccupate, alcune delle loro ragazze sono in giro. Ma Lisa Bonarrigo e Nicole Mangleire le rassicurano.

«Niente a che vedere con una manifestazione che abbiamo visto a New York» dicono le due studentesse. E, in effetti, quando le altre ragazze tornano in albergo raccontano di non essersi accorte di niente; eppure hanno girato tutto il giorno con i mezzi pubblici.

Loro sono qui proprio per capire le differenze attuali fra la cultura americana e quella italiana e non solo come quest'ultima viene rappresentata nei ricordi delle loro famiglie.

Chiediamo quante volte siano state in Italia e con sorpresa apprendiamo che per molte di loro si tratta della prima visita.

«I miei genitori non mi portavano in Italia perché sapevano che al tempo non mi avrebbe fatto piacere».

E adesso come la pensi?

«E' bellissimo. Mi piacerebbe vedere non solo Roma o Firenze, ma anche tutto il resto di Italia».

Nelle due settimane le ragazze, oltre a visitare la città, hanno avuto una serie di incontri più o meno istituzionali con le donne italiane che appartengono alla mondo della politica, del cinema, dell'arte. Come Franca Rame e Franca Valeri, due icone della cultura.

«Sì» dicono «abbiamo avuto la chiara sensazione che siano due donne importanti per le italiane. Come in America lo è stata, per esempio, Katherine Hepburn».

Qual è la differenza più grande fra le donne italiane e quelle americane?

«Sostanzialmente nessuna. Ma se fossi una politica italiana sarei un po' arrabbiata e mi darei più da fare. Gli uomini italiani non sembrano apprezzare le donne in politica».

Durante il weekend sono state ospiti di famiglie e assaporano in questo modo la vita quotidiana. E anche in questo caso trovano che una domenica a Roma non differisce molto da una domenica a Hartford, Connecticut, l'attenzione al cibo, agli affetti è praticamente la stessa. Qui le origini parlano la stessa lingua.