A modo mio

Giovani turchi

di Luigi Troiani

E' da 24 luglio del 1908. In seguito ad un'insurrezione in Macedonia, a Istanbul il sultano ‘Abd ul-Hamid II è costretto, da ufficiali delle Forze armate, a rimettere in vigore la costituzione del 1876 e convocare i comizi elettorali. In maggioranza sono eletti alla Camera esponenti progressisti. L'anno dopo, il sultano è sostituito dal fratello Mehmet Reshad V. E' iniziato l'ultimo giro dell'impero ottomano, destinato in qualche anno a rovinosa caduta.

Alla regia c'è il movimento dei Giovani turchi, organizzazione di cospiratori liberali e nazionalisti. Il Cup, Comitato di unione e progresso, ha deciso di agire a fine giugno, dopo aver scoperto spie governative al suo interno. Il 3 luglio circa 500 persone tra militari e civili, prendono armi dalla caserma e occupano le alture di Monastir (nome greco della macedone Bitola), da dove chiamano al rispetto della costituzione ottomana. Il numero degli insorti cresce, mentre le truppe governative rifiutano di sparare. Il 23 lo Stato maggiore del III Corpo d'armata dispone di occupare Istanbul, a meno che il sultano non molli la presa sulle libertà costituzionali. Il successo eleva il prestigio dei Giovani turchi di fronte alla popolazione, e seda molte rivalità che, dai vagiti dei "Giovani ottomani" del 1865 al rilancio di Parigi del 1902, hanno minato l'unità degli oppositori della Sublime porta.

Al tempo stesso, quanto di moderno ed "occidentale" viene imposto al Divano, provoca in molti ranghi dell'impero rivolte e opposizioni. Al centro degli avvenimenti, non vi è soltanto la questione di maggiori libertà politiche e civili, perché il movimento degli ufficiali modernisti è profondamente laico e nazionalista turco. A differenza di insurrezioni militari modernizzatrici che, come quella bonapartista, hanno scosso dalle fondamenta, arrugginite monarchie continentali, l'azione dei Giovani turchi va ad incidere anche su due questioni più delicate di quelle dinastiche: il destino delle tante nazionalità ed etnie sotto controllo ottomano, il futuro della religione islamica nel territorio dell'impero. Quando la "nuova" burocrazia inizia ad imporre l'insegnamento del turco nelle scuole di stato, la ferma obbligatoria, il disarmo dei civili, l'abrogazione dei privilegi fiscali, la proibizione delle associazioni fondate sul principio etnico, i malumori si fanno intensi. Sorgono ribellioni armate, ad esempio da parte dei bey musulmani del Kosovo e dei montanari cattolici albanesi. L'Austria approfitta della tormentata evoluzione per azioni chirurgiche che ne fanno lievitare la base territoriale attraverso l'assorbimento della Bosnia ed Erzegovina nell'ottobre 1908. La stessa Italia strappa ad Istanbul la Tripolitania e s'affaccia nel Dodecanneso.

La confusione interna con le conflittualità tra vecchio e nuovo che frantumano ciò che resta dell'Impero, le perdite territoriali che fanno nascere nuovi stati o espandere gli esistenti, il risentimento di molti (si pensi ai Greci o ai Bulgari) per i lunghi secoli di occupa-zione, gettano le condizioni per la "Seconda Lega balcanica", pronta a spartirsi le spoglie del boccheggiante impero. E' in questo clima che matura la strage di minoranze incolpevoli, in particolare di armeni. Eppure, nonostante gli evidenti limiti e drammi, i Giovani turchi restano uno degli esempi più interessanti di come l'insorgenza militar-politica possa officiare il rito della modernizzazione socio-economica e della laicizzazione delle istituzioni. Il padre della patria Atat rk blinderà quei principi nella costituzione laica e repubblicana, affidandone la custodia al ceto militare. Quel modello è in discussione e appare a molti inattuale: le celebrazioni del luglio 1908 serviranno per rilanciarne il ricordo positivo nella memoria dei cittadini.