Che si dice in Italia

Gelato, passione italiana

di Gabriella Patti

In estate per molti di noi il gelato può talvolta addirittura sostituire un pasto, grazie alla media di 100-200 calorie per etto (la differenza la fanno i "gusti", le frutta o le creme scelte). Ma, attenzione: gli ultimi dati dicono che i consumi di questo gustoso refrigerio dalla calura sono crollati.

Mentre il mercato si sta squagliando - il verbo è appropriato - gli artigiani si dividono: colpa della stagione estiva iniziata con la pioggia oppure la causa è il carovita, i portafogli sempre più vuoti? In attesa di una risposta, accontentiamoci di una intuizione: i maestri gelatai sono come sentinelle sul territorio, fiutano l´umore collettivo. «La gente non si coccola più» è la sentenza di uno di loro.

Meglio di una lunga analisi sociale, basta questa breve frase per f are la fotografia al Paese. Il calo delle vendite, a detta dell´Unione Artigiani, è del 23-25 per cento.

Eppure due terzi delle gelaterie artigiane di Milano, tanto per fare un esempio, non hanno ritoccato i prezzi. Vanno alla grande e in controtendenza solo i meno gustosi ma più economici gelati industriali: per trovare un "cremino" a Roma ho dovuto girare quattro bar. "Tutti esauriti"! E IL GELATO CI PORTA AL LODO ALFANI. Sono impazzita per una botta di caldo? Forse. Ma provate a seguirmi. Per il governo il lodo garantisce la governabilità, per l´opposizione mette al sicuro il capo del suddetto governo da qualsiasi processo e iniziativa giudiziaria a suo carico. Per alcuni l´impunibilità della quattro più alte cariche dello Stato non può essere legge ordinaria, dovrebbe passare attraverso una norma costituzionale. Per altri l´anomalia della situazione italiana negli ultimi anni è stata talmente abnorme che una legge, qualunque legge, è meglio dell´attuale caos.

Sullo sfondo ci sono due grosse questioni: l´immunità parlamentare e il ruolo del Consiglio Superiore della Magistratura. Dietro le quali si annida finalmente il problema centrale: quello della divisione dei poteri. Insomma: l´Italia deve decidere. O sposa la modernità e il cambiamento o si impantana per sempre. E qui entra in ballo la metafora del gelato. O scegliamo di investire in quello artigianale - che come lo fanno in Italia non lo fanno da nessuna parte - oppure rassegniamoci ad accontentarci dei più trisie prodotti industriali di serie: non faranno male, ma sapranno tutti dello stesso gusto. E´ STATO BEPPE SE-VERGNINI, ironico giorna-lista del Corriere della Sera, a farmi capire perché l´offen-sivo gestaccio di Umberto Bossi all´Inno d´Italia ha, sì, conquistato per un giorno i titoloni delle prime pagine ma poi è finito nel nulla.

Accordi fra politici, nel silenzioso assenso di una stampa compiacente? Sarebbe facile pensarlo. E infatti è stata la prima cosa che mi è venuta in mente. Indignata, mi aspettavo piazze in rivolta. Nulla. Severgnini sul suo blog spiega che in realtà non si tratta di apatia.

Semplicemente sia Bossi sia tutto il mondo politico non viene più preso sul serio dagli italiani. I politici promettono e annunciano, parlano a se stessi, difendono l´indifendibile, si contraddicono, si contorcono, si ripetono, aiutano solo i propri amici e, alla fine, l´unica cosa che veramente fanno è di dividersi le spoglie di un Paese che s´impoverisce. Così, la gente reagisce nell´unico modo possibile: il disinteresse.