Punto di vista/ Cento giorni al potere

di Tony De Santoli

Da cento giorni, uno più uno meno, il centro-destra è di nuovo al potere in Italia. Nulla di napoleo-nico, tuttavia, esso mostra... E magari per il governo italiano (metaforicamente parlando) finirà come fini, a Waterloo, per il grande modernizzatore, per il Console, l'Imperatore che, sulla base dei meriti e delle qualità personali dei singoli, non esitava a conferire i gradi di generale di Divisione o di Corpo d'Armata a ufficiali di trent'anni.

Cento giorni sono tanti, specie nei tempi in cui viviamo. All'epoca di Napoleone, invece, per andare da Parigi a Milano, ti ci volevano almeno quattro o cinque giorni. Non c'erano il telegrafo, la radio, il telefono...

Ci riferiamo a Bonaparte poiché Bonaparte riscuote ammirazione, ammirazione forse incondizionata, da parte di signori che oggi governano l'Italia o che, comunque, su istituzioni e cittadini esercitano molta, forse troppa, influenza. Napoleone agiva. I nostri personaggi, al contrario, fanno finta di agire. Napoleone rischiava. I campioni del centrodestra non rischiano. Non rischiano nulla. Ora poi che il Parlamento ha sancito l'impunità per le più alte cariche istituzionali, si è in una botte di ferro. Il "business as usual" può continuare, e con più impeto e slancio di prima. Basta incrociarli in Via della Scrofa a Roma, in Via delle Coppelle, al Pantheon questi individui della conservazione e della reazione e se ne nota subito lo stato di volgare sovraeccitazione.

Napoleone gettò tutto se stesso nella causa in cui credeva, fino a sfidare la straordinaria potenza militare dell'Inghilterra e soprattutto della Marina di Sua Maestà, rimanendone alla fine schiacciato. I nostri "eroi" invece ripuliscono la periferia di Napoli dai rifiuti che ammorbavano interi quartieri e centri vari e pretendono che questa operazione venga salutata da tutti come un magnifico successo del "buongoverno"... Ma tenere pulite le città è ordinaria amministrazione. Non c'è nulla di portentoso, nulla di sensazionale nella liberazione di Napoli dal letame che Napoli avvolgeva. Che la sinistra non fosse riuscita nell'analogo compito, è un altro discorso. La sinistra d'oggi, con nostro massimo disappunto, altro non riesce a fare che allestire girotondi...

Ma il colpo di maggior effetto, che forse supera anche quello dello smaltimento dell'immondizia avvenuto a Napoli, è lo schieramento dell'Esercito italiano nelle nostre maggiori città nel quadro del piano sicurezza concepito dall'esecutivo. D'altro canto, il sogno dei capi e dei gregari del centro-destra era questo: impiegare l'Esercito in difesa del cittadino per sbarrare così la strada alla criminalità d'ogni specie. Del resto, per neo-fascistelli, post-fascistelli, conservatori accaparratori, vecchi democristiani nazionalisti, la divisa rappresenta qualcosa di "sublime", qualcosa di "sacro". La si metta quindi al servizio "vero" del popolo. All'atto pratico, comunque, la misura si rivelerà del tutto inutile. Per sua natura il soldato non sa fare l'agente di polizia. Non è neppure questo il suo vero ruolo.

Morale: la presenza in questa forma di fanti e carristi in grandi città dà il senso dello stato d'assedio, che non è affatto bello, non è per nulla romantico. Anzi, dà all'Italia coloriture sudamericane. Cento giorni sprecati, insomma.

Ma ai "napoleonidi" italici del Terzo Millennio, piace così. Che poi il Paese affondi nell'improduttività, nell'inflazione, nella disoccupazione e nella sotto-occupazione, è secondario...