Libera

Un'altra settimana senza senso

di Elisabetta de Dominis

L'Italia è un paese esterofilo: si lascia governare da degli stranieri. Altrimenti sarebbe ingovernabile, almeno secondo il sistema bipartitico che si è instaurato negli ultimi anni. Così per non avere i "sinistri" italiani al governo, abbiamo i leghisti che italiani non sono, secondo le affermazioni del loro capopopolo, Umberto Bossi, che continua a vilipendere bandiera e inno nazionale, senza essere passibile di conseguenze giuridiche. Ma lui gode di immunità tout court, benché non rientri nel lodo Alfano.

L'Italia è un paese oligarchico perché la legge non è uguale per tutti, ma solo per i sudditi che ovviamente non fanno parte dell'oligarchia (potere di pochi).

Ergo l'Italia è una monarchia straniera sostenuta da feudatari italiani in cambio del mantenimento del loro feudo. Si dividono in vassalli, valvassori e valvassini. A seconda di quanto riescono a truffare la monarchia. Una figura astratta, perché il monarca-premier di turno non si sente affatto truffato. Per il semplice motivo che non si identifica con l'Italia, come gli italiani non si sentono nazione italiana. Pertanto sistema giudiziario e tributario vanno gabbati per sopravvivere in questo stato straniero. Straniero alle nostre coscienze che nella secolare lotta tra impero e papato, guelfi e ghibellini, hanno cercato di barcamenarsi barattando anime e corpi.

Non è importante allora trovare il colpevole dell'affaire di corruzione Telecom e Pirelli, ma solo il capro espiatorio. Qualcuno da dare in pasto al popolo, che non deve sapere ma solo essere soddisfatto. Fino al prossimo scandalo, che comunque fa audience e permette di distogliere dal controllo sull'efficienza dell'operato del governo.

Ma, nella fattispecie, chi è Tronchetti Provera? Un genio o un inetto? Uno che fa il presidente della Telecom e della Pirelli, ma riesce a non venir indagato perché dichiara che non sapeva, di primo acchito sembrerebbe un inetto, ma risulta un genio. Uno che può permettersi di dire di Giuliano Tavaroli, che era capo della sicurezza della sua azienda: "In Telecom, diciamo, un discorso più lungo di 2 minuti con lui l'ho fatto per la prima volta, credo, per la vicenda brasiliana". Si vede che presiedere è una cosa, lavorare un'altra. Si vede che Tronchetti traduce presiedere letteralmente dal latino: sedere davanti, senza sapere che la traduzione corretta della sua mansione è dirigere, essere guida. Ecco perché lo vedevamo fotografato sempre in giro: sedeva due minuti senza guardare cosa succedeva dietro di lui e poi via a veleggiare e folleggiare. Non stiamo mettendo in dubbio la dichiarata estraneità di Tronchetti al dossier Oak Found, ma vivaddio non si è nemmeno accordo delle tangenti corrisposte! Tanto meno delle società costituite all'estero per il fratello della sua sposa Afef! Se uno non conosce niente, non controlla niente, dunque che valore professionale ha?

Terra terra: sono un ristoratore, non capisco niente però di cucina, assumo un cuoco che cuoco non è ma serial killer e mi avvelena tutti i clienti. Sarò responsabile o no?

Telecom e Pirelli non saranno propriamente della aziende avvelenate, ma stracotte sì. Cucinate troppo per far mangiare troppi. Ma il fuoco ovvero l'energia per mantenerle è costata. E' costata all'Italia, agli italiani. Che continuano ad esser costretti a mantenere manager ed industriali di questo tipo. Perché essendo queste aziende di interesse nazionale, vengono sostenute e i loro titolari riveriti.

Si vede che abbiamo bisogno di eroi e, pur di averne, ce li inventiamo. Del resto ci sentiamo veramente Paese solo allo stadio. E scegliamo anche i partiti politici come fossero la squadra del cuore. Sembra una scelta d'amore. Ma è solo un fuoco fatuo, un'infatuazione, perché non soffriamo, non proviamo veramente alcun sentimento. Infatti se ci interroghiamo, non sappiamo perché scegliamo di stare di qua o di là. Tutto è gioco e non sappiamo dargli un senso.