ATTUALITA’/Intervista con il Pro. Luciano Romito / Ma chi sono gli intercettatori?
Quella delle intercettazioni telefoniche ormai da mesi è diventata una questione che, in tutti i modi può essere definita tranne che di civile scambi di opinione. Chi ha letto i quotidiani italiani di questi giorni si è accorto che i toni sono ben altri, non ci si è fatto mancare nulla, neanche gli insulti personali.
Molti però forse non sanno che le intercettazioni proprio in questi giorni oltre che dalla politica stanno attraversando all'esame di coscienza anche di un'altra categoria: quella dei periti che le intercettazioni le ascoltano, trascrivono e firmano.
Andiamo per ordine. In Italia, diversamente da quanto accade nel resto del mondo, non esiste uno straccio di elenco, figuriamoci di albo che raccolga i nomi dei periti e consulenti a cui vengono affidati i compiti di analisi, trascrizione, traduzione in italiano dai dialetti più stretti soprattutto del sud, (oltre al primo ministro in Italia si ascoltano anche ben altre conversazioni ) e firma di responsabilità finale. Ancora, non esiste un protocollo comune un minimo di legenda uguale per tutti. Di conseguenza giudici e pm si trovano a dover decifrare pagine di conversazioni in cui il perito Mario Rossi usa pp per dire che quelle parole erano incomprensibili mentre Mario Verdi scrive inc.
Minuterie? Evidentemente no, se il problema qualcuno se l'è posto.
Giovedì 3 luglio Luciano Romito, professore associato di fonetica all'università della Calabria di Rende, ha organizzato quello che sarà il primo incontro tra quanti oggi si occupano di perizie foniche e trascrizioni. Da anni il professor Romito si occupa di intercettazioni lavorando per molti tribunali del sud Italia, nel suo laboratorio di Fonetica dell'Università della Calabria si conduce, ormai da un anno, una ricerca basata sulla valutazione dei metodi nello Speaker Recognition. Altri due incontri seguiranno da qui a dicembre per il centro e nord Italia così da iniziare a discutere in modo serio di un protocollo comune cui attenersi ma anche per lavorare sulla realizzazione di un disegno di legge che stabilisca una volta per tutte criteri fino ad oggi lasciati al puro caso, a cominciare ad esempio da come le perizie vengono pagate.
Dicevamo che in Italia non esiste né un albo né tantomeno un'associazione di controllo, finora in pratica si è andati avanti seguendo una discrezionalità del tutto personale. Era ovvio che prima o poi la questione saltasse fuori.
"Il problema non è lo strumento, che non va toccato - precisa il professor Romito - ma l'uso che se ne fa. Oggi le trascrizioni sono troppe, fatte male e neanche il giudice ci crede più. Poi c'è la questione dei costi. Da un documento del sottosegretario di grazia e giustizia Li Gotti del passato governo viene fuori che nel 2006 è stato speso per le intercettazioni il triplo del budget destinato a tutte le università italiane. Il presente ministro oggi sostiene che il trentatre per cento delle spese della giustizia riguardano spese per intercettazioni. Sono però numeri che nella sostanza dicono poco se si considera che spesso il grosso va per voci di spesa quanto meno dubbie".
Un esempio? Duemila euro al giorno per il noleggio di un computer portatile. A meno che a portare la valigetta non ci sia pure Bill Gates anche ai più smaliziati certe note spese sembrano davvero troppo. Eppure giuro che c'è chi l'ha fatto.
L'occasione di questo incontro, primo nel suo genere in Italia, mi ha dato modo di avere qualche spiegazione in più di questo settore della giustizia, da chi se ne occupa da anni in prima persona.
Allora professore qual è la soluzione per mettere un po' di ordine?
"Quello che va risolto è prima di tutto la necessità di creare un organo di controllo e di riferimento per quanti svolgono questo lavoro. Tutti i paesi europei hanno associazioni cui periti e consulenti fanno capo, da noi invece esiste solo confusione. Questa esigenza ci ha spinto a creare il Gruppo di Fonetica Forense di cui io sono il coordinatore. Io credo che in questo momento le università possono diventare i rotori di iniziative di questo genere".
Nella pratica di cosa dovrà occuparsi il GFF?
"Oggi stiamo presentando e motivando la necessità in ambito italiano di un gruppo di Fonetica Forense che abbia una duplice funzione, di osservatorio scientifico da un lato e di tipo organizzativo dall'altro. Il GFF nasce come gruppo di interesse scientifico dell'Associazione Italiana di Scienze della Voce e, come tale, prevede che tutti gli esperti che vi partecipano siano o diventino soci AISV.
Appartenervi non è di per se un titolo per espletare perizie o consulenze. Come lungamente presentato il GFF è un organo scientifico di confronto, di ricerca e un osservatorio su quanto accade in Italia in ambito forense. Il gruppo non garantisce e non ha alcuna responsabilità sull'operato di ogni singolo associato. Tra le iniziative a breve ci saranno collaborazioni con i gruppi analoghi europei come IAFPA per il Regno Unito, SEAF per la Spagna, GFCP per la Francia e ENFSI per la rete Europea. Organi che da anni vigilano sullo svolgimento delle perizie foniche. Il punto è che l'Europa va e noi si resta sempre indietro.
Se riusciamo ad organizzarci come gruppo scientifico anziché agire ognuno per conto proprio allora possiamo presentare con forza le nostre posizioni. Un protocollo comune dovrebbe essere pronto per febbraio 2009 quando verrà presentato al V convegno annuale dell'AISV a Zurigo".
Lei ha parlato anche di presentare un disegno di legge
"Quello che stiamo facendo qui oggi nasce proprio per l'incertezza su cui in Italia si muove chi si occupa di intercettazioni. Io penso che si potrebbe prendere ciò che di buono in Europa è stato fatto e iniziare a ragionare su un progetto da presentare poi al Legislatore".
Quanto lo strumento delle intercettazioni sia fondamentale nelle indagine di polizia soprattutto nei reati legati alla criminalità organizzata lo dimostra il fatto che di recente, in un processo di mafia su 52 pagine di relazione ben cinquantadue sono stati i riferimenti ad intercettazioni telefoniche e solo tredici inerenti a deposizioni dirette. Che dunque servano ci sembra superfluo ribadirlo, ciò che in Italia non serve è l'approssimazione su cui questo settore si muove e, con un occhio alle ultime vicende, visto che ascoltando le conversazioni telefoniche si scoprono si fatti inerenti al reato in oggetto ma anche le attitudini umane dell'intercettato, evitare se possibile deviazioni utili più a riempire settimanali di gossip che non ha dare un contributo alle indagini giudiziarie.
Il decalogo delle regole future
1. incontri: effettuati sia tra i soci per discutere di argomenti specifici e legati alla fonetica forense, sia all'interno delle singole sedi tra soci e operatori del settore;
2. Seminari: su richiesta dei soci verranno organizzati seminari su singoli argomenti inerenti la fonetica e l'acustica forense;
3. Pubblicazioni: tutte le risoluzioni e le decisioni prese dal gruppo di fonetica verranno in seguito proposte per la pubblicazione sulla rivista dell'Arma dei Carabinieri, della Polizia e dei Magistrati;
4. Anagrafe dei metodi e dei periti: ogni iscritto provvederà a comunicare il proprio metodo, la propria specifica competenza (su un dialetto specifico per esempio) e le attrezzature in proprio possesso per favorire la conoscenza, la collaborazione e lo scambio di competenza e di professionalità all'interno del gruppo.
5. Divulgazione: tutti i dati in possesso al Gruppo, compreso i nomi, i metodi, le valutazioni ecc. verranno divulgati tra gli operatori del settore: Avvocati, Procure e Giudici;
6. Database: verrà costituito un database di informazioni, relazioni e dati utili al Gruppo per fini di ricerca, ad esempio comunità linguistiche di confronto ecc.;
7. Collaborazioni: attraverso l'anagrafe e la struttura del sito del Gruppo verranno intraprese collaborazioni con competenze differenti (filtraggi e trascrizioni ecc.);
8. Scambi di informazione: il singolo perito presenta, se stesso e la sua attività, nonché la sua competenza;
9. Autovalutazione dei metodi i cui risultati verranno pubblicati all'interno di una rivista internazionale come IAFPA e a tutti gli organi del settore come avvocati, PM e giudici .
10. nuove ricerche: vengono favoriti collegamenti tra competenze e gruppi di lavoro per ricerche comuni sullo speaker recognition.





