PUNTO DI VISTA / Porta Pia dimenticata

di Toni De Santoli

 

Nell'estate di centotrentotto anni fa, il Regio Esercito conquistava Roma, poneva così fine al Potere Temporale della Chiesa e la Città Eterna diventava quindi capitale d'Italia. Nei sei o sette anni precedenti, lo Stato italiano aveva già confiscato numerose proprietà vaticane sparse in Italia: ville, palazzi, giardini. Era giusto che fosse così. Era giusto che quei beni, ingenti, andassero a uso e consumo del popolo. A Roma venne ripetuta la stessa operazione, anche se non con l'ampiezza e la decisione di prima. In altre parole, lo Stato italiano a quell'epoca non prendeva ordini dalla Santa Sede e, anzi, se ne infischiava degli anatemi lanciati dalla Santa Sede. Lanciati, soprattutto, contro i cittadini italiani che osavano andare a votare... Per i cattolici praticanti che si recavano alle urne era addirittura prevista la scomunica.

Da un po' di tempo a questa parte è come se nulla di tutto questo ciò fosse  invece mai avvenuto... Oggi l'Italia è succube del Vaticano. Succube del Papa. Molto più di quanto lo fosse ai tempi della Dc di De Gasperi. Fanfani, anzi, riteneva che fra lo Stato e la Chiesa dovesse essere mantenuta la dovuta distanza. Ma il Vaticano seppe "far notizia" con Papa Wojtyla; "fa notizia" con Papa Ratzinger; i suoi vescovi e cardinali hanno bene imparato, in seguito alla battaglia sul divorzio (una disfatta per i clericali), l'arte delle pubbliche relazioni... Perché tutto questo? Perché l'anima degli italiani è profondamente cristiana e cattolica? Ne dubitiamo. Ma ormai si dichiarano cristiani e cattolici anche quanti non vivono, non si comportano da cristiani e cattolici. Sono italiani che si professano cattolici per conformismo, per via  dello sciagurato "buonismo" che in questo Paese trova ancora adepti... C'è tuttavia un'altra spiegazione: il calcolo elettoralistico. Considerato il rialzo delle quotazioni vaticane iniziato con l'avvento di Wojtyla, si fanno ponti d'oro alla Santa Sede proprio per conquistare il cosiddetto "voto cattolico". Non tanto tempo fa, Francesco Rutelli, il vecchio radicale, il vecchio laico, quasi sembrava per modi e linguaggio un agente dell'Opus Dei... Una performance, questa, emulata solo da Berlusconi, Fini, Casini e dal presidente del Senato Schifani. Il quale Schifani l'altro giorno, in aula, si è riferito al Papa chiamandolo con morbido, mellifluo timbro di voce "Santo Padre". Ma quale "Santo Padre"? Il Senato fino a prova contraria rappresenta credenti, sì, ma anche atei, agnostici, protestanti. Il vescovo di Roma andrebbe quindi chiamato Papa, e non Santo Padre.

L'Italia ha fatto addirittura un po' marcia indietro sulla proposta del Ministero degli Interni circa la schedatura dei piccoli zingari costretti dai protervi e spietati genitori a rubare, borseggiare, svaligiare. Schedatura contro la quale era insorta con "spirito cristiano" la Chiesa, dimentica, chissà perché, dei pericoli posti appunto a parecchi cittadini da sciami di zingari che non si sa, o non si vuole, arginare.

Ebbene: oggi, a quasi un secolo e mezzo da Porta Pia, l'Italia prende ordini dal Vaticano. Oggi, ogni desiderio del Papa o del cardinale di turno che ben si muove dinanzi alle telecamere, è un ordine. Il Vaticano dispone, lo Stato e il governo italiano ubbidiscono.

In questo quadro, l'italiano clericale ha ripreso fiato, ha ripreso coraggio, s'è liberato di vecchi complessi d'inferiorità; anzi, ora detta perfino legge, ispirato com'è dalla Chiesa (e dal calcolo elettoralistico...) e dai suoi vecchi e nuovi capi e compagni. Ora come ora, nessuno lo può fermare. Troppe la sua baldanza e la sua forza. Non si respira aria buona.