ARTE/LUISA RABBIA / Cina, viaggio al passato

di Olivia Fincato

 

Il tempo scolpisce la nostra vita, la forgia, non risparmiando niente e nessuno.

Il tempo avvolge ogni cosa, divorandola, proprio come fa la foresta cambogiana con tempio di Angkor Wat mentre le radici gigantesche ne stritolano la pietra arenaria.

Ed è proprio come fa anche l'artista Luisa Rabbia che, con i suoi alberi tentacolari, s'infila silenziosamente nel passato della collezionista d'arte Isabella Stewart Gardner (1840-1924) e lo connette al suo presente, in un affascinante e tortuoso viaggio nella vita. L'artista torinese durante il suo Artist-In-Residence all'omonimo Gardener Museum, noto centro d'arte contemporanea di Boston (la curatrice del programma è Pieranna Cavalchini  www.gardenermuseum.org), rimane colpita da un vecchio travel scrapbook di un viaggio compiuto da Isabella Stewart Gardner nella Cina del 1883.

Vecchie immagini di Shangai, Pechino, Hong Kong, Canton, Macao si alternano a note, appunti, emozioni. Fanno parte di un universo sconosciuto e lontano all'artista: «Non sono mai stata in Cina e questo diario in qualche modo ha influenzato il mio modo di immaginarla, quando non conosci una terra l'approccio è quasi sempre astratto».

Luisa parte dunque da questo prezioso archivio di vita e interviene con il suo di diario, facendo si che le immagini dell'antica Cina diventino scenario per i disegni collezionati negli ultimi anni di lavoro.

Travels with Isabella, Travel Scrapbooks 1883/2008, in visione fino al 28 settembre 2008, sono ventisei minuti di video che dispiegano il sottile, mai intrusivo, dialogo tra Isabella e Luisa, passato e presente, arte e vita, vita e morte. Un viaggio nel tempo dove labirinti di radici blu invadono antiche architetture asiatiche, dove prigionieri incontrano l'anima di corpi dipinti, dove cantori attendono il sorgere di un nuovo sole, dove la realtà cammina col sogno nel misterioso abisso dell'io. Un ritmo musicale, simile ad un carillon inaspettato e pungente, scandisce i nostri passi mentre le immagini ci scorrono davanti, orizzontalmente. Da destra a sinistra come se la vita ci passasse dinnanzi, ricca di mistero e bellezza.

La musica di Fa Ventilato, musicista svizzero trapiantato a New York,  dialoga con i due mondi, li collega, li scollega, li mescola in un rara composizione di suoni viscerali che appartengono al passato, poi al presente, lontani, inevitabilmente vicini. Un tappeto surreale e suggestivo di forme sonore che accompagna immagini e parole non dette. E il dialogo non si ferma al particolare dell'incontro femminile ma s'innalza all'universale, per parlare dell'ineluttabile percorso della vita, dalla nascita alla morte.

Abbiamo incontrato l'artista e insieme a lei abbiamo seguito le tappe di Travels with Isabella, Travel Scrapbooks 1883/2008.

Come ti è avvenuta l'ispirazione? Cosa ti ha attratto di questo diario al punto tale di entrarvi fisicamente con la tua opera?

«Sono stata affascinata dalle immagini che Isabella Stewart Gardener ha scelto  di conservare, hanno tutte un peso sociale rilevante. Credo sia insolito per un'aristocratica che viaggia a fine ottocento collezionare foto di persone umili: ci sono lavoratori, contadini, prigionieri insieme a immagini dell'architettura cinese del tempo e dei paesaggi. Per questo motivo mi sono avvicinata, soprattutto per la sua sensibilità verso alcuni tipi di realtà».

È questo un viaggio attraverso la sua e la tua memoria?

«Questo lavoro è un viaggio nel mezzo della vita, dove in qualche modo i giorni si susseguono, tra il sorgere e il calare del sole, e forse fa parte di un viaggio ancora più grande che inizia con la nascita e finisce con la morte. C'è un collegamento con la memoria, sia sua che mia, ma io riporto tutto al presente, nell'evolversi della vita tra momenti di gioia e altri di dolore».

E com'è la temporalità nel video? Non percepisco alcuna narrazione cronologica di fatti.

«Il video non è cronologico infatti: ho lasciato che le fotografie si scegliessero da sole tra di loro, si uniscono per toni o forme. Ho provato a vedere se funzionava e scoprivo armonie tra le immagini delle montagne, del deserto, del lago. Il paesaggio emerge in maniera naturale e magica, mi ha permesso di avere del materiale di cui io stessa sono sorpresa. È un po' come il rapporto che abbiamo con la memoria. Se ricordiamo delle situazioni o emozioni è perché abbiamo scritto qualche data o abbiamo fatto proprio un oggetto. Tuttavia questo serve solo ad aggrapparci a quel momento, poi quando ritrovi gli oggetti o ti rileggi dopo anni la temporalità si trasfigura, si mescola col presente».

Come dialoghi con il suo Travel Scrapbook? Quando e come decidi di intervenire nelle immagini con i tuoi disegni? Quale il primo passaggio per capire dove poter entrare?

«È come disegnare, solo che anziché farlo su carta o computer, guardo l'immagine che ho davanti, poi prendo le mie immagini e le combino. È l'ispirazione di quel momento, nulla di più, difficile da spiegare. Viene e basta.

Ci sono le immagini e c'è il tuo momento, il tuo umore, stato d'animo. Io combino le mie immagini con le sue istintivamente, questo è il mio unico modo di lavorare. Posso avere un'idea, una struttura, ma poi vado ad istinto, lascio che le cose crescano naturalmente».

E la prima volta che lavori con il video?

«No, non è la prima volta. Ho fatto altri video in passato ma mai di questa lunghezza e complessità. Ho deciso di fare tutto da sola, all'inizio avevo pensato di contattare qualche esperto di programmi video, ma non è il mio modo di lavorare. Mi piace che il lavoro cresca con il tempo, come una pianta che germina e non sai dove vada a finire.

Tutto in questo video parte dalla carta, è il mio scrapbook dentro al suo, sono immagini che io ho collezionato nel corso degli anni, sono tutti materiali che fanno parte della mia poetica e hanno una loro ragione di vivere nel suo diario».

Ci sono radici che invadono silenziosamente le immagini del diario del viaggio in Cina, quale il loro significato e in generale la simbologia dell'albero nel tuo lavoro.

«Le radici congiungono passato e presente, la mia memoria con la sua. L'albero per me è il simbolo del passare del tempo, lo raccoglie dentro di se con gli anelli delle sue venature e fuori di se cambiando con le stagioni. Gli alberi sembrano ergersi da soli indipendenti da tutto: nonostante tempeste e intemperie loro non cadono, stanno in piedi, in equilibrio. Per me rappresentano l'essere umano, la sua volontà di andare avanti prescindendo da tutto. Le radici sotterranee poi connettono l'albero a tutti gli altri alberi, si è indipendenti quindi solo fuori, sotto siamo collegati a tutto il resto, a tutti gli altri esseri.

Tutte queste radici blu anello dopo anello simboleggiano il collegamento inscindibile tra il passato, il presente e il futuro».

I rami sono il più delle volte troncati mentre le radici si espandono labirinticamente e affondano nell'opera.

«Sono interessata alla connessione sotterranea, quella che non si vede  perché profonda, sotto terra, nascosta, interiore».

Cosa ti ha spinto al dialogo con questa donna? Come nasce lo scambio di memorie tra due donne?

«Non faccio mai riferimento all'essere donna o uomo nel mio lavoro, infatti non metto quasi mai i sessi, le figure avvolte dai panni, ad esempio, non hanno una sessualità esplicita non si capisce se siano donne o uomini.

Però c'è una cosa che mi ha colpito e che mi sono portata dentro:  lei aveva un figlio che all'età di 3-4 anni è morto. Isabella ha sofferto di un'enorme depressione per questa perdita ed è questo il motivo per cui ha iniziato a viaggiare. Penso che se nell'opera avviene il dialogo tra due donne è in relazione al corpo femminile, alla procreazione, alla generazione di vita: nei miei lavori se ci sono corpi sono femminili è perché sono ciclici.

Ma non ho cercato un dialogo tra me e lei esclusivo: è un viaggio nella vita. È un racconto aperto che parla dell'esperienza umana in modo universale.

È un dialogo senza parole, il mio scrapbook e il suo».

Come dialoga la musica con i vostri immaginari?

«Fa ha lavorato nello stesso modo in cui io ho lavorato con le immagini. Come io ho lavorato con il mio diario, lui l'ha fatto con il suo, scritto di suoni. Anche lui si è fatto ispirare dalla collezione di musica di Isabella Stewart Gardner: il viaggio inizia con Schubert, Viaggio d'Inverno, e termina con Beethoven, The Moonlight, poi ci sono altri tipi di suoni come l'antico violino cinese. Fa raccoglie, smembra, rielabora, ricombina, è come se sciogliesse le immagini tra di loro in un collage sonoro».

E come ha reagito il pubblico cinese? Hai mai pensato di portare Travels With Isabella, travel Scrapbooks 1883/2008 in Cina?

«Si mi piacerebbe portarlo in Cina, mi interessa la reazione del pubblico cinese.

Durante l'opening ho incontrato due signori cinesi, erano forse al di fuori del mondo dell'arte e mi hanno posto domande molto semplici finendo col chiedermi perché i visi delle persone ritratte nelle foto erano tutti tristi. Sicuramente non erano in posa».

Ma il video esprime una sottile malinconia

«Penso che sia tipico del mio lavoro e poi Isabella era una donna di una sensibilità particolare. Più che malinconia nel suo personaggio vedo molto amore, collezionava arte con il cuore: da Tiziano al piccolo artista di Boston».

Quasi a voler dare valore ad un momento più che all'opera vera e propria.

«Esatto questa è l'immagine che ho di lei. Il fatto che i tutti suoi oggetti, le sue opere d'arte, parlino di momenti di vita».

E ci aspettano altri appuntamenti con Luisa Rabbia all'Isabella Stewart Gardener Museum, 280 Fenway Boston Massachusetts:

Il 31 luglio 2008 Summer Night un appuntamento con lo scrittore e critico Mario Diacono e con la musica live di Fa Ventilato.

Il 18 settembre Animation and Sound: A Two-Part Process conversazione con Luisa Rabbia e Fa Ventilato.

Il 25 settembre 2008 Memory and Invention and Personal Travel Scrapbooks conversazione tra Alan Chong, curatore della collezione e Pieranna Cavalchini, curatrice del dipartimento di Arte Contemporanea seguita dal lancio del libro  di Luisa Rabbia, Travels with Isabella, Charta Books, 2008.