SPECIALE/INCONTRO CON ALEXANDER STILLE / La lingua in nome del padre

di Letizia Airos

 

Una sera a New York con Alexander Stille e suo figlio Sam può diventare una pausa di grande e dolce riflessione sul rapporto che si instaura tra padre e figlio e sulle sue infinite sfumature.

Il figlio del grande ed indimenticato giornalista italiano-statunitense di origini russe, Ugo Stille (nato Mikhail Kamenetzky) racconta alcuni momenti del suo rapporto con il padre legato alla conoscenza della lingua italiana.

Alexander,  a sua volta scrittore famoso, giornalista e professore alla Columbia University, si apre con particolare emozione  al ricordo di alcuni particolari anche difficili.

"Nostro padre non ci ha mai parlato né insegnato l'italiano", esordisce. Consapevole dello stupore che può provocare una dichiazione simile, aggiunge: "Lo so, sembra strano. Lui ha avuto un lavoro incentrato sul rapporto con l'Italia, ha scritto per 50 anni migliaia di articoli in italiano e nessuno nella sua famiglia era in grado di leggerlo..."

C'è un po' di commozione nell'aria, ma questa è stemperata da Sam Stille, 3 anni e mezzo, che chiede al papà come si chiamano le carote che sta mangiando, se parlano italiano o inglese. Il bambino, bellissimo,  per tutta la sera non smetterà di attirare la mia attenzione cercando di parlare in italiano.  Con poche frasi e alcune canzoncine che non sentivo da tanto, come "ma che bel castello, marcondino-dirondella... San Martino campanaro, suoni tu ... suoni tu".

Mentre Alexander racconta cerco di andare sul filo del ricordo e creare una linea immaginaria che unisce i tre Stille.  I passaggi generazionali sono la linfa della nostra vita. Il suo racconto si dipana e la storia del padre, costretto ad emigrare prima dalla Russia a causa dell'intolleranza antisemita e poi dall'Italia, per lo stesso motivo, quando il fascismo promulgò le leggi razzial nel 1938. Il passato entra nella stanza dove ci troviamo tra i libri, le riviste, i giocattoli, i soprammobili, il calice ebraico poggiato in un angolo ed uno zaino pieno di carte adagiato per terra. Il passato tocca il presente, l'anno 2008.

Dalla finestra la visione del nord di Manhattan e Broadway che la spacca in due. Nel 1941 i Kamenetzky si imbarcarono per gli Stati Uniti, è stato quello l'anno in cui Ugo Stille deve aver deciso di non guardarsi indietro. Ma suo figlio è riuscito a farlo ricredere, con la passione per la conoscenza di una lingua e di una cultura.

"Sì, ho studiato l'italiano per conto mio. In diverse fasi. A 17 anni ho avuto la fortuna di farlo un po' a scuola, poi sono andato in Italia per un periodo di vacanza. Ero in Inghilterra, una storia d'amore finì, e allora telefonai a mio padre e dissi: voglio andare in Italia, mi dici dove? Fui ospite di una signora americana, mi trovai in un ambiente italiano ed anglosassone subito molto favorevole..."

Il rapporto con l'Italia di Alexander Stille si fa così sempre più intenso. Dopo la "fuga" torna negli USA e termina gli studi, ma ha deciso di approfondire l'italiano grazie anche ad una zia che lo parlava.  Torna in Italia a lavorare, disposto a fare qualsiasi cosa per parlare la lingua nella vita  di tutti i giorni. Da questo momento è un crescendo anche per ragioni di studio, di lavoro, di carriera professionale.

"Ho cominciato a leggere le cose di mio padre... credo che lui fosse contento. Anche se non me lo ha mai veramente detto, avevo la netta sensazione che era perplesso, ma compiaciuto. Ho cominciato a capire parecchio del suo mondo. Però lui ha voluto che fosse una scelta mia, non ha mai fatto niente per facilitare questo mio riavvicinamento. E mia sorella non parla italiano".

Cerco di capire il perché. Alexander sta lavorando alla storia della sua famiglia, e quest'argomento per lui è parte di un processo molto delicato di ricostruzione.

Erano gli anni ‘40, e Ugo Stille, come moltissimi altri italiani emigrati negli Usa, decide di parlare solo inglese,  abbandonando la lingua italiana per integrarsi completamente nella cultura americana:

"Forse nella sua storia c'è qualche affinità con la diaspora italoamericana. Ma il suo percorso è diverso. Una mia amica italoamericana mi ha raccontato che quando chiedeva alla nonna: ‘ma noi da dove veniamo?' Questa risondeva: ‘veniamo dalla miseria, scordatela'." Per il padre di Alexander Stille si trattava di un altro tipo di miseria. Quella legata all'assenza di umanità.  "Mio padre era un borghese, profondamente legato all'Italia, ma era dovuto andar via perché non era desiderato. Lui era cresciuto come un bambino italiano, ma non era considerato tale". Ugo Stille aveva un profondo legame con il paese, e il dramma di doverlo lasciare "ha determinato la scelta di non guardarsi indietro, di sposare un'americana, di non parlare italiano con i figli."

E così, uno dei più importanti punti di riferimento del giornalismo italiano riprende la cittadinanza Italiana  solo quando gli occorre per diventare direttore del Corriere della Sera.  "Credo che il mio sforzo di imparare l'italiano lo abbia aiutato a pacificarsi con l'Italia. Io ho cercato di entrare nel suo mondo".

E Sam? Sam nel corso della nostra conversazione da adulti mi ha promosso sorella italiana. In un paio d'ore mi ha messo al corrente di tutte le parole italiane che conosce e mi ha chiesto la traduzione di altre.  "Con lui cerco, per quanto possible, di parlare un po' d'italiano. Ascolta dischi per bambini italiani, ha dei piccoli libri. Lo porto spesso da persone che parlano italiano. Ma credo sia necessaria una full immersion anche per lui. Quest'estate andremo in Italia e lo iscriverò ad un asilo. Il prossimo anno staremo per sei mesi in Italia. Credo che sarà importante per lui.  Al ritorno avrà sicuramente una base".

E chissà cosa significherà per Sam, da grande, leggere in italiano le colonne del nonno, il quale non avrebbe certo potuto immaginare che proprio attraverso la lingua - quella lingua che lui non aveva voluto trasmettere al figlio Alexander - sarebbe invece riuscito ad arrivare al nipote, a suo nipote Sam.

 

La versione in inglese di questo articolo su www.i-italy.org