A modo mio

Da troppo lontano

Di Luigi Troiani

La percezione precisa dei limiti che la Bulgaria deve superare per accostarsi all'Europa, l'ho avvertita giovedì 3 quando, intorno alle 6 del mattino, un fragoroso boato ha fatto tremare i vetri della mia stanza d'albergo nel pieno centro di Sofia. Ho aperto le finestre per capirne di più, annusando l'aria alla ricerca di un odore complice. Per essere invece investito da un secondo e terzo boato con spostamenti d'aria sufficientemente intensi da consigliarmi di raggiungere velocemente la porta. Alla reception dell'Arena Serdica, elegante hotel edificato sulle rovine dell'anfiteatro romano del III secolo, non ne sapevano più di me. Avevano udito, e telefonato subito alla polizia, senza risposta. Ore dopo, a colazione, risultava accertato che la serie di esplosioni proveniva da un deposito semi-abbandonato di esplosivi, e che non si erano avute vittime. Sulla causa, le interpretazioni si sprecavano: dal corto circuito, all'infortunio, alla mafia, alla speculazione edilizia. Altra certezza: che la verità non sarebbe mai venuta a galla.
C'è, nell'episodio, un bel po' dello specifico bulgaro dei nostri giorni. Partita da troppo lontano, la Bulgaria, ha un cammino verso l'Europa lento e complesso, perché mafie e criminalità economica lo caricano tuttora di speculazioni e inefficienze. Ecco perché si può pensare che ci sia chi fa saltare in aria un vecchio magazzino militare, per tirarne fuori terreno da edificare. Benché un rapporto delle Nazioni Unite di maggio abbia scritto che i Balcani sono diventati una delle parti più sicure dell'Europa, la gente di Sofia non ne può più degli intrallazzi e delle ruberie dei politici, e dell'azione violenta dei criminali. La gran parte della popolazione, quella che vive in dignitosa povertà la transizione al capitalismo (il livello medio di reddito è intorno ai 14 mila dollari l'anno), sopporta un'inflazione intorno al 15% e prezzi in continua ascesa (elettricità in crescita del 14%, gas del 5, mezzi di trasporto pubblici del 9% e del 43 i biglietti dei tram di Sofia). Fortuna che la disoccupazione, intorno al 20% all'inizio del decennio, è sotto il 6%.
Le elezioni parlamentari del prossimo anno castigheranno sicuramente l'attuale governo, criticato anche dall'Unione europea per l'incapacità a mettere fine agli eccessi di criminalità e corruzione, benché risulti per ora difficile prevedere chi riuscirà a capitalizzare in termini elettorali il malumore popolare. La speranza del paese sta soprattutto nella forza della sua gente, abituata a lavorare e a mantenere gli impegni che assume. La fiducia dei bulgari nel futuro è confermata in questi giorni dalla scelta del simbolo per l'euro, visto che non si sa se e quando la Bulgaria sarà in grado di aderire all'euroclub: il cavaliere di Madara è stato indicato lo scorso 29 giugno come l'effige che ornerà la faccia "nazionale" dell'euro bulgaro.
Il paese resta preda dei fantasmi del suo passato di vassallo dell'Unione Sovietica, e di ridotto della cultura più tradizionale del mondo slavo. Gli ex agenti dei servizi comunisti usano come arma di ricatto le informazioni di cui dispongono contro uomini d'affari e politici, generando un malessere di difficile gestione. La chiesa ortodossa e i circoli della cultura più tradizionale attaccano gli intellettuali liberali e gli omosessuali. L'ultimo episodio ha coinvolto qualche giorno fa in un dibattito generalizzato su giornali e televisione, tutti coloro che erano contro la parata del "gay pride" già fissata a Sofia. Si è parlato di intolleranza, ma probabilmente sarebbe stato più giusto riferirsi all'arretratezza di un paese per troppo tempo chiuso in se stesso, lontano dalle correnti culturali contemporanee.