Che si dice in Italia

Ma che brutta stagione

Di Grabriella Patti

 

Le brutte notizie non arrivano mai sole. E questa in Italia è davvero una brutta stagione (tra l'altro piove parecchio, più degli altri anni). Liquidiamole subito, queste notizie sgradevoli. Così poi cercherò di darvene qualcuna di positiva. L'elenco delle brutture è lungo, lo sintetizzerò. Bambini schedati ("Ma, per carità, non è razzismo» ci dicono. «Che c'entra ricordare che mezzo secolo fa in Italia e Germania l'orrore inizio così?). Poi: volgarità che con la politica non dovrebbero avere nulla a che vedere e che, mettendo in piazza veri o presunti favori sessuali al Capo del governo, stanno ottenendo l'effetto opposto: quello, giusto, di prendere la difesa delle donne coinvolte e che, in condizioni normali, sarebbero da giudicare male. Veline, ministre - come la ex soubrette Mara Carfagna diventata responsabile delle Pari opportunità -  aspiranti attricette: tutte nello stesso calderone, a conferma del degrado a cui è giunto questo nostro Paese. Poi: un'opposizione che non si è ancora costituita e già si sta sfaldando, facendo il gioco della maggioranza. Poi: una maggioranza - ma questa non è una novità - prona dietro alle esigenze del "capo" di farsi leggi a esclusiva propria difesa. Poi: l'allarme lanciato dal Governatore della Banca d'Italia che avverte: gli stipendi sono tornati ai livelli di 15 anni fa, le famiglie non hanno più soldi. Con il conseguente crollo dei consumi e la crisi dietro l'angolo per aziende e commercianti. Poi: un'economia che, in generale e a detta di esperti autorevoli, non sa più investire per il bene nazionale. L'elenco è ancora più lungo: ci si potrebbe mettere per esempio anche le mega retribuzioni pagate ai calciatori stranieri, sempre più scandalose a fronte delle striminzite buste-paga della gente normale. Ma mi fermo qui. Perché ho voglia di essere ottimista.

   ALLORA: ECCO LE BUONE NOTIZIE. Pare che i marchi storici del Made in Italy, finiti negli anni scorsi in mani straniere, stiano tornando a casa. Li ricomprano le aziende italiane. Il fenomeno, in controtendenza con la svendita forsennata oltre confine degli anni Novanta - qualcuno, prima o poi, mi spiegherà i misteri dell'economia e del business? - riguarda soprattutto il settore alimentare.  Dalle caramelle ai salumi, dall'olio alla pasta, passando per cioccolata e biscotti. Le grandi multinazionli internazionali stanno rivendendo agli italiani ciò che si erano prese. Qualche marchio: le acque minarelle Ferrarelle e Boario, i latticini Galbani, la pasta Agnesi, le caramelle Charms, l'olio Bertolli, i salumi Vismara e Negroni. C'è chi, capendone molto più di me, avverte come il professor Umberto Bertelè, docente di strategia e sistemi di pianificazione al Politecnico di Milano, che comunque "il treno è stato perso una volta per tutte anni fa, anche a causa dei ritardi tipicamente italiani nel modernizzare la distribuzione" e che i marchi che le multinazionali ci stanno restituendo sono comunque piccoli "a minor valore aggiunto". Può darsi. Ma intanto il nostro export, nonostante la crisi, sta andando bene. E poi, che volte che vi dica, a me fa piacere che i prodotti italiani siano davvero italiani.

   MA A SALVARCI E' IL NOSTRO PASSATO. Fatto di arte e cultura, come sempre. Qui la buona notizia viene dall'Unesco. L'agenzia delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura fra le tante cose che fa tiene anche la lista dei luoghi da classificare come "patrimonio dell'umanità". Ebbene, l'Italia almeno in questo ha il record mondiale: 43 siti da ammirare e da proteggere. Ultime aggiunte: due città - Mantova e Sabbioneta, "eccezionali testimonianze dell'architettura e del Rinascimento" - e ... un treno. Sì, la Ferrovia Retica che usando soltanto vagoni di colore rosso  attraversa le Alpi tra Italia e Svizzera è la più lenta d'Europa, ma anche una delle più affascinanti.

   PENSIERINO FINALE, apparentemente provocatorio ma - giuro - pensato in candida onestà. Infuriano le polemiche sulle moschee da costruire. A parte il fatto che è improponibile continuare a intasare intere strade per permettere di pregare ai fedeli islamici, come in viale Jenner a Milano,  va sottolineato positivamente che la stessa Chiesa cattolica si sta dissociando dalle prese di posizione becere e estremiste della Lega  che vorrebbe "cacciare tutti gli stranieri". E allora, perché non andare oltre? Perché, al venerdì, le Chiese non potrebbero aprirsi agli islamici? Lo so: prevedo le obiezioni. Non solo dei cattolici ma degli stessi musulmani che non accetterebbero di entrare in un luogo di culto degli "infedeli". Eppure, l'Altissimo è uno solo. Ed è dentro di noi. Pensateci.