Italiani in America

L’abate che raccontò l’America

di Generoso D'Agnese

Quando gli fu comunicato di partire alla volta dell'Orinoco, Filippo Salvatore Gilij sapeva bene di andare in una terra che non sempre permetteva il ritorno. Una terra difficile, nella foresta amazzonica che iniziava ad affacciarsi alla difficile civilizzazione europea e popolato anche da popolazioni antropofaghe. La paura però non era il primo sentimento che accompagnò il missionario. Gilij apparteneva a quella specie di uomo per il quale la cultura, la conoscenza e la scoperta era il companatico per il pane della fede. E nei suoi diciotto anni trascorsi in America unì con caparbietà questi ingredienti per cercare di interpretare la cultura nativa dell'Orinoco.
Nella terra degli indiani Encaramada, Encarnaciòn  de Tamanacos Filippo Salvatore Gilij vi arrivò nel 1749, a 28 anni. Era nato infatti il 26 luglio 1721 a Lecogne, un piccolo paese vicino Norcia per poi entrare come novizio nella Compagnia di Gesù a 19 anni. Nei lunghi anni di studio in collegio affinò i suoi studi filosofici e teologici e si appassionò alla filologia e alle lingue, passione che anni dopo lo portò a conoscere bene il moxo (lingua parlata dalle tribù del Charcas) e il maipure parlato nei territori attraversati dal torrente con lo stesso nome, nel bacino del fiume Orinoco.
Gli anni trascorsi nel bacino dell'Orinoco vennero condivisi con José Maria Formeri e il suo apostolato ebbe grandissimo seguito tra gli indios paireques, tamanacos e majpure. Non rimase tuttavia fermo nella sola area dell'Orinoco. Gilij attraversò infatti tutto il subcontinente sudamericano fermandosi a studiare gli idiomi del Cile e del Paraguay, delle zone andine e del Brasile, attraverso una continua ricerca linguistica che tendeva a cercare il nesso tra il sanscrito e le lingue europee classiche.
Nei suoi diciotto anni trascorsi nelle foreste amazzoniche e nell'area dell'Orinoco, il missionario gesuita intuì per primo, attraverso continue analisi linguistiche il legame che univa alcuni gruppi dialettali indigeni che vivevano anche a grande distanza tra loro. L'umbro fu il primo a fissare  il rapporto tra lingue matrici e lingue derivate arrivando a determinare le peculiarità del gruppo linguistico arawak che precedentemente era inserito tra le famiglie linguistiche arahuaco. Questa scoperta linguistica assume ancora oggi un'importanza fondamentale nello studio delle popolazioni indigene americane. La lingua arawak infatti unisce tutte le popolazioni distribuite dalle coste cilene e il lago Titicaca fino alla Florida. Vero e proprio pioniere dello studio della linguistica indigena americana, Gilij dovette interrompere i suoi impegni sul campo per il decreto di espulsione emesso contro la Compagnia di Gesù da re Carlo III di Spagna nel 1767. Vittima involontaria della guerra fratricida che vide la contrapposizione tra il potere nazionale della Spagna e del Portogallo e le missioni gesuitiche riunite in molte Reducciones distribuite tra Brasile e Paraguay, il missionario umbro tornò in Italia per assumere il rettorato dei conventi di Monte Santo e Orvieto.
Dopo la soppressione della Compagnia di Gesù da parte di Papa Clemente XIV, Gilij si trasferì a Roma per vivere con il vitalizio concessogli dal re di Spagna e per molti anni si dedicò a fermare su carta i suoi numerosi studi condotti tra le popolazioni americane.Fu da questo impegno che nacquero i 4 volumi del "Saggio di Storia Americana o Storia Naturale, Civile e Sacra de Regni e delle provincie Spagnole di Terra Ferma nell'America Meridionale, descritta dall'Abate Filippo Salvatore Gilij e consacrata alla Santità di N.S. Papa Pio VI felicemente regnante".
La maestosa opera vide la luce nel 1784 e nei quattro volumi (nelle foto alcuni reperti) era possibile leggere la storia geografica e naturale dell'Orinoco, i costumi delle popolazioni orinochesi, la fede religiosa e la lingua delle popolazioni dell'Orinoco e infine gli studi sulla Terra Ferma. Nell'ultimo volume Gilij approfondì con grandissime cognizioni la cultura, la storia e l'antropologia delle città venezuelane di Caracas, Cumanà e Maracaibo, Santa Marta, Cartagena de Indias, e della popolazione dell'attuale Colombia.
Elogiato per l'opera nei circoli culturali europei e americani, il missionario gesuita non poté completare il trasferimento cartaceo della mole di notizie antropologiche. Il pioniere degli studi linguistici americani morì nel 1789 consegnando alla storia il suo Saggio di storia americana, che negli anni diventerà punto fermo per ogni antropologo naturalista in partenza per le Americhe.