SPORT/PERSONAGGI/ Nuotando attorno New York

di Michelina Zambella

La temperatura prevista per l'acqua si aggira attorno ai 64/67°F (17/19°C), con possibilità di vento e traffico marittimo. L'acqua è salata e ci possono essere forti correnti». Le raccomandazioni, diponibili sul sito della Manhattan Island Foundation (http://www.nycswim.org), non hanno scoraggiato i veri sportivi a partecipare alla durissima selezione, cominiciata a inizio anno, per la Manhattan Island Marathon Swim. Sabato 5 luglio 2008, orario di partenza 9:15 am da Battery Park City. I 25 nuotatori "solo" hanno coraggio da vendere. Tra di loro, un solo italiano a rappresentarci, Mauro Giaconia.

Oggi 7 lo ha contattato in anteprima per scoprire la sua storia e supportarlo nella sua impresa: la traversata dell'isola di Manhattan svoltasi Sabato 5 luglio, mentre il Magazine andava in stampa.

Mauro Giaconia nasce a Palermo il 10 giugno 1971. Come riportato nel suo sito: «È un atleta che ama disputare gare impegnative ed estreme, spesso in solitario, sempre alla ricerca e al continuo superamento dei suoi stessi limiti ». (http://www.maurogiaconia.it/). Poliedrico, Giaconia inizia fin da piccolo a praticare diverse attività sportive: il nuoto, il Triathlon, il pugilato, il ciclismo, il windsurf e gare di kart, senza mai essere stato un professionista nè agonista, raggiungendo comunque risultati ragguardevoli.

Quanto al nuoto, cresce sulla spiaggia di Mondello, oggi sua principale piscina naturale e all'età di 4 anni comincia il suo primo corso di nuoto. Sviluppa sin da allora la sua particolare tecnica di "scivolamento sull'acqua", apprezzata da chiunque lo guardi nuotare. Nel 1985 vince la sua prima gara, una "6 ore di nuoto" in vasca da 25 metri. Passano gli anni ed è tra i primi a scoprire le fatiche del Triathlon partecipando a più di 50 gare. Nel 1991, durante il servizio militare, entra nel Gruppo Sportivo dell'Esercito. In seguito frequenta una palestra di pugilato disputando alcuni incontri, allenamento che ha fortificato maggiormente la sua preparazione atletica e la sua incrollabile tenacia. Dal 1992 al 1995 scopre il mondo delle Gran Fondo di Ciclismo inserendosi nella squadra G. S. Totò Cannatella. Anche qui risaltano le sue doti di gran fondista, coprendo tappe da 225 Km. Nel 1996 riprende a correre con il kart, sia su pista che su circuiti cittadini, per la Scuderia Pedone Kart. Nel 2001, dopo circa 4 anni di totale riposo, decide di dedicarsi esclusivamente alle traversate di nuoto in solitario su lunghe distanze, sia in mare che in piscine.

Dopo averlo introdotto "come da programma", è così che Mauro si è raccontato, rispondendo alle domande che Oggi 7 gli ha inoltrato via email prima ancora che la Maratona di Nuoto avesse inizio.

Sei uno sportivo ma qual è la tua professione? Dove vivi? Hai famiglia?

«Lavoro a Ravenna per una società che gestisce il recupero dei crediti per varie Banche italiane ed estere; con l'attuale problema dei mutui è un'impresa anche questa. Vivo a Ravenna da circa tre anni. È stata molto dura lasciare Palermo, che considero sempre casa mia e in cui aspetto di ritornare. Mi sono trasferito per lavoro, ma è stata una gran fortuna perchè ho incontrato quella che è adesso la mia compagna di vita e di avventure. Si chiama Cinzia ed è un'archeologa. Anche lei palermitana in trasferta. Forse era destino: niente figli, fino ad ora. Chissà che NY non ci ispiri...»

Perchè la pausa dal 1996 al 2001? Cosa hai fatto in quegli anni?

«Gli anni di pausa dal 96 al 2001 sono stati molto impegnativi dal punto di vista lavorativo e personale. Così avevo messo un pò da parte l'attività sportiva. Ma sono davvero serviti: dopo quegli anni di intenso lavoro ho capito che la vita doveva essere vissuta in un'altra maniera, vivendo emozioni forti, che mi appartengono per carattere, ma che stavo perdendo. Così ho ritrovato l'input per ricominciare, nella vita e con lo sport: il nuoto in particolare, che ho sempre amato soprattutto praticare in mare aperto».

Cosa rappresenta per te questa maratona?

«La Manhattan Island Marathon Swin rappresenta il più prestigioso evento internazionale di nuoto cui sono stati selezionati solo 25 nuotatori provenienti da tutto il mondo. Questa ammissione è di certo per me motivo di grande soddisfazione ed ha il sapore di un vero e proprio riconoscimento per le mie imprese. Alla competizione, infatti, si accede solo dopo una durissima selezione, solo dopo una severa valutazione del curriculum e dei meriti sportivi da parte di una Commissione Internazionale che fa capo alla Manhattan Island Foundation. Inoltre, non posso neanche dirvi a quanti e quali esami clinici si è sottoposti prima della valutazione».

Qual è il percorso che dovrai fare?

«Il percorso è tra i più emozionanti e suggestivi che si possano immaginare. Consiste nella circumnavigazione dell'isola di Manhattan, per un totale di 46 chilometri in un tempo massimo di 9h30'. Si parte da Battery Park e da li si nuota tra l'Oceano e i fiumi di New York, passando affianco ai grattacieli e sotto i ponti più importanti della città. La manifestazione sarà inoltre resa ancora più particolare dal fatto che a noi 25 "solo swimmers", ovvero nuotatori "solitari", si affiancheranno numerosissimi altri partecipanti alle diverse staffette, che seguiranno l'intera durata dell'evento».

È una grandissima sfida: l'oceano e la traversata senza muta a temperature molto più fredde di quelle cui sarai abituato. Cosa ti spaventa maggiormente?

«È vero sarà una grande sfida, ma soprattutto sarà una grande emozione: è questo quello che ti resta quando l'impresa finisce. L'Oceano lo conosco già. Ho già sperimentato la sua grandezza e la sua potenza travolgente lo scorso anno attraversando a nuoto lo stretto di Gibilterra. Devo dirti che non mi spaventa affatto. Anzi, mi carica, mi entusiasma e lì (in Gibilterra) sapevo che sotto di me c'erano orche e balene. Della gara di NYC so che mi affascinerà il contesto, l'atmosfera, poter conoscere e competere con grandi atleti, oltre al privilegio di essere stato selezionato: per me già questa è una vittoria. Non sono certo i 46 km a impensierirmi. Faccio di peggio. L'unica incertezza è proprio data dalla temperatura dell'acqua, che è più fredda di quella a cui sono abituato, ma avrai già capito che più è dura e più fa per me. Quindi non vedo l'ora che arrivi sabato, anche se ti confesso che sono collegato 24 ore al giorno con le vostre previsioni-meteo».

Hai un rito che osservi prima o dopo aver cominciato una gara?Segni scaramantici, preghiere, o party dopo la gara?

«Nessun rito in particolare. Forse un'abitudine, che si lega un po alla mia "sicilianità": nei giorni prima della gara mi concedo riso con patate, burro e parmigano. Una bomba calorica che credo sarà difficile quest'anno trovare a NY, così come cassate ecannoli.
Dopo la gara o l'impresa in solitario, festeggio sempre, comunque vada, con le persone che hanno condiviso con me quel momento».

Progetti future ne hai?

«Si, ho un grosso progetto, da Record diciamo in un posto da Guinness in Sud America, che effettuerò nel mese di Dicembre. Ma preferisco parlarne dopo aver ricevuto risposta da alcuni Sponsors, che sono la fonte principale di queste imprese.
E questo è solo il più immediato perchè il mondo è grande, bellissimo, e i posti che vale la pena attraversare e "vivere" a nuoto sono tantissimi».